Aggressioni personale sanitario. Oltre 34 episodi ogni 10.000 addetti. Trend stabile nel 2010-2017. Donne le più colpite (76%)

Aggressioni personale sanitario. Oltre 34 episodi ogni 10.000 addetti. Trend stabile nel 2010-2017. Donne le più colpite (76%)

Aggressioni personale sanitario. Oltre 34 episodi ogni 10.000 addetti. Trend stabile nel 2010-2017. Donne le più colpite (76%)
La frequenza di casi riconosciuti dall’Inail risulta in riduzione: da 2.576 eventi occorsi nel 2010 si passa a 2.082 nel 2017 (-19,2%). Ma alla luce della riduzione del personale operante nelle Asl e negli istituti di cura pubblici, il tasso grezzo di eventi passa da 35,6 per 10.000 addetti nel 2010 a 34,5 nel 2017, indicando una sostanziale stabilità del problema. Il maggior numero di eventi si registrava fino al 2013 negli ospedali, ma il progressivo shift verso l’assistenza territoriale ha comportato un costante aumento di eventi sul territorio. Ausiliari sanitari i più colpiti. Lo studio di Epicentro.

La frequenza di casi riconosciuti dall’Inail risulta in riduzione: da 2.576 eventi occorsi nel 2010 si passa a 2.082 nel 2017 (-19,2%). Va tenuto però presente che in questo lasso di tempo si è progressivamente ridotto il personale operante nelle Asl e negli istituti di cura pubblici, passato da 724.245 unità del 2010 a 603.375 unità nel 2017. Il tasso grezzo di eventi passerebbe quindi da 35,6 per 10.000 addetti nel 2010 a 34,5 nel 2017, indicando una sostanziale stabilità del problema. Trend analogo si ha per gli infortuni su personale sanitario e sociale nel loro complesso.
 
Questo quanto emerge dal rapporto "Infortuni lavorativi da aggressioni nel personale sanitario: dimensioni e trend del problema" di Epicentro, il portale di epidemiologia dell'Istituto superiore di sanità.
 
La percentuale di infortuni da violenze sul totale degli infortuni non mostra differenze significative nel tempo, per nessuna area geografica (p = 0,95 per Nord-Ovest; p = 1,0 per Nord-Est; p = 0,99 per Centro; p = 0,98 per Sud e Isole). Permane una maggiore occorrenza di eventi nella macroarea del Nord-Ovest, dove le violenze rappresentano l’8,8% del totale degli infortuni in sanità nel periodo.
 
Le frequenze per classe di età evidenziano come gli operatori della sanità soggetti ad aggressioni non presentino differenze significative della distribuzione per età rispetto agli operatori sanitari vittime di infortuni nel loro complesso.

Le aggressioni fisiche sono più frequenti verso le donne, coinvolte in quasi il 73% dei casi, percentuale costante nel periodo indagato (72,6% nel 2010; 72,7% nel 2017).

Il maggior numero di eventi si registrava fino al 2013 negli ospedali, ma il progressivo shift verso l’assistenza territoriale ha comportato un costante aumento di eventi sul territorio: nel 2017 quasi il 60% degli eventi è occorso sul territorio (30% in strutture residenziali e il 30% in altri setting, incluso il domicilio). Queste differenze, si segnala nello studio, non sono quindi conseguenza di un aumento del rischio nei setting territoriali, ma della riduzione del ricorso all’ospedalizzazione e del maggiore peso assistenziale sul territorio, come si può notare osservando il totale degli infortuni in sanità per setting e anno.
 
Riguardo la qualifica professionale, indagata per il Piemonte, la categoria maggiormente colpita risulta quella degli ausiliari sanitari: 57,9% delle vittime di violenze nel 2016. Si riduce la quota di infermieri (23,5% nel 2010; 14,5% nel 2016); rimane costante la quota di medici (2,4%nel 2010; 2,6% nel 2016); aumenta la percentuale di personale tecnico (4,8% nel 2010; 20,6% nel 2016).
 
Le aggressioni verso il personale medico e infermieristico occorrono principalmente in ospedale, mentre le aggressioni sul personale ausiliario accadono prevalentemente in strutture residenziali e di assistenza sociale.
 
E ancora, si segnala nello studio come circa il 9% degli infortuni comporta più di 40 giorni di prognosi (senza inabilità permanente), mentre l’8% subisce una inabilità permanente al lavoro (la maggioranza dei quali nella categoria di postumi permanenti tra il 16 e il 33%). Non si evidenziano variazioni temporali nei gradi di gravità prognostica riconosciuta. Sono stati riconosciuti 8 eventi mortali.
 
La modalità di violenza più frequentemente codificata è “violenza, aggressione, minaccia – proveniente da persone esterne all’impresa verso le vittime nel quadro della loro funzione” (circa il 50% degli eventi), seguita da “presenza della vittima o di un terzo che crea di per sé stesso un pericolo per la vittima/per sé stesso e se del caso per altri (circa il 20%); “sorpresa, spavento, violenza, aggressione, minaccia, presenza – non precisato” (circa il 15%), “violenza, aggressione, minaccia – tra dipendenti dell’impresa” (circa il 15%).

01 Febbraio 2021

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