Da invisibili a indispensabili: la grande sfida del radiologo

Da invisibili a indispensabili: la grande sfida del radiologo

Da invisibili a indispensabili: la grande sfida del radiologo

Parte oggi la collaborazione fra SIRM e Quotidiano Sanità con la creazione di uno spazio all’interno della testata dedicato ai radiologi medici

Parte oggi la collaborazione fra SIRM e Quotidiano Sanità con la creazione di uno spazio all’interno della testata dedicato ai radiologi medici. E si comincia con una intervista a Nicoletta Gandolfo, Presidente nazionale SIRM (Società italiana di Radiologia Medica e Interventistica)

Presidente Gandolfo, per molto tempo i radiologi sono stati percepiti come specialisti “dietro le quinte”. Oggi è ancora così?

Per decenni i radiologi sono stati considerati soprattutto interpreti di immagini, professionisti altamente specializzati ma in qualche modo distanti dal contatto diretto con il paziente. Oggi la nostra disciplina ha attraversato una trasformazione profonda. Il radiologo è diventato un clinico a tutti gli effetti, attivamente coinvolto nel processo decisionale e parte integrante dei percorsi diagnostici e terapeutici sempre più complessi e personalizzati.

Qual è oggi il ruolo della radiologia nella medicina contemporanea?

In una medicina che evolve rapidamente grazie all’innovazione tecnologica e che si orienta sempre più verso la precisione e la personalizzazione delle cure, la radiologia rappresenta un nodo centrale. L’imaging è fondamentale per la diagnosi precoce, la valutazione prognostica, le terapie guidate da immagini e il follow-up personalizzato dei pazienti.

Questo cambiamento ha richiesto nuove competenze ai radiologi?

Senza dubbio. Oggi non è più sufficiente la sola competenza tecnica e diagnostica. Il radiologo deve avere una visione globale del paziente, interpretare le immagini nel contesto clinico, partecipare ai board multidisciplinari e contribuire alla definizione delle strategie terapeutiche più appropriate. In questo senso diventa una figura di raccordo tra tecnologia e clinica, tra imaging e medicina centrata sul paziente.

Un altro tema centrale è quello dell’appropriatezza degli esami. Che ruolo hanno i radiologi?

Il nostro ruolo va ben oltre l’acquisizione delle immagini. I radiologi sono anche custodi dell’appropriatezza prescrittiva, un principio riconosciuto anche a livello normativo dal Decreto Ministeriale del 9 dicembre 2015 e dal più recente DM 77/2022, che ridefinisce l’assistenza territoriale. Guidare l’uso appropriato dell’imaging significa ridurre esami inutili o potenzialmente dannosi, migliorare la qualità dei percorsi diagnostico-terapeutici e contribuire alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

Educare a un uso consapevole dell’imaging è quindi parte della vostra missione?

Assolutamente sì. Promuovere un uso appropriato dell’imaging diagnostico riguarda sia i professionisti sia i cittadini. È una responsabilità etica che ci chiama a essere garanti della qualità e della sicurezza per i pazienti, soprattutto in una medicina che integra sempre più strumenti digitali e sistemi di Intelligenza Artificiale.

Quale ruolo sta assumendo l’Intelligenza Artificiale nella radiologia?

L’Intelligenza Artificiale rappresenta un alleato importante. Non è uno strumento diagnostico autonomo, ma un supporto che aiuta a standardizzare i protocolli, migliorare la qualità delle immagini e stratificare il rischio. Riduce la variabilità e aumenta l’efficienza, ma il giudizio clinico e la responsabilità restano sempre del medico. La SIRM promuove un utilizzo consapevole e regolamentato dell’Intelligenza Artificiale attraverso programmi di formazione, linee guida e collaborazioni scientifiche intersocietarie. La radiologia moderna è ormai trasversale a quasi tutte le specialità mediche, ed è fondamentale accompagnare questa evoluzione con strumenti culturali e scientifici adeguati. La radiomica, ad esempio, consente un’analisi quantitativa dei pattern di imaging e la loro correlazione con marcatori genomici predittivi in oncologia, affermandosi sempre più come pilastro della radiologia oncologica di precisione. Nelle patologie d’urgenza — neuro, addominali o cardio-toraco-vascolari — l’imaging in tempo reale guida le decisioni terapeutiche, integrando soluzioni di IA per il rilevamento automatico di occlusioni vascolari e mismatch.

La radiologia oggi non è solo diagnostica, ma anche terapeutica. In che modo?

La radiologia interventistica ha assunto un ruolo sempre più rilevante. Procedure guidate da immagini — come ablazioni, biopsie mirate, drenaggi o embolizzazioni — rappresentano in molti casi alternative meno invasive rispetto alla chirurgia tradizionale, con minori complicanze e tempi di recupero più brevi per i pazienti.

C’è poi il tema dell’umanizzazione delle cure. Come si traduce nella pratica radiologica?

Significa recuperare e valorizzare il rapporto con il paziente. Informare, ascoltare, spiegare benefici e limiti degli esami fanno parte della nostra responsabilità professionale. Comunicazione empatica, medicina narrativa e attenzione alle vulnerabilità — fisiche, cognitive o culturali — sono strumenti fondamentali per una radiologia realmente centrata sulla persona. L’approccio radiologico deve adattarsi alle caratteristiche del paziente: età, genere e condizioni specifiche come pediatria, gravidanza o età avanzata. Questo consente di ottimizzare l’uso delle tecnologie, ridurre le dosi di radiazioni ionizzanti quando necessario e impiegare in modo mirato metodiche come la risonanza magnetica o i mezzi di contrasto.

Qual è la sfida per il radiologo del futuro?

Il radiologo è chiamato a esercitare una leadership clinica e culturale: partecipare alla definizione dei percorsi diagnostici, contribuire alla formazione interdisciplinare, promuovere l’alfabetizzazione scientifica tra i cittadini e dialogare con i decisori politici per garantire un sistema sanitario sempre più equo, trasparente e basato sulle evidenze.

In questo contesto in forte evoluzione, che ruolo ricopre la SIRM?

La SIRM è una delle maggiori società scientifiche riconosciute a livello internazionale; promuove la crescita delle scienze radiologiche attraverso formazione e divulgazione delle diverse potenzialità diagnostiche, l’innovazione tecnologica, l’appropriatezza delle indagini richieste e l’etica nell’accesso agli esami. Collabora inoltre con istituzioni e con numerose altre società scientifiche per l’elaborazione di linee guida, modelli organizzativi e percorsi diagnostico- terapeutici applicabili e sostenibili su tutto il territorio nazionale.

In conclusione, come definirebbe oggi la figura del radiologo?

Il radiologo non è più un tecnico nascosto dietro uno schermo, ma una figura centrale della medicina moderna: clinico, innovatore, comunicatore e leader. Passare da invisibili a indispensabili non è solo una trasformazione di ruolo, ma un cambiamento identitario che richiede una nuova consapevolezza e responsabilità verso i pazienti, i colleghi e la società.

Essere radiologi oggi significa non solo saper leggere immagini, ma comprendere i bisogni di salute e le trasformazioni della medicina contemporanea. Da invisibili a indispensabili: questa è la sfida. Ed è anche la nostra più grande responsabilità

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16 Marzo 2026

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