In Ulss 6 Euganea il 60% delle madri di bambini sovrappeso e l’84% delle mamme di bambini obesi ha una percezione non corretta dello stato ponderale del figlio, ritenendo che sia di peso nella norma; la percezione errata aumenta di oltre 3 volte quando uno dei genitori è obeso. Un livello elevato di istruzione della madre tende ad influire positivamente sulla corretta percezione della condizione del proprio bambino. E’ quanto emerge dall’indagine “OKkio alla SALUTE” (il sistema di sorveglianza nazionale istituito presso l’Istituto Superiore di Sanità sul sovrappeso e l’obesità e i fattori di rischio correlati nei bambini delle scuole primarie), effettuata nel territorio di Padova e provincia dall’UOC Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN) del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 6 Euganea.
I dati raccolti a livello aziendale dal SIAN, elaborati dalla UOSD Epidemiologia dell’Ulss 6, hanno preso in considerazione i bambini di 8 anni. Sono state campionate 30 classi terze delle scuole primarie della Provincia di Padova per un totale di 500 bambini che hanno compilato il questionario. Un altro modello di domande è stato sottoposto ai genitori e alla scuola interessata. L’indagine, spiega la Ulss in una nota, ha preso in esame i potenziali determinanti o fattori di rischio associati ai bambini, alle loro principali abitudini alimentari e all’attività fisica che svolgono. In particolare, è stato valutato come le caratteristiche socio-economiche familiari possono influire sulla struttura corporea e gli stili di vita del figlio. Oltre al genere del bambino, sono state analizzate le associazioni con il livello di istruzione, la cittadinanza e lo stato occupazionale della madre, con lo stato economico e lo stato ponderale di entrambi i genitori.
“L’obesità e il sovrappeso in età evolutiva – sottolinea la dott.ssa Stefania Tessari, direttore del SIAN – possono influenzare lo sviluppo di patologie croniche quali malattie cardiovascolari, cerebrovascolari, respiratorie, diabete tipo 2 e neoplasie. L’indice di massa corporea (IMC) affiancato da altri indicatori è utilizzato per valutare lo stato nutrizionale stabilendo se il peso è adeguato (sottopeso, normopeso, sovrappeso o obeso). Avere almeno un genitore in sovrappeso aumenta di 2,5 volte il rischio che il bambino sia sovrappeso o obeso; se almeno un genitore è obeso il rischio sale a 4,7 volte. Un’alimentazione mediterranea che comprenda nelle corrette percentuali gli apporti di macro e micronutrienti garantisce un corretto stato nutrizionale. Nella Regione del Veneto e al SIAN dell’Ulss 6, prima dell’implementazione del sistema di sorveglianza, sono stati condotti vari studi basati su misurazioni dirette di peso e statura dei bambini tra 6 e 9 anni. Dal 2007 è stato implementato il sistema di sorveglianza “OKkio alla SALUTE” che ha coinvolto tutti i SIAN nazionali. Lo scopo del sistema è definire e mantenere a regime un sistema di raccolta dati sullo stato nutrizionale dei bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni e sui loro stili di vita”.
Ecco i risultati più significativi dell’indagine:
Colazione: il 56% dei bambini fa una colazione qualitativamente adeguata (cibi che forniscono il corretto apporto di carboidrati e proteine come latte e cereali o succo di frutta e yogurt) e il valore dell’Ulss 6 è superiore a quello regionale (53%). ll 5% degli intervistati dichiara di non fare mai colazione. La prevalenza di chi non fa colazione è più alta nei bambini di madri con titolo di studio più basso.
Merenda: due bambini su 3 (65%) non fa una merenda adeguata o non mangia nulla; solo il 35% consuma cibi sani a metà mattina (media regionale 33%). Si nota una tendenza a proporre merende sane se la madre è meno impegnata lavorativamente o se ha un titolo di studio più elevato.
Frutta e verdura: il 45% dei bambini consuma almeno due porzioni di frutta o verdura al giorno; solo l’1% ne consuma 4 o 5 porzioni al giorno (valore regionale 6%). Le bambine mangiano meno frutta e verdura rispetto ai maschi.
Bevande zuccherate: la proporzione di bambini che assumono bevande confezionate contenenti zucchero almeno una volta al giorno tutti i giorni è l’8%, valore nettamente inferiore rispetto a quello regionale (25%).
Movimento e gioco: l’attività fisica è un fattore determinante per mantenere o migliorare la salute dell’individuo poiché è in grado di ridurre il rischio di molte malattie cronico-degenerative. Si consiglia che i bambini facciano attività fisica moderata o intensa ogni giorno per almeno un’ora. Questa attività non deve essere necessariamente continua ed include tutte le attività motorie quotidiane; tra queste rientra, ad esempio, l’andare a scuola a piedi o in bici e in Ulss 6 coinvolge il 32% dei bambini intervistati.
Attività fisica quotidiana: nove bambini su dieci dichiarano di aver effettuato giochi all’aperto o sport il giorno precedente l’intervista. Il valore regionale è 88%. L’associazione tra il fatto di essere attivo fisicamente e avere una condizione economica agevolata è statisticamente significativa, aumentando fino all’80% il rischio di inattività nella classe economica più disagiata.
Gioco libero: il 4% dei bambini intervistati non pratica mai il gioco libero, inteso come movimento all’aperto; il 38% dei bambini dichiara attività ludiche all’aperto almeno 5 giorni alla settimana.
Sport: secondo i genitori, nella nostra Ulss, circa 4 bambini su 10 (44%) fanno almeno un’ora di attività sportiva strutturata per 2 giorni la settimana, il 16% non pratica sport e il 2% svolge attività sportiva da 5 a 7 giorni a settimana. La propensione a far praticare sport ai figli almeno due volte a settimana ha un’associazione statisticamente significativa con il titolo di studio della madre: per le donne laureate è 3 volte maggiore rispetto alle mamme con titolo di studio “elementari/medie”.
Tv/videogiochi: il 4% dei bambini passa più di 5 ore al giorno davanti alla tv o ai videogiochi; il 68% trascorre fino a due ore al giorno utilizzando dispositivi elettronici (Veneto 64%). Il rischio per il bambino di passare più di due ore al giorno davanti alla tv o giocando ai videogame aumenta di quasi due volte se la madre ha cittadinanza straniera.
La percezione delle madri: la cognizione che comportamenti alimentari inadeguati e stili di vita sedentari siano causa di sovrappeso/obesità tarda a diffondersi nella collettività. A questo fenomeno si aggiunge la mancanza di consapevolezza da parte dei genitori dello stato di sovrappeso/obesità del proprio figlio e del fatto che il bambino mangi troppo o si muova poco. Solo una madre su tre (36%) di bambini obesi ritiene che il proprio bambino mangi troppo. Il valore si abbassa al 14% per le mamme di bambini sovrappeso. Il 62% delle madri di bambini che risultano non attivi ritiene che il proprio figlio svolga sufficiente attività fisica, e il 12% ritiene che il figlio faccia molta attività fisica.
“La percezione della situazione corporea dei figli – commenta il dr. Luca Sbrogiò, direttore del Dipartimento di Prevenzione cui il SIAN afferisce – varia in base alla condizione socio-economica, culturale e alimentare della famiglia, in particolare della madre, al punto da far percepire il figlio in modo non oggettivo. Per questo è importante svolgere un’azione informativa di educazione sanitaria con i bambini e le famiglie per migliorare l’alimentazione a casa, a scuola e in altri momenti di vita e di svago”.
“Essere genitori oggi è una sfida senza precedenti, specialmente quando si parla di salute. Spesso ci concentriamo – evidenza la dott.ssa Patrizia Benini, Direttore Generale dell’Ulss 6 Euganea – sulla protezione dei figli dai pericoli esterni, ma dimentichiamo che la difesa più grande che possiamo offrire loro risiede nelle abitudini quotidiane. In questo scenario, il ruolo dei genitori è fondamentale: non solo come guida, ma come vero e proprio “filtro” critico rispetto alle scelte alimentari e allo stile di vita. Il primo passo per un cambiamento reale è la consapevolezza. A volte, l’amore può offuscare la nostra percezione: un bambino che mangia molto ci sembra forte, uno che mangia poco ci preoccupa, e tendiamo a sottovalutare l’impatto di piccoli strappi alla regola che, sommati, diventano abitudini. Avere una corretta percezione dell’alimentazione, così come far seguire corretti stili di comportamento, non significa essere rigidi, ma imparare a distinguere tra ciò che nutre davvero e ciò che è solo un riempitivo emotivo o commerciale”, conclude Benini.