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La telemedicina entra a tutti gli effetti nel Ssn. Un bene o un male?

di Antonio Panti

La medicina digitale è la medicina nelle attuali condizioni politiche e sociali. Il medico del futuro, il medico digitale, utilizzerà una diversa metodologia di ragionamento clinico e ne sortirà una diversa relazione col paziente, il che non è né un bene né un male, accade in ogni cambiamento di epoca e quel che conta è mantenere i valori in cui crediamo

18 DIC - Il Ministero della Salute ha predisposto le linee guida sulla telemedicina approvate ieri dalla Conferenza Stato-Regioni. La telemedicina è una delle tante innovazioni che la pandemia ha accelerato: poiché si debbono ridurre i contatti tra persone è chiaro che la ricetta, il certificato e la stessa visita medica eseguite in assenza allontanano il rischio di contagio e facilitano il lavoro burocratico del medico.
 
Con questo documento “la telemedicina entra ufficialmente nelle opportunità offerte dal SSN” sotto forma di “televisita, telconsulto medico, teleconsulenza medico sanitaria, teleassistenza da parte delle professioni sanitarie, telerefertazione” e ciò “rappresenta un rinnovamento organizzativo e culturale”, “un elemento concreto di innovazione nel processo assistenziale”.
 
Il Ministero inoltre fornisce alcune precisazioni. La televisita è “un atto medico in cui il professionista interagisce a distanza col paziente” e non sostituisce la prima visita che deve esser fatta in presenza; la televisita “non richiede la completezza dell’esame obiettivo -ispezione, palpazione, percussione e auscultazione-…. e si svolge nell’ambito di un PDTA”. Ovviamente medico e paziente debbono essere compresenti affinché “si possa vedere il paziente e interagire con esso”.

 
Analoghe indicazioni sono previste per le altre prestazioni di cui si esplicitano le condizioni di miglior applicabilità (la più perseguibile è il telereferto) e si precisa la tariffazione di ognuna. Infine si sconsigliano queste prestazioni a soggetti fragili o disabili o affetti da patologie acute; la televisita non sostituisce il ricovero.
 
Di fronte a questo documento i lettori si divideranno in due fazioni, secondo la vecchia battuta di Umberto Eco, gli apocalittici e gli integrati. I secondi lo leggeranno come un paso avanti, un’occasione importantissima per migliorare la sanità, una facilitazione utile a tutti; i primi lamenteranno un’ulteriore perdita di umanità, un attacco “all’essenza dell’arte medica” che così rischia il completo distacco dal paziente. Non solo non si appoggia più l’orecchio sul torace, non si ausculta più col fonendo, ma a distanza radiografia e paziente diventano due identiche immagini digitali. La medicina come televisione.
 
La Commissione Deontologica della FNOMCeO ha predisposto una bozza di integrazione del Codice basandosi sull’idea, di puro buon senso e comune i due schieramenti, che queste innovazioni rappresentino un importante strumento di miglioramento del servizio, ma alla condizione che siano utilizzate come ausili e mai sostituiscano i canoni fondamentali della prassi medica. Lo sforzo deontologico e formativo del medico e quello giuridico e organizzativo del servizio debbono esser volti a far si che la telemedicina rappresenti un supporto alla clinica senza condizionare il rapporto col paziente e senza influire sul ragionamento del medico.
 
Credo che tutto ciò meriti qualche riflessione. Per quanto siamo ormai abituati al video (per mia esperienza da due a duecento partecipanti) è evidente la differenza con la fisicità delle riunioni in presenza. Nella visita medica virtuale cambia il setting, manca la parte analogica della comunicazione, scompaiono l’aptica e la prossemica, si perde il contatto fisico che è tanta parte dell’empatia. Anche se il paziente si trova nella propria abitazione, non è una visita domiciliare: si vede la solita libreria e non come è tenuta la cucina e non si percepiscono gli odori; insomma mancano quelle umanissime sensazioni che contribuiscono alla comprensione della persona.
 
Anche Galeno e Morgagni prescrivevano terapie per lettera e la medicina moderna utilizza molteplici accertamenti per cui la visita riveste un attuale e peculiare valore euristico. Ma questo che viviamo è un cambiamento d’epoca anche per la medicina e la tecnologia modifica radicalmente la prassi. Lo strumento potrebbe sovrastare il paziente in una medicina che sostituisce la realtà fisica con l’immagine “social”. Così i PDTA vanno riscritti alla luce della medicina digitale, precisando quando e come si può ricorrere alla telemedicina.
 
La televisita è un prototipo che chiunque può rivedere, nei limiti della privacy, perché si può filmare. Come la possibilità della riproduzione dell’opera d’arte ne cambia la percezione così può succedere che il medico modifichi il metodo di approccio al paziente a causa del condizionamento tecnologico.
 
La medicina digitale è la medicina nelle attuali condizioni politiche e sociali. Tuttavia ogni innovazione tecnologica radicale trasforma l’identità dei fruitori: l’uomo smartphone, l’uomo automobile e ora l’uomo web; il medico del futuro, il medico digitale, utilizzerà una diversa metodologia di ragionamento clinico e ne sortirà una diversa relazione col paziente, il che non è né un bene né un male, accade in ogni cambiamento di epoca e quel che conta è mantenere i valori in cui crediamo.  
 
Probabilmente non ha senso una visione monistica del mondo; da un lato non possiamo influire sull’evoluzione della società e della tecnica dall’altro occorre attenzione ai pericoli di ogni novità se malusata. Ben venga la telemedicina anche per lo spunto che offre per ragionare in concreto sullo stato attuale dei rapporti tra medicina e società. 
 
Antonio Panti

18 dicembre 2020
© Riproduzione riservata


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