Il documento, redatto per supportare i professionisti del settore – dalle farmacie di comunità a quelle ospedaliere – sottolinea che i farmacisti, essendo tra gli operatori sanitari più accessibili, possono essere interpellati da pazienti e caregivers per consigli durante un’epidemia o in periodi di forte preoccupazione. Il loro ruolo, però, va ben oltre il semplice consiglio: sono chiamati a riconoscere potenziali casi, fornire informazioni di salute pubblica accurate, rafforzare le misure di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) e indirizzare i pazienti sospetti in modo sicuro secondo i protocolli nazionali.
La sfida delle diverse specie virali
La guida mette in guardia da un errore comune: non tutte le epidemie di Ebola sono uguali. Attualmente sono tre i virus noti per causare la malattia nell’uomo (Ebola, Sudan e Bundibugyo). Il documento ricorda che, sebbene il virus Ebola (Zaire) sia l’unico per cui esistono vaccini autorizzati e terapie con anticorpi monoclonali raccomandate dall’Oms, le epidemie recenti – come quella transfrontaliera tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda dichiarata emergenza di salute pubblica internazionale nel maggio 2026 – hanno evidenziato l’importanza di altre specie, come il Bundibugyo, per le quali non sono ancora disponibili vaccini o trattamenti specifici approvati. Da qui l’importanza per il farmacista di conoscere le differenze, per fornire informazioni corrette ed evitare false aspettative.
Come si trasmette (e come no)
Per combattere lo stigma e le paure irrazionali, la guida dedica un passaggio specifico alle modalità di trasmissione. L’Ebola si trasmette attraverso il contatto diretto con sangue, fluidi corporei o materiali contaminati di una persona infetta. Non si trasmette per via aerea, come l’influenza o il Covid-19, né tramite zanzare, cibo, acqua o contatti sociali occasionali con persone sane. È fondamentale, si legge nel documento, comunicare chiaramente questi fatti per ridurre l’ansia non necessaria e supportare l’adesione alle raccomandazioni di salute pubblica.
Il ruolo del farmacista: dalle mani pulite allo smistamento
La guida entra nel dettaglio delle azioni chiave. Oltre a promuovere l’igiene delle mani e un uso corretto dei dispositivi di protezione individuale (DPI), il personale farmaceutico è chiamato a fare screening (valutando i sintomi insieme ai fattori di rischio epidemiologici, come la storia di viaggi o il contatto con casi sospetti) e referral (indirizzando immediatamente i sospetti alle strutture competenti, senza tentare di diagnosticare o gestire clinicamente il caso in farmacia). Se possibile, le farmacie dovrebbero identificare un’area designata dove il paziente sospetto possa attendere brevemente il trasferimento da parte della squadra di risposta, minimizzando l’esposizione per il personale e gli altri clienti.
Sul fronte dei farmaci, la guida ricorda che il paracetamolo è raccomandato per febbre e dolori lievi, mentre farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come ibuprofene o aspirina dovrebbero essere generalmente evitati a causa del rischio di sanguinamento.
Vaccini e lotta alle fake news
Nei Paesi dove sono autorizzati e formati, i farmacisti possono offrire servizi di vaccinazione, contribuendo a campagne di educazione pubblica, promozione della fiducia nei vaccini e gestione della catena del freddo. Ma il loro ruolo è cruciale anche nella lotta alla disinformazione. Le farmacie sono spesso fonti di informazione fidate: il personale deve fornire informazioni basate sull’evidenza, coerenti con le linee guida di salute pubblica, culturalmente appropriate e in grado di correggere le notizie false.
Infine, la guida sottolinea l’importanza di mantenere la continuità dei servizi essenziali durante un’emergenza, garantendo l’accesso ai farmaci per le malattie croniche e la pianificazione di scorte e procedure di comunicazione di emergenza. Un modo per dimostrare che, anche di fronte a un’epidemia, la farmacia resta un pilastro della resilienza del sistema sanitario.