In Italia spesa in farmaci superiore alla media Ocse. Il nodo è (ancora) nel basso consumo di generici?

In Italia spesa in farmaci superiore alla media Ocse. Il nodo è (ancora) nel basso consumo di generici?

In Italia spesa in farmaci superiore alla media Ocse. Il nodo è (ancora) nel basso consumo di generici?
Nonostante una spesa farmaceutica superiore alla media Ocse, l'Italia consuma meno farmaci essenziali come antipertensivi e antidiabetici. Il paradosso si potrebbe spiegare con l'eccessivo uso di antibiotici e la scarsa penetrazione di generici e biosimilari. Il sistema sostiene così costi elevati senza ottimizzare gli esiti di salute, rendendo strategico il rilancio degli equivalenti per liberare risorse.

Il rapporto Health at a Glance 2025 dell’Ocse dipinge per l’Italia un quadro farmaceutico apparentemente contraddittorio. La spesa pro capite a parità di potere d’acquisto in Italia è di 846 dollari, sopra la media Ocse di 766 dollari. Ma questi numeri nascondono una realtà più complessa e problematica.

Analizzando le quattro principali categorie terapeutiche monitorate dall’Ocse, emerge infatti un dato sorprendente: la spesa per agenti ipolipemizzanti (farmaci per il colesterolo, come le statine) è l’unica a risultare superiore alla media. Al contrario, la spesa per antipertensivi, antidiabetici e antidepressivi risulta sistematicamente al di sotto della media internazionale Ocse.

Questa dicotomia svela un paradosso: l’Italia spende più della media, ma non per un consumo elevato di queste terapie essenziali per la cronicità. Allora, dove va a finire la spesa? Su questo il rapporto Ocse non dà risposte chiare, ma qualche ipotesi si può formulare leggendo nel suo complesso il documento.

La risposta potrebbe risiedere in due criticità croniche del sistema farmaceutico italiano.

Consumo eccessivo di farmaci non essenziali. L’Italia storicamente figura tra i Paesi europei con un consumo di antibiotici tra i più elevati, nonostante le campagne di sensibilizzazione per un loro utilizzo più appropriato alla luce della ‘pandemia silente’ legata all’antibioticoresistenza. Questa categoria, spesso prescritta in modo inappropriato, pesa notevolmente sulla spesa senza necessariamente migliorare gli esiti di salute.

Scarsa penetrazione dei farmaci generici e biosimilari. Il nostro paese rimane ai livelli più bassi dell’area Ocse per quota di mercato dei farmaci equivalenti. Mentre altre nazioni contengono i costi affidandosi a principi attivi identici ma a prezzo inferiore, in Italia si continua a privilegiare il farmaco “brand”, o originatore, che costa di più al Sistema sanitario nazionale.


In conclusione, il Sistema sanitario sostiene un costo elevato non a causa di un ampio accesso a terapie essenziali per le cronicità, ma probabilmente per il peso di un modello di consumo obsoleto: un uso ancora troppo generoso di farmaci non essenziali, come gli antibiotici, e una persistente riluttanza ad abbracciare la leva dei farmaci generici e biosimilari. Il risultato è un sistema che paga un prezzo alto – in termini economici e di opportunità – senza ottenere il massimo valore in salute per la collettività.

Colmare il divario con l’Europa sui generici non è più solo un’opzione per risparmiare, ma una scelta strategica per liberare risorse e indirizzarle verso terapie realmente innovative e necessarie.

G.R.

G.R.

14 Novembre 2025

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