Aumentare dell’11% gli studi clinici in UE vale 35mila pazienti curati e 3 mln di giorni di malattia prevenuti all’anno

Aumentare dell’11% gli studi clinici in UE vale 35mila pazienti curati e 3 mln di giorni di malattia prevenuti all’anno

Aumentare dell’11% gli studi clinici in UE vale 35mila pazienti curati e 3 mln di giorni di malattia prevenuti all’anno

IL REPORT Nello studio Frontier Economics con Efpia si fa una stima di ciò che l'Europa otterrebbe dal raggiungimento degli obiettivi posti da Commissione Europea, Ema e Hma sugli studi clinici: +11% all'anno. La regione europea ha perso il 10% della sua quota globale di studi clinici in 10 anni (dal 22% al 12%), guadagnata da Usa e Cina. 

Oltre 35mila europei potranno trarre beneficio dall’accesso a trattamenti medici innovativi (e potenzialmente salvavita) se l’Unione Europea riuscirà ad aumentare dell’11% studi e trial clinici all’interno del proprio territorio, percentuale fissata da Commissione Europea e Agenzia europea dei Medicinali (EMA) con i suoi vertici (HMA). Gli studi clinici offrono ai pazienti accesso a terapie potenzialmente salvavita fino a 15 anni prima che siano ampiamente disponibili, rafforzando al contempo i sistemi sanitari che le forniscono.

Se ottenuto questo aumento dell’11%, l’Europa beneficerebbe di quattro miliardi di euro di finanziamento annuale, oltre 18 mila nuovi posti di lavoro e tre milioni di giorni di malattia prevenuti: un guadagno concreto per tutti i sistemi sanitari europei. Sono questi i numeri del nuovo studio coordinato da Frontier Economics e pubblicato da EFPIA (Federazione europea delle industrie e aziende farmaceutiche).

I numeri dell’attività di ricerca in Europa

In generale, lo studio ha stimato a 35,7 miliardi di euro il valore economico che gli studi clinici producono nel SEE, lo Spazio Economico Europeo. La cifra si divide in 21,7 miliardi derivanti direttamente dall’attività degli studi, 10,4 miliardi associati al miglioramento della produttività dei lavoratori ottenuta con la prevenzione di circa 27 milioni di giorni di malattia e 3,6 miliardi per la distribuzione diretta e indiretta del know-how derivante dagli studi. Di questa attività, inoltre, beneficiano 165mila posti di lavoro in Europa, di cui 45mila direttamente nella ricerca clinica e 120mila associati all’attività in maniera diretta o indiretta.

Solo raggiungere l’obiettivo del +11% equivarrebbe a 500 nuovi trial multinazionali nell’arco di cinque anni, da portare da 900 a 1000 per anno. Un’inversione di tendenza molto significativa, se consideriamo che la quota europea di studi clinici è passata dal 22% nel 2013 al 12% nel 2023. Contrariamente a quanto è avvenuto a livello globale, dove il numero di trial è aumentato progressivamente, specie in Cina dove si è passati dall’8% al 18% in soli dieci anni.

Dal 2022 al 2025 in Europa sono stati avviati 4,527 studi clinici industriali. La Germania ha generato il più alto GVA diretto dall’attività di studi clinici, con oltre 3 miliardi di euro, seguita dalla Francia (1,8 miliardi di euro) e dal Belgio (1,7 miliardi di euro).

Secondo il rapporto, un incremento degli studi eviterebbe 26,9 milioni di giorni di malattia ogni anno in tutto il SEE, equivalenti a 10,4 miliardi di euro in GVA (Valore aggiunto lordo). La Germania vedrebbe il maggior beneficio sulla produttività (9,1 milioni di giorni di malattia evitati), seguita dalla Francia (4,8 milioni) e dalla Spagna (3,4 milioni). 

Due scenari ambiziosi: superare Usa e Cina

La ricerca esplora anche due ulteriori scenari, più ambiziosi per l’Europa ma anche più produttivi. Per “recuperare” quella percentuali di studi persi dal 2013, infatti, l’Europa dovrebbe aumentare del 25% l’attività di studi clinici, che porterebbero a 8,9 miliardi di euro di GVA e 79mila posti in più nelle sperimentazioni cliniche.

Se invece l’Europa volesse superare le nazioni al momento leader, Cine e Stati Uniti, dovrebbe aumentare l’attività del 50%, sbloccando fino a 17,9 miliardi di euro per l’economia europea e 158.000 ulteriori posti di prova.

“Non c’è alcun svantaggio nell’ospitare studi clinici in Europa, solo benefici sanitari ed economici per i pazienti e la società. Raggiungere gli obiettivi dell’UE dovrebbe essere il minimo assoluto a cui dovremmo aspirare. Un ecosistema vivace di ricerca e sviluppo porterà a migliori risultati sanitari per gli europei, sistemi sanitari più sostenibili e resilienti e a una crescita economica significativa. Altri paesi lo hanno riconosciuto e hanno agito; è giunto il momento che l’Europa decida di fare lo stesso”, ha dichiarato Nathalie Moll, Direttrice Generale dell’EFPIA.

Report FE-EFPIA

Gloria Frezza

24 Febbraio 2026

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