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L’accesso ai vaccini: l’intreccio virtuoso (ma anche perverso) tra scienza, politica ed economia

di Giulio Formoso

Abbiamo imparato (se mai ce ne fosse bisogno) che esiste un delicato equilibrio tra salute ed economia, e che la seconda non può prescindere dalla prima. La pandemia durerà (per tutti) finché non sarà vaccinata la maggioranza della popolazione mondiale e l'economia sarà fortemente condizionata dalla capacità di cooperare a livello internazionale nella ricerca biomedica e nell'accesso a vaccini e farmaci

22 APR - L'accesso ai vaccini anticovid è un (il) tema centrale in questo periodo, sia per quanto riguarda la disponibilità complessiva di dosi sia per la loro equa distribuzione a livello nazionale e internazionale.
 
Questo tema si intreccia con quello del difficile equilibrio, spesso visto come contrapposizione, tra esigenze di sanità pubblica ed esigenze dell'economia di mercato: da una parte la necessità di vaccinare tutta la popolazione mondiale per superare la pandemia, dall'altra le regole di mercato (pur mitigate da iniziative come il programma COVAX) che, assieme agli attuali limiti nei processi produttivi, determinano diseguaglianze nell'accesso ai vaccini.
 
Le diverse proposte per massimizzare l'accesso ai vaccini riguardano tutte le fasi che determinano la loro disponibilità: dagli investimenti in ricerca a quelli nelle strutture produttive, alla necessità di limitare la proprietà intellettuale per ridurre i costi di accesso.
 
Gliinvestimenti in ricerca e sviluppo

A questo riguardo, la pandemia ci ha insegnato ancora una volta che la collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale. Solo a titolo di esempio: il governo americano ha investito quasi un miliardo di dollariper lo sviluppo del vaccino Moderna, più un altro miliardo e mezzo per opzionarne 100 milioni di dosi. 
 
Il Governo tedesco da parte sua ha finanziato Biontech(partner di Pfizer nello sviluppo di un altro dei vaccini attualmente approvati) con circa 400 milioni di euro.
 
Va inoltre aggiunto che, come per gli altri vaccini, si è potuto  beneficiare di un background di conoscenzein buona parte derivate da ricerche svolte da centri accademici e da strutture pubbliche, oltre che della generosità dei soggetti che hanno partecipato alle sperimentazioni.
 
La presenza delle ditte farmaceutiche da sola non basterebbe per sviluppare la ricerca necessaria, considerando sia il necessario know-how sia la condivisione del rischio di investimenti enormi, proporzionali alla rilevanza del problema da affrontare e all'urgenza richiesta.
 
Anche nel nostro Paese Invitalia, Regione Lazio e CNR hanno effettuato un investimentoper lo sviluppo del vaccino GRAd-COV2 in partnership con la ditta Reithera, destinato alle attività di ricerca e sviluppo per la validazione e produzione del vaccino e per ampliare lo stabilimento di produzione di Castel Romano.
 
Tale investimento, nonostante sia stato relativamente limitato (81 milioni di euro da Invitalia, 5 milioni dalla Regione Lazio e 3 milioni dal CNR) rispetto a quelli citati prima, ha generato diverse polemiche: per non aver puntato in tempo utile alla riconversione di impianti per la produzione dei vaccini già approvati, considerando che il vaccino "italiano" potrebbe essere disponibile nella pratica clinica non prima dell'autunno; per l'eticità di una sperimentazione clinica verso placebo condotta in piena pandemia nonostante la disponibilità di prodotti efficaci; e perché sarebbe difficile pensare all'utilizzo esclusivo di un vaccino "autoctono" nel contesto europeo nel quale l'Italia è inserita.  
 
Probabilmente la disponibilità del vaccino GRAd-COV2 non sarà la soluzione del problema COVID nel nostro Paese. Ma se i vaccini rappresentano l'arma per superare la pandemia, e se questi sono stati sviluppati anche grazie a consistenti investimenti pubblici e a una capacità di ricerca anche da parte di strutture pubbliche, può essere importante che l'Italia partecipi a questa "gara": anzitutto perché potrebbe portare un nuovo vaccino efficace in un contesto (non solo nazionale) che difficilmente sarà in grado di soddisfare le quantità di dosi richieste; e poi perché è fondamentale rafforzare le capacità di ricerca e la disponibilità di impianti in grado di portare alla produzione di vaccini efficaci per affrontare non solo questa pandemia, ma anche quelle che in futuro ci possiamo purtroppo aspettare.
 
D'altra parte, gli investimenti in ricerca e nello sviluppo e riconversione di impianti non dovrebbero essere visti come alternativi – per cui gli uni sottrarrebbero risorse agli altri - ma complementari, essendo entrambi necessari.
 
Accesso alle innovazioni e proprietà intellettuale
Oltre agli investimenti in ricerca e sviluppo, l'altro tema che riguarda le strategie per facilitare la disponibilità dei vaccini è il ruolo dei brevetti sui prodotti della ricerca biomedica: l'emergenza sanitaria in corso e il riconoscimento del contributo di risorse pubbliche alla ricerca sui vaccini rappresentano gli argomenti per sostenere la necessità di allentare le regole attuali sulla proprietà intellettuale, fino a ipotizzare la sospensione dei brevetti e la concessione di licenze obbligatorie, così da permettere la produzione su larga scala dei vaccini e il loro accesso anche da parte di Paesi a basso reddito.
 
Esistono diverse iniziative in tal senso a livello internazionale: non è passatala proposta che India e Sudafrica hanno inviato all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) per una deroga ai diritti di proprietà intellettuale in relazione a farmaci, vaccini, diagnostici, dispositivi di protezione personale, per tutta la durata della pandemia.
 
Si sono opposti tra gli altri USA, Regno Unito, gli Stati Membri dell'UE e il Brasile, secondo cui i brevetti sono importanti incentivi all’innovazione.
 
Ma sulla sospensione dei brevetti esiste una crescente pressione da parte di organizzazioni della società civile come  Medici senza Frontiere; la People's vaccine Alliance ha promosso una petizione cui hanno aderito 175 tra premi Nobel ed ex capi di stato, tra i quali Romano Prodi e Mario Monti.
 
Nel Parlamento italiano sono state presentate e approvate due mozioni bipartisanche impegnano il Governo a rivedere la materia dei brevetti farmaceutici in condizioni di emergenza sanitaria. E anche la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo) chiede di liberare i brevettifino alla fine della pandemia.
 
Equilibrio tra salute ed economia: guida il contesto?
È oramai chiaro a tutti che la disponibilità di dosi dei vaccini anticovid non è un problema che riguarda solo i singoli stati. Devono giustamente preoccuparci la velocità con cui procede la copertura vaccinale sul nostro territorio e le disuguaglianze di accesso tra regioni e gruppi di popolazione.
 
Ma preoccuparci anche della dimensione globale delle disuguaglianze di accesso ai vaccini non è solo una (degna) questione di solidarietà: la pandemia durerà (per tutti) finché non sarà vaccinata la maggioranza della popolazione mondiale e l'economia, oltre che la salute pubblica, sarà fortemente condizionata dalla capacità di cooperare a livello internazionale nella ricerca biomedica e nell'accesso a vaccini e farmaci. Abbiamo dunque imparato (se mai ce ne fosse bisogno) che esiste un delicato equilibrio tra salute ed economia, e che la seconda non può prescindere dalla prima.
 
Questo equilibrio, che si riflette anche nel rapporto tra incentivi e accesso alle innovazioni, andrebbe calibrato in base al contesto in cui ci si trova: la corsa all'innovazione, fortemente supportata anche da finanziamenti pubblici, potrebbe essere ostacolata da un allentamento mirato delle regole sulla proprietà intellettuale di fronte a una situazione socio-economico-sanitaria come quella che stiamo vivendo?
 
Un webinar per approfondire
La domanda di cui sopra merita un'analisi accorta dei diversi elementi in gioco. Di partnership pubblico privato nella ricerca, delle regole di proprietà intellettuale e delle alternative per facilitare l'accesso ai vaccini  ragioneremo il 28 aprile nel webinar proposto dalla Associazione Alessandro Liberati con 4 relatori che rappresentano enti regolatori, mondo della ricerca, dell'advocacy e dell'accademia: Nicola Magrini (AIFA), Giuseppe Ippolito (INMI Spallanzani), Silvia Mancini (Medici Senza Frontiere) e Antonio Andreoni (University College Londra, Institute for Innovation and Public Purpose).
 
Giulio Formoso
AUSL Reggio Emilia, Associazione Alessandro Liberati

22 aprile 2021
© Riproduzione riservata


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