Cure in ospedale: ecco l’Italia delle disuguaglianze. Dall’ictus ai parti cesarei, provincia che vai assistenza che trovi

Cure in ospedale: ecco l’Italia delle disuguaglianze. Dall’ictus ai parti cesarei, provincia che vai assistenza che trovi

Cure in ospedale: ecco l’Italia delle disuguaglianze. Dall’ictus ai parti cesarei, provincia che vai assistenza che trovi
Bassa proporzione di Ptca entro i 90’ nei pazienti con Infarto Stemi in provincia di Udine, Sassari, Olbia Tempio e Reggio Calabria. Peggiori esiti di mortalità dopo ictus ischemico nelle provincia di Latina e Reggio Calabria, ma è allarme rosso anche nella provincia di La Spezia (che invece va bene sul Ptca entro 90') e nella Asl di Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte. Troppi parti cesarei nel Meridione. La cartografia dell’Italia disegnata da Agenas

Non solo nascere in una determinata Regione può fare la differenza, ma anche abitare in una provincia della stessa Regione può rappresentare un discrimine sul fronte della qualità degli esiti delle cure. L’Italia si presenta infatti decisamente a macchia di leopardo, con differenze non solo regionali, ma spesso e volentieri intraregionali.

Questa la fotografia scattata dall’edizione 2024 del Programma nazionale esiti, presentata nei giorni scorsi, i cui dati hanno consentito di valutare la qualità dell’assistenza ospedaliera (in linea quindi con le soglie del Dm 70) entrando nelle specifico delle zone di residenza dei cittadini (Asl o Provincia). Quattro le aree sotto la lente: la proporzione di Ptca entro i 90’ nei pazienti con Infarto Stemi; frattura di femore negli over65 operati entro le 48 ore; proporzione di tagli cesarei primari e Ia mortalità a 30 giorni per ictus Ischemico.

Dal quadro generale, spiegano gli analisti di Agenas, emerge un gradiente Nord-Sud a svantaggio delle regioni meridionali per gli esiti dopo ictus ischemico, sia a breve che a lungo termine. A fronte del miglioramento del valore nazionale, si rilevano diffuse aree sotto-soglia per gli indicatori di Ptcs entro 90′ dopo infarto Stemi e per l‘intervento per frattura di femore entro 48 ore. Si conferma anche il gradiente Nord-Sud per i parti con taglio cesareo con una maggiore propensione al cesareo nelle strutture private accreditate rispetto alle pubbliche.

Vediamo nel dettaglio la cartografia dell’Italia nelle 4 aree sotto la lente.

Stemi: proporzione del Ptca entro 90’
La tempestività per questo intervento è fondamentale per la qualità degli esiti. Dalla fotografia scattata emerge con chiarezza uno scenario frammentato, con alcune regioni dove le differenze intraregionali sono più marcate e la maggioranza delle strutture non superano l’asticella del 60% dei pazienti trattati nei tempi previsti.

Nel Nord, spiccano le alte performance in Piemonte e Veneto e qualche area critica nel resto del settentrione. Più frammentata la qualità nelle Regioni del Centro e al Sud.
Le situazioni più critiche emergono nella provincia di Udine in Fvg e in Liguria in particolare nella provincia di Imperia (fa eccezione la provincia di La Spezia). Risultati negativi anche in Sardegna, in particolare nella provincia di Sassari e Olbia Tempio e nella provincia di Reggio Calabria, mentre brilla la Asl di Crotone. Non raggiungono la sufficienza Campania e Basilicata.

Frattura di femore in pazienti over 65 operata entro 48 ore
Per questo indicatore a livello nazionale c’è stato un miglioramento nel tempo, ma molte strutture non superano l’asticella del Dm 70. Anche in questo caso il Pne consegna uno scenario ad alta variabilità sia regionale sia intraregionale.
La provincia di Trento presenta performance d’eccellenza. Bene il Veneto, la Regione Marche, la provincia di Bari in Puglia, le provincia del sud della Sicilia e nel Lazio, regione ad alta variabilità, la città di Roma.
Quattro le regioni con aree preoccupanti: scenari particolarmente critici in Sardegna, dove nessuna delle strutture supera i valori soglia del Dm 70, performance sotto standard anche in Valle d’Aosta, Liguria, Umbria e Basilicata (con criticità elevate a Matera). Allarme rosso nella Asl di Frosinone nel Lazio e, in questo caso, a Crotone in Calabria.

Parti Cesareo
La cartografia restituisce un forte gradiente Nord Sud per quanto riguarda la propensione ai tagli cesarei primari.
Sul fronte delle strutture pubbliche, l’Italia si presenta con zone d’eccellenza principalmente nel Nord Italia, ad eccezione della Valle d’Aosta. Mentre al Centro al Sud e isole (ad eccezione della Basilicata) la cartina si colora di rosso e di arancione.

La distribuzione dei volume di parti tra strutture private accreditate e strutture pubbliche per Regione vede soltanto 9 regioni italiane con parti cesarei primari effettuati nel privato accreditato. Nel Lazio oltre la metà dei parti cesarei sono effettuati in strutture private accreditate, a seguire la Puglia con percentuali intorno al 20%.
In Campania, Calabria e Sicilia c’è la maggiore concentrazione di parti cesarei effettuati in strutture private accreditate.


Mortalità a 30 giorni per ictus Ischemico
Un indicatore questo, sottolineano gli analisti di Agenas, sul quale nel corso degli anni è stato fatto un grande lavoro per migliorare il trattamento del paziente. La cartina mostra però in maniera chiara un‘Italia divisa in due, con aree verdi, quindi con esiti migliori, al Nord e al Centro e al contrario con una concentrazione di aree rosse estese al Sud.
Si colorano di rosso la Basilicata (Regione in particolare ritardo nell’attuazione dell’implementazione delle reti tempo dipendenti), il nord della Campania, la provincia di Latina e di Reggio Calabria.
Va detto però che anche il Nord non è esente da criticità, in particolare nella provincia di La Spezia si colora di rosso e nella Asl di Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte.

E.M.

Ester Maragò

04 Novembre 2024

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