Calabria. Aspettando il decreto…

Calabria. Aspettando il decreto…

Calabria. Aspettando il decreto…
In Calabria tutti cambiano in peggio, fanno spesso il contrario di ciò che dovrebbero. Persino i commissari ad acta, nominati qui per assicurare legalità e buona amministrazione, propongono l'eticamente improponibile. Fate presto, assumete scorrendo le graduatorie, prima che si materializzi il decreto che bloccherebbe il turnover, sembrerebbe quanto, più o meno, consigliato dai medesimi ai manager aziendali…

Tanto tuonò che piovve. Sembra che il prossimo 18 aprile, nel corso dei lavori del Consiglio dei Ministri che si terrà a Gioia Tauro, il c.d. decreto Grillo assumerà vis legislativa. Il suo presunto titolo di «Disposizioni speciali per il rafforzamento della gestione commissariale del servizio sanitario della Regione Calabria» la dice tutta, su come il Governo in carica concepisce la sanità calabrese.
 
Sul contenuto del provvedimento emergenziale ho già avuto modo di dire come la penso nei tre pezzi pubblicati su questa rivista e su altre a diffusione nazionale.
 
Una sanità normale neppure nella prossima legislatura regionale
Nella sintesi, è volontà della Ministra, in tal senso mal consigliata, escludere per almeno altri due anni (quindi anche la nuova legislatura regionale che avrà inizio a gennaio/febbraio 2020) che la sanità in Calabria possa assumere una gestione ordinaria. Possa diventare normale, con una Regione che programma e legifera nonché sovrintende alle aziende della salute che hanno, giova ripetere, autonomia imprenditoriale (e non gestionale come riportato erroneamente nella l.r. 11/2004 (art. 7, comma 1) che si farebbe bene a correggere.
 
Di conseguenza, stabilisce la durata minima del commissariamento a tutto il 2021, prescindendo dai dati che lo stesso realizzerà nel 2019. E ancora. Impone il ricorso a commissari straordinari nelle Asp/Ao/Aou che possono avvicendarsi l'uno dietro gli altri ad libitum, qualora il primo (e quindi anche i suoi successori) fallisca nel suo compito di sostituire, a caro prezzo, i manager che risulteranno incapaci nella loro gestione.
 
Una misura, questa, che sarebbe assunta peraltro in stridente contraddizione con il principio della meritocrazia e in contrasto con il d.lgs. 171/2016, che impone l'elenco nazionale degli idonei, dal momento che la scelta dei commissari straordinari è prevista nel decreto Grillo come libera e segnatamente discrezionale.
 
La parola alla Consulta
Il tutto in barba alla Costituzione. Ciò in quanto il legislatore governativo, peraltro agente con «necessità e urgenza», viola – assicurando una ultradecennale durata del commissariamento ad acta – l'autonomia della Regione sancita dalla Carta. Non solo. Modifica – Parlamento audito ex post nel percorso di eventuale sua conversione – norme ordinarie attuative dell'art. 120, comma 2, Cost. (l. 131/2013) e principi fondamentali fissati dallo Sato con leggi ordinarie e/o con decreti legislativi, sui quali si fonda il funzionamento unitario del Ssn. Quel sistema unico e universale – ma caratterizzato (ahinoi) da una uniformità erogativa dei Lea non propriamente garantita in Calabria – che proprio perché tale consente quantomeno agli ammalati calabresi, a secco di soluzioni «in patria», di trovare altrove una maggiore «giustizia assistenziale».
 
Questo è quanto assumerà rilievo (Consulta permettendo) nel prossimo futuro funzionamento del sistema salutare calabrese, al di là di alcune condivisibili misure (per esempio quella sancita nell'art. 10 in relazione alle aziende sciolte per mafia) contrapposte ad altre non affatto accettabili (specie quella che scredita la stazione appaltante calabrese, che ha fatto bene il suo dovere, attribuendo le sue competenze finanche a sue omologhe strutture purché appartenenti ad «altre Regioni»).
 
Un errore di ipotesi forse dovuto ad una non corretta lettura del decreto di scioglimento dell'Asp di Reggio Calabria, ove le critiche venivano mosse nei confronti dei rinnovi facili e di durata pluriannuale di contratti di fornitura, di beni e servizi, e di mancato ricorso, per l'appunto, alle procedure agonistiche della quali la SUA è stata in Calabria corretta esecutrice. 
 
Controlli improbabili e contraddizioni gravi
Sotto il profilo politico-istituzionale il decreto dà prova di due diversi orientamenti.
Da una parte, si limita a dissentire da quanto hanno fatto i commissari governativi avvicendatisi in Calabria sino ad oggi. Un giudizio negativo a tal punto da imporre ai nuovi adempimenti la scadenza fissa semestrale.
 
Tuttavia non realizzabili nel concreto. Ciò in quanto le nove aziende interessate dai controlli sono sprovviste di strumenti utili a rendicontare infrannualmente il loro operato, sia relazionato alla tenuta del bilancio e ai suoi controlli perfezionati dai revisori che alla qualità della assistenza erogata. Ciò anche in considerazione dell'impossibilità a constatare gli andamenti gestionali di medio periodo ricavabili esclusivamente da una contabilità analitica che non c'è.
 
Dall'altra, a promuovere inconcepibilmente l'operato degli organismi statali sovra ordinati, tanto da premiarne indebitamente il lavoro fin qui garantito, certamente complice della rovina – cui si riterrebbe dare rimedio con il provvedimento emergenziale – unitamente agli advisor utilizzati sino ad oggi con fior di milioni al seguito senza far nulla.
 
Lo fa attribuendo all'Agenas – notoriamente inutile alle nostre latitudini – la disponibilità di un finanziamento da nababbi di 12 milioni per il prossimo triennio per garantire non si comprende neppure quale genere di consulenza da prestare a commissari ad acta, a commissari straordinari e loro sostituti a catena, sulla cui capacità lo stesso decreto lascia così intendere qualche perplessità.
 
Una concessione economica – sulla quale sarà curioso constatare l'ok della Ragioneria Generale – fin troppo generosa che, in una alla retribuzione aggiuntiva di 50 mila euro annui assicurata ai commissari straordinari rispetto ai manager sostituiti, non sembra essere nelle corde delle lotte sostenute da M5S contro gli sprechi e le retribuzioni fuori misura.
 
Concludendo
In Calabria tutti cambiano in peggio, fanno spesso il contrario di ciò che dovrebbero. Persino i commissari ad acta, nominati qui per assicurare legalità e buona amministrazione, propongono l'eticamente improponibile. Fate presto, assumete scorrendo le graduatorie, prima che si materializzi il decreto che bloccherebbe il turnover, sembrerebbe quanto, più o meno, consigliato dai medesimi ai manager aziendali.
 
Come dire, che un comandante dei vigili urbani consiglierebbe ai giovani che fanno pericolose gare notturne con le motociclette ad anticipare la gara al giorno prima perché dal giorno successivo ci saranno le volanti in giro.
 
Ettore Jorio
Università della Calabria

Ettore Jorio

13 Aprile 2019

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