Il riformista che non c’è. Gigli (Fesmed): “E’ ora di incidere sul Servizio Sanitario”

Il riformista che non c’è. Gigli (Fesmed): “E’ ora di incidere sul Servizio Sanitario”

Il riformista che non c’è. Gigli (Fesmed): “E’ ora di incidere sul Servizio Sanitario”
Cavicchi coglie bene la divaricazione tra bisogni e risorse e propone una riforma che parta dai “fondamentali”, per ripensare i modelli che in questo sistema producono la spesa.Partendo dalla valorizzazione dell’attività professionale del medico, che adesso viene ristretta in spazi e tempi contingentati

Il nostro Servizio sanitario nel 2012 ha registrato oltre 9 milioni di ricoveri e ha fornito circa un 1 miliardo di prestazioni specialistiche. I dati sono in perenne crescita e ad essi si contrappongono i continui tagli del finanziamento statale al Servizio sanitario.
 
Nel suo libro “Il riformista che non c’è”, Ivan Cavicchi coglie bene questa divaricazione tra bisogni e risorse e propone una riforma che parta dai “fondamentali”, per ripensare i modelli che in questo sistema producono la spesa.
Giustamente, propone di intervenire sulla domanda espressa, quindi sulla struttura dell'offerta e di conseguenza, sulle modalità produttive e sui sistemi organizzati. Non dimentica che la vera ricchezza del Servizio sanitario sono i suoi professionisti, i quali attualmente non sono adeguatamente valorizzati e che lui vedrebbe bene che venissero pagati in maniera articolata, nelle forme che definisce: di retribuzione e di attribuzione. Quindi, con un doppio salario, il primo fisso e il secondo variabile, calcolato sulla base dei risultati.
 
Ritengo pienamente condivisibile una valorizzazione dell’attività professionale del medico, che adesso viene ristretta in spazi e tempi contingentati, mentre potrebbe esprimersi in forme che superino anche l’attuale regime dell’attività libero-professionale. E’ interessante  la visione che Ivan Cavicchi prospetta per l’attività lavorativa, basata sul connubio di autonomia-responsabilità-esiti, ben lontana dalla situazione attuale che vede i medici disincentivati e sotto il controllo della classe politica, la quale privilegia l’appartenenza rispetto ai risultati.
 
Non posso che concordare su una riforma che rimetta il cittadino al centro del sistema, che fornisca le stesse prestazioni su tutto il territorio, superando la concorrenza tra Governo e Regioni, che valorizzi i professionisti e che limiti l’invadenza della politica. Adesso non ci rimane che attendere l’arrivo di questo riformista illuminato, che al momento ancora non c’è.
 
Carmine Gigli
Presidente FESMED

Carmine Gigli

31 Ottobre 2013

© Riproduzione riservata

116117, il numero europeo delle cure non urgenti: in Italia dopo 20 anni continua a ‘non rispondere’
116117, il numero europeo delle cure non urgenti: in Italia dopo 20 anni continua a ‘non rispondere’

C’è un numero che in Europa esiste da quasi vent’anni e che dovrebbe servire a una cosa estremamente semplice: evitare che ogni bisogno sanitario finisca al pronto soccorso. È il...

Per la sanità si prevedono tempi di magra. Ocse: “Finita la stagione degli aumenti di spesa post Covid. Tra debito, energia, protezione sociale e difesa incombe una stretta sui bilanci”
Per la sanità si prevedono tempi di magra. Ocse: “Finita la stagione degli aumenti di spesa post Covid. Tra debito, energia, protezione sociale e difesa incombe una stretta sui bilanci”

La spesa sanitaria torna a salire, ma il tempo dell’espansione senza freni è finito. Dopo il balzo degli anni della pandemia e il successivo riassestamento, l’Ocse certifica che nel 2024...

Tubercolosi. Nel 2024 notificati 3.150 casi, in aumento dell’8,9% ma Italia resta un Paese a bassa endemia
Tubercolosi. Nel 2024 notificati 3.150 casi, in aumento dell’8,9% ma Italia resta un Paese a bassa endemia

Sono stati 3.150 i casi di tubercolosi notificati in Italia nel 2024 con un incremento dell’8,9% rispetto all’anno precedente e un tasso di notifica pari a 5,3 casi per 100mila...

Italiani meno sedentari, ma in eccesso di peso, fumo e alcol restano un problema. I dati Istat
Italiani meno sedentari, ma in eccesso di peso, fumo e alcol restano un problema. I dati Istat

Nel 2025 continua a ridursi la sedentarietà (-2,4 punti percentuali rispetto al 2024), problema che ancora riguarda tre persone su 10 nella popolazione di 3 anni e più. Con valori...