Concorsi aggirati e primari scelti dalla politica: il caso Lazio e le proteste dei medici

Concorsi aggirati e primari scelti dalla politica: il caso Lazio e le proteste dei medici

Concorsi aggirati e primari scelti dalla politica: il caso Lazio e le proteste dei medici
Le nomine di primari universitari senza concorso sollevano critiche da parte di Anaao e Acoi, che denunciano violazioni dei principi di merito e trasparenza. Il caso della ASL di Rieti e altri esempi regionali mostrano un uso improprio del D.Lgs. 517/99 e una crescente ingerenza politica nelle nomine ospedaliere

Il tema dell’occupazione dei professori universitari, ad opera dei rettori, delle UOC ospedaliere ordinarie è davvero preoccupante. Peraltro, non affatto garante di preporre alla loro direzione chi sappia fare bene le cose, prescindendo dai titoli accademici posseduti dai preposti.

Tra il dire e il fare, lo si sa, c’è di mezzo il mare, pertanto i professori/ricercatori non assicurano, solitamente, le prestazioni medicali migliori per l’utenza. Ciò anche perché non vincitori degli apposti concorsi per l’accesso ai “primariati”, ancorché in possesso di idoneità ad ordinario/associato e di tanti titoli cartacei al seguito.

Sono da apprezzare pertanto le iniziative di protesta delle associazioni (Acoi, in primis) e sindacati Anaao) dei medici ospedalieri, intese a difendere i loro diritti e tutelare, sul piano dell’efficienza del prodotto professionale, quelli dell’individuo, garantito dall’agonismo pubblico che caratterizza i concorsi a mente dell’art. 97, comma 2, della Costituzione.

L’argomento è duro, specie in un momento in cui le università – costrette dalle regole restrittive dell’ordinamento – hanno sfornato poco e male gli operatori della salute, anche a causa della presenza di istituzioni formative alternative telematiche ed estere che hanno influenzato negativamente il prodotto professionale.

Ebbene, a fronte di tutto questo, non si contano gli atti di prepotenza della politica alle nomine, senza procedere ad alcuna procedura concorsuale, dei “primari”, anche negli spoke. Si è perso il conto. Arrivando persino all’assurdo di interrompere carriere in atto alla scadenza, di solito rinnovabili, ottenute con il sudore della fronte ovvero ad impedirle con scelte negoziali, intervenute tra rettorati e governatori regionali (rectius, direttori regionali di dipartimenti della salute).

Il caso Lazio è emblematico con procedure, che a definirle sgraziate si è generosi, perfezionate nell’Asl di Latina e Rieti. Non solo. Una siffatta “epidemia” di strafottenza amministrativa sta facendo capolino altrove. Giusto per fare qualche esempio: in Lombardia e nel Trentino.

Ha ragione l’Anaao chiedendosi su questa rivista se “È opportuno (aggiungiamo, se legittimo) che una struttura complessa ospedaliera sia assegnata al di fuori del perimetro concorsuale del SSN?” La risposta è assolutamente negativa!

E ancora, la squadra di De Silverio sottolinea “È dunque necessario discutere, se una legge datata – il D. Lgs. 517/99 – sia opportuno che oggi venga utilizzata per superare quelle procedure che dovrebbero garantire equità, trasparenza e coerenza come richiesto dai contratti della dirigenza medica pubblica”. La risposta – anche tenuto conto della parzialità della domanda e della diversità dei casi nonché dell’assenza totale di AOU (tranne quella di Salerno) – è che il d.lgs. 517/99 magari fosse doverosamente applicato!

Da qui, la contestazione dell’Anaao all’atto aziendale recentemente adottato, fuori ogni misura e mission, dalla ASL di Rieti, utilizzando un protocollo d’intesa con l’Università (vecchio di quasi dieci anni) ma anche esso inefficace, perché atto negoziale frutto di pericolose fantasie e invenzioni nel quale vengono consacrate esclusivamente tutele alla politica che governa di incidere a mano libera sulle nomine “primariali”. Una metodologia assolutamente impropria e illegittima cui fa ricorso l’attuale governance regionale laziale e aziendale per mettere in campo soprusi produttivi di responsabilità erariali, facili a sconfinare in violazioni del codice penale concretizzate da più di tre soggetti d’accordo tra loro.

Così facendo cadranno non solo le garanzie poste a tutela dello status di pubblico impiego dei “primari” ma anche le certezza di assicurare ai cittadini di essere consegnati nelle mani di chi sappia fare veramente le cose, messe alla prova dalla esperienza ospedaliera e certificate da procedure selettive nazionali.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

04 Giugno 2025

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