Assistenza farmaceutica. Bisogna far quadrare i conti. Una Mission Impossible che qualcuno deve avere il coraggio di affrontare

Assistenza farmaceutica. Bisogna far quadrare i conti. Una Mission Impossible che qualcuno deve avere il coraggio di affrontare

Assistenza farmaceutica. Bisogna far quadrare i conti. Una Mission Impossible che qualcuno deve avere il coraggio di affrontare
Gli ultimi dati Aifa sulla spesa dei primi mesi del 2016 indicano già uno sfondamento di 1,2 miliardi rispetto ai tetti. E intanto sono in arrivo importanti innovazioni dal costo spesso proibitivo. Questi elementi suggeriscono che è tempo di riprendere in mano l’intera matassa dell’assistenza farmaceutica con interventi strategici per metterla in sicurezza prima che la nave affondi

Alla luce dei tremebondi dati AIFA appena usciti sullo sforamento della spesa farmaceutica, 1,2 miliardi nei primi 5 mesi dell’anno, il 17,4% in più del previsto, e considerando pure che sono in arrivo parecchi nuovi farmaci assai costosi, più di uno già in lista d’attesa per negoziare il prezzo e la rimborsabilità, con le finanze pubbliche non proprio come quelle di Eldorado e pur con l’audace promessa ministeriale di aumentare il fondo per gli innovativi, resta inevitabile interrogarsi sulla sostenibilità economico finanziaria dell’assistenza farmaceutica.
 
Tsunami di nuovi e costosi farmaci in arrivo, molte sono nuove applicazioni o derivazioni per altre patologie di monoclonali e altri biologici già in uso in onco-ematologia. Scenari di nuove conoscenze, l’inarrestabile marea di chi vuole sapere. Notizie meravigliose, perché significano concrete speranze in più per milioni di pazienti. Notizie che invece diventano paradossalmente angoscianti, perché tutto è da rimborsare con la nostra spesa SSN tra le più basse in EU e Ocse (ci vorrebbero almeno 3 miliardi l’anno in più, che di questi tempi…)
 
Come Tiresia l’indovino, quello che Giove acceca affinché non vedendo più il presente possa vedere il futuro, lo vaticiniamo da parecchi anni (benché puntualmente inascoltati da quelli in mostrine dei piani alti). I nostri aruspici erano, e sono, le interiora delle pipeline dei farmaci in sviluppo: guardi le fasi I o II e hai una ragionevole idea di quello che arriverà sul mercato tra qualche anno.
 
Le previsioni ragionate, va da sé, non servono a scrivere brillanti articoli o tenere speech ai convegni, ma a suggerire di riformare per tempo, senza arrivare all’emergenza come l’attuale. La politica ha invece per anni preferito fare come quel tale che precipitando dal centesimo piano del grattacielo all’altezza del cinquantesimo rassicurava che “per il momento è tutto ok!”
 
Così che ormai il film in replica è Mission Impossible. Anzi Blade Runner, a correre su una lama sempre più sottile, di qua spesa incontrollata, di là accesso discriminato o negato. Tanto per non drammatizzare, reitero l’irriverente battuta di Keynes già (ab)usata all’uopo: “qui ci salva solo il Padreterno, ma di persona, però; stavolta non mandi il figlio che proprio non è cosa da ragazzi”.
 
Che fare ora? Le possibili opzioni sono facilmente identificabili, queste le principali, ognuna con le proprie difficoltà attuative:
 
–  Aumento delle risorse per il farmaceutico: da dove ricavarle dal bilancio dello Stato? Chi decide le priorità allocative verso altri settori di spesa pubblica?
– Taglio drammatico dei prezzi pagati dal SSN (in vari noti modi diretti e indiretti): le industrie fino a che ulteriore limite sono disposte ad accettarlo, anche per le derivanti disparità con gli altri Paesi EU?
– Delisting dal prontuario dei farmaci a basso costo e alti volumi per liberare risorse: chi lo dice gli elettori anziani e cronici che le dovrebbero pagare, anche se pochi euro al mese?  
– Limitazione dei volumi di rimborsabilità dei super farmaci solo ai gravi: gli altri devono allora pregare di aggravarsi per essere curati?
– Limitazione della rimborsabilità solo ai quei super farmaci costo-efficaci o ai biosimilari: è clinicamente corretto? I clinici accettano?
– Payment by result: esteso ad altre parti del prontuario: le industrie ci stanno? E gli effetti inflativi long term? È fattibile concretamente col sistema dei “web registries” AIFA?
– Implementazione di fondi integrativi sullo stampo di quelli previdenziali: conviene alle assicurazioni? Si raggiungerebbe una massa critica di assicurati idonea alla sua efficienza? Che grado di volontarietà o incentivazione necessaria servirebbe?
 
Serve un mix di esse, ovvio. Scontentando inevitabilmente più di qualcuno. Il fine è conservare la nostra assistenza farmaceutica come una delle più efficienti al mondo, quale ancora riesce pur faticosamente ad essere. Benché già con parecchie incrinature. È un obiettivo condiviso che si raggiunge solo insieme, Istituzioni e Filiera: “it’s a dirty job, but somebody’s gotta do it”, lo sporco lavoro che qualcuno deve pur fare.
 
AIFA e Farmindustria, soprattutto. A loro tocca maneggiare, insieme e contro, questa nitroglicerina. Come i proverbiali porcospini di Schopenauer che in un loop ripetuto si avvicinano per riscaldarsi dal freddo e si allontanano subito per non pungersi. Una responsabilità per l’oggi e soprattutto per il domani.
Mi ricordano il Cipputi e il Bottazzi della vignetta di Altan, che commentano tra loro l’antipatico lavoro che gli hanno affibbiato. Dice l’uno: “beh, ci poteva anche andare peggio”, risponde l’altro: “no”.
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria

Fabrizio Gianfrate

27 Settembre 2016

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