Antibiotico-resistenza, per Salmonella e Campylobacter i livelli in Ue sono alti. Il report Ecdc

Antibiotico-resistenza, per Salmonella e Campylobacter i livelli in Ue sono alti. Il report Ecdc

Antibiotico-resistenza, per Salmonella e Campylobacter i livelli in Ue sono alti. Il report Ecdc

Il report Ecdc con Efsa mostra una forte resistenza antimicrobica nei batteri trasmessi dagli alimenti in Europa: il dato più grave per la ciprofloxacina che non è più raccomandata nel trattamento delle infezioni umane da Campylobacter. Non manca qualche segno di miglioramento. IL REPORT

La resistenza antimicrobica nei principali batteri di origine alimentare resta diffusa in Europa, ma alcuni Paesi segnalano segnali di miglioramento. È quanto emerge dai più recenti dati europei, che evidenziano come patogeni quali Salmonella e Campylobacter continuino a presentare livelli elevati di resistenza agli antibiotici di uso comune, con implicazioni rilevanti per la salute pubblica e la sicurezza alimentare.

Nel nuovo rapporto congiunto tra Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), la circolazione di batteri resistenti lungo la filiera alimentare mantiene un ruolo centrale nella diffusione dell’antimicrobico-resistenza (AMR). Tali microrganismi possono trasmettersi dagli animali e dagli alimenti all’uomo, causando infezioni talvolta gravi che richiedono trattamenti antibiotici mirati.

“La resistenza antimicrobica nei batteri di origine alimentare più comuni evidenzia gli stretti legami tra sistemi umano, animale e alimentare – ha dichiarato Piotr Kramarz, Chief Scientist dell’ECDC – Proteggere l’efficacia degli antimicrobici richiede un’azione coordinata secondo un approccio One Health”.

Livelli di resistenza ancora elevati in Ue per la ciprofloxacina

In Europa, una quota significativa di Salmonella e Campylobacter, isolati sia nell’uomo sia negli animali destinati alla produzione alimentare, mostra resistenza alla ciprofloxacina, antibiotico di riferimento per il trattamento di infezioni severe. Nei ceppi di Salmonella provenienti da animali da reddito la resistenza si mantiene stabilmente elevata, mentre nei casi umani si osserva un incremento negli ultimi anni.

La tendenza desta preoccupazione: la ridotta efficacia della ciprofloxacina limita le opzioni terapeutiche disponibili. Per Campylobacter, la resistenza a questo antibiotico è ormai così diffusa che in Europa non è più raccomandato per il trattamento delle infezioni umane; parallelamente, l’uso veterinario del farmaco è stato sottoposto a restrizioni per preservarne l’efficacia in medicina umana.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda l’individuazione, in diversi Paesi, di Escherichia coli produttori di carbapenemasi in animali da produzione alimentare e nelle carni. I carbapenemi rappresentano antibiotici di ultima linea per l’uomo e non sono autorizzati in zootecnia, dunque l’aumento delle segnalazioni richiede indagini sulle possibili fonti di contaminazione.

Segnali di miglioramento per ampicillina e tetracicline nel contrasto alla Salmonella

Accanto alle criticità, i dati europei evidenziano progressi in specifici ambiti. In numerosi Paesi si registra una riduzione della resistenza a determinati antibiotici, a conferma dell’efficacia di interventi mirati. Nelle infezioni umane da Salmonella, ad esempio, la resistenza ad ampicillina e tetracicline è diminuita nell’ultimo decennio rispettivamente in 19 e 14 Paesi. Tendenze analoghe sono state osservate negli animali da produzione alimentare, con cali della resistenza alle tetracicline nei polli da carne e ad ampicillina e tetracicline nei tacchini.

Per Campylobacter, diversi Stati membri hanno segnalato una diminuzione della resistenza all’eritromicina — antibiotico di prima linea per le infezioni umane — sia nei pazienti sia in alcune specie animali allevate per il consumo. La resistenza combinata a più antimicrobici di importanza critica rimane nel complesso bassa in Salmonella, Campylobacter ed E. coli.

Tuttavia, i progressi non sono uniformi. In alcuni settori si osserva un rallentamento delle tendenze positive, in particolare per E. coli nel pollame, dove i livelli di resistenza si sono stabilizzati anziché continuare a diminuire. Alcuni Paesi hanno comunque ottenuto riduzioni significative della resistenza negli animali da reddito, contribuendo a un miglioramento complessivo a livello dell’Unione europea.

L’utilizzo di un approccio One Health

La variabilità dei livelli di resistenza tra Paesi e specie batteriche riflette differenze nell’uso degli antimicrobici, nelle pratiche agricole, nelle misure di sanità animale e nelle strategie di prevenzione delle infezioni. L’analisi rafforza la necessità di un approccio integrato “One Health”, che consideri congiuntamente salute umana, animale e ambientale.

Nonostante i segnali incoraggianti, gli esperti sottolineano la necessità di mantenere alta l’attenzione. L’uso prudente e appropriato degli antimicrobici in tutti i settori, insieme a misure efficaci di prevenzione e controllo delle infezioni e a standard elevati di sicurezza alimentare, resta fondamentale per contenere la diffusione di batteri resistenti e salvaguardare l’efficacia delle terapie antibiotiche in Europa.

Report Ecdc-Efsa

G.F.

18 Febbraio 2026

© Riproduzione riservata

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