Alzheimer, in Europa il costo socioeconomico potrebbe superare mille miliardi entro il 2036. “Agire ora”

Alzheimer, in Europa il costo socioeconomico potrebbe superare mille miliardi entro il 2036. “Agire ora”

Alzheimer, in Europa il costo socioeconomico potrebbe superare mille miliardi entro il 2036. “Agire ora”

Un nuovo report realizzato da Charles River Associates e finanziato da Biogen stima che il peso socioeconomico dell’Alzheimer nei cinque principali Paesi europei considerati, Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito, sia già pari a 552 miliardi di euro nel 2026 e possa superare mille miliardi entro il 2036. IL REPORT

L’Alzheimer è a un punto di svolta in Europa. I progressi nelle terapie e nella diagnostica possono trasformare l’approccio alla cura e alla gestione della malattia, ma le iniziative politiche restano ancora insufficienti rispetto alla dimensione della sfida. È il messaggio dell’EFPIA (Federazione europea delle Associazioni e Industrie Farmaceutiche) in occasione del World Alzheimer’s Month.

Il testo richiama un nuovo rapporto, “Assessing the economic case for Alzheimer’s disease policy prioritisation”, realizzato da Charles River Associates, che quantifica i potenziali benefici socioeconomici di una strategia capace di favorire diagnosi tempestiva e accesso ai trattamenti su larga scala.

Nei Paesi EU4/UK un burden da 552 miliardi nel 2026

Secondo il report, il peso socioeconomico complessivo della malattia di Alzheimer in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito è stimato in 552 miliardi di euro nel 2026. Un onere che ricade su pazienti, famiglie, caregiver, sistemi sanitari e assistenziali.

Il burden aumenta in modo marcato con la progressione della malattia: il costo per persona nelle forme severe di Alzheimer è quasi quattro volte quello associato al mild cognitive impairment, MCI.

Senza interventi adeguati, la traiettoria è destinata a peggiorare rapidamente. Nei cinque Paesi considerati, il numero di persone con Alzheimer potrebbe passare da 14,8 a 18,3 milioni, mentre il burden annuale potrebbe più che raddoppiare entro un decennio, superando mille miliardi di euro nel 2036.

Benefici potenziali per 182 miliardi in dieci anni

Il rapporto indica però anche una prospettiva diversa: con politiche tempestive e coordinate, l’Europa potrebbe ridurre il peso socioeconomico dell’Alzheimer di 182 miliardi di euro nel prossimo decennio.

Il meccanismo alla base della stima è chiaro: mantenere le persone nelle fasi più precoci e meno costose della malattia riduce il carico complessivo per pazienti e società. In uno scenario di prioritizzazione politica ampia, attiva ed efficace, con diagnosi tempestiva e accesso alle terapie disease-modifying, nel 2036 potrebbero esserci 430mila persone in meno con Alzheimer severo e 1,4 milioni di persone in più nella fase di MCI rispetto a uno scenario senza cambiamenti.

Ritorno economico: 1,82 euro per ogni euro investito

Poiché i costi delle fasi avanzate della malattia sono molto più elevati, i benefici tendono ad aumentare nel tempo. Secondo l’analisi, i vantaggi socioeconomici annuali passerebbero da guadagni inizialmente modesti fino a raggiungere 60 miliardi di euro l’anno entro il 2036.

I benefici cumulativi sarebbero pari, in termini di ordine di grandezza, a un intero anno di spesa sanitaria in Italia. Il ritorno sull’investimento stimato è di 1,82 euro per ogni euro investito.

Il report sottolinea anche che i benefici si riducono drasticamente negli scenari di azione ritardata o parziale, confermando l’importanza di intervenire subito.

Diagnosi precoce, infrastrutture e rimborsi: le tre priorità

Secondo gli autori, nessuna singola misura sarà sufficiente. Per realizzare i benefici potenziali serve un pacchetto coordinato di politiche, costruito attorno a tre priorità.

La prima è accelerare la diagnosi su larga scala. I benefici dipendono dalla capacità di identificare e trattare i pazienti quando si trovano ancora nella fase di MCI o di malattia lieve. Questo richiede un ampliamento significativo della capacità diagnostica, anche attraverso nuovi biomarcatori ematici che possano favorire un accesso più tempestivo ai trattamenti.

La seconda priorità è investire in infrastrutture e capacità dei sistemi sanitari. Molti sistemi non dispongono di specialisti, servizi per la valutazione della memoria, imaging e percorsi adeguati per sostenere i nuovi approcci diagnostici, inclusi PET, risonanza magnetica, analisi del liquido cerebrospinale e biomarcatori ematici.

La terza riguarda la definizione di framework di accesso e rimborso. I pazienti potranno beneficiare dell’innovazione solo se i sistemi di rimborso sapranno considerare l’intero spettro dei benefici rilevanti e se i modelli di finanziamento saranno in grado di gestire l’impatto immediato sui budget.

Per troppo tempo, si legge nell’articolo, l’Alzheimer è stato considerato soprattutto una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Oggi questa prospettiva deve cambiare e la politica deve tenere il passo con il progresso scientifico.

Accelerare la diagnosi, rafforzare la preparazione dei sistemi sanitari e rendere possibile l’accesso all’innovazione può contribuire a migliorare gli esiti per le persone con Alzheimer e, allo stesso tempo, ridurre il peso crescente della malattia sulla società.

15 Settembre 2026

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