Area industriale di Viadana, per bimbi +51% di accessi al Ps per problemi respiratori e + 87% di visite pneumologiche

Area industriale di Viadana, per bimbi +51% di accessi al Ps per problemi respiratori e + 87% di visite pneumologiche

Area industriale di Viadana, per bimbi +51% di accessi al Ps per problemi respiratori e + 87% di visite pneumologiche
Il dato emerge da uno studio dell’Università di Verona pubblicato Science of the totale enviroment che valuta l’impatto sulla salute del più grande polo industriale italiano per la produzione del pannello truciolare sui residenti nel raggio di 2 chilometri dalle fabbriche nel periodo 2013-2017. Marcon: “Va perseguito un miglioramento della qualità dell’aria in pianura padana, agendo su tutti i fronti possibili”. LO STUDIO

Sono iniziate nel 2006 le prime analisi svolte dall’Università di Verona sulla qualità dell’aria a Viadana, il più grande polo industriale italiano per la produzione del pannello truciolare su una zona complessiva di 363 km quadrati che comprende 10 Comuni e 47mila abitanti, in cui l’elaborazione di questo materiale causa l’emissione di notevoli quantità di polvere di legno, formaldeide e altri inquinanti atmosferici.

Nel 2020 è stato reso pubblico il report dell’indagine e nel 2022, seconda fase dello studio, è stata presentata anche la pubblicazione scientifica di ogni singolo capitolo del report iniziale. E questo ulteriore approfondimento dell’indagine iniziale ha aggiunto un dato inequivocabile “in questa zona di 47mila abitanti e 10 comuni, rispetto ad altre aree c’è un eccesso di ricoveri ospedalieri dovute a cause respiratorie”. A raccontarlo è il prof. Alessandro Marcon, ricercatore di Epidemiologia e Statistica medica dell’università di Verona.

La ricerca è stata eseguita in modo capillare tenendo come riferimento tutte le abitazioni del distretto di Viadana all’interno di un raggio di 2 chilometri dalle fabbriche. Con questo criterio si è potuto misurare le concentrazioni di polveri sottili e biossido di azoto in modo certo abitazione per abitazione.

“Inserendo tutte gli edifici presenti nel raggio di 2 chilometri dalle fabbriche per la produzione del pannello truciolare – spiega il prof. Alessandro Marcon – si è potuto constatare in modo inequivocabile per chi ci abita, in particolare per i bambini, gli accessi al pronto soccorso per problemi respiratori sono maggiori del 50% rispetto a chi vive altrove. Inoltre, abbiamo appreso che chi vive in questo spazio che le visite specialistiche pneumologiche sono superiori dell’87% rispetto a chi non vive in queste zone”

I dati della ricerca
In questo perimetro sono risultati, dai 4 ai 5 micro grammi per metro cubo in più di biossido di azoto, rispetto a chi non vive fuori da queste zone. Questa maggiorazione di inquinanti ha causato alla popolazione pediatrica dal 2013-2017 un maggiore ricorso al pronto soccorso per problemi respiratori (+51%) e visite specialistiche pneumologiche (+87%), rispetto ai bambini lontani dalle fabbriche. I valori medi annui delle polveri sottili stimati per l’area sono stati di circa 25 microgrammi per metro cubo per il PM2.5 e 37 microgrammi per metrocubo per il PM10, per quanto riguarda il biossido di azoto il valore è stato di 26 microgrammi per metrocubo, ben oltre i limiti di concentrazioni massime raccomandati dall’Oms.

Nella seconda parte dello studio si è preso in considerazione un raggio di azione ancora più ampio, documentando “una relazione diretta tra esposizione agli inquinanti atmosferici, agli indirizzi di residenza, e dagli esiti ricavati dalle banche sanitarie, che su un’area di quattro km attorno ai più due grandi impianti del pannello truciolare, c’è stato un eccesso di ricoveri ospedalieri, esito sanitario indicativo di problemi respiratori più seri rispetto a quelli che portano il paziente a rivolgersi allo specialista o alla visita in pronto soccorso del precedente studio”.

“La nostra ricerca – conclude il prof Marcon – è quindi uno stimolo a perseguire un miglioramento della qualità dell’aria in pianura padana, agendo su tutti i fronti possibili. Il monitoraggio delle attività industriali e il miglioramento degli standard produttivi è uno di questi. Estremamente importanti, su scala regionale, sono anche il controllo delle emissioni derivanti dal traffico veicolare, dal riscaldamento domestico e dall’agricoltura intensiva”.

Endrius Savalaggio

Endrius Savalaggio

17 Febbraio 2023

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