L’influenza aviaria ad alta patogenicità A(H5N1) ha continuato a circolare in Europa durante l’estate, ma su livelli stagionali molto bassi. Tra il 5 giugno e il 28 agosto 2026 sono stati segnalati 110 rilevamenti in 12 Paesi europei, 7 negli uccelli domestici e 103 nei selvatici. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il calo è stato del 72% tra gli uccelli domestici e del 45% tra quelli selvatici.
È quanto emerge dal nuovo report sull’influenza aviaria di Efsa, Ecdc e Laboratorio di riferimento dell’Unione europea per l’influenza aviaria (Eurl).
Il numero dei rilevamenti è rimasto al minimo stagionale per tutta l’estate, proseguendo il declino osservato dalla primavera. Rispetto agli anni precedenti sono stati inoltre colpiti meno uccelli marini nidificanti in colonia e la distribuzione geografica dei rilevamenti è risultata più limitata.
Negli uccelli selvatici -87% rispetto al precedente periodo Tra il 5 giugno e il 28 agosto sono stati registrati 103 rilevamenti di A(H5N1) negli uccelli selvatici in 11 Paesi europei, contro i 797 del precedente periodo di monitoraggio: una riduzione dell’87%.
La maggior parte si è concentrata nell’Europa occidentale, soprattutto in Germania, con 46 segnalazioni, e nei Paesi Bassi, con 31, seguiti dalla Norvegia con 11. In Italia non risultano rilevamenti nel periodo considerato.
L’82,5% dei rilevamenti nei selvatici ha riguardato gli uccelli acquatici, mentre gli uccelli marini nidificanti in colonia hanno rappresentato l’8,7%. Proprio per questi ultimi il rapporto evidenzia una diminuzione del 94% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Quindici casi nell’uomo, nessun decesso Tra il 5 giugno e il 31 agosto sono stati segnalati 15 casi di infezione da virus dell’influenza aviaria nell’uomo, nessuno fatale: un caso di A(H5N1) in Bangladesh, uno in Cambogia e 13 casi di A(H9N2) in Cina.Tutti avevano riferito un’esposizione al pollame o ad ambienti avicoli prima della diagnosi o dell’insorgenza della malattia. Le infezioni nell’uomo rimangono rare e non è stata documentata alcuna trasmissione sostenuta da persona a persona.
Il rischio associato ai virus A(H5N1) del clade 2.3.4.4b attualmente circolanti in Europa resta quindi basso per la popolazione generale dell’Ue/See e da basso a moderato per chi è esposto, professionalmente o in altro modo, ad animali infetti o ad ambienti contaminati.
Nell’intero anno epidemiologico 7.000 rilevamenti nei selvatici Se si allarga invece lo sguardo all’intero anno epidemiologico, tra il 1° ottobre 2025 e il 28 agosto 2026 l’Europa ha registrato 7.000 rilevamenti di HPAI negli uccelli selvatici, il numero più alto registrato finora. Un livello 1,8 volte superiore ai 3.901 rilevamenti del 2021-2022 e 1,7 volte superiore ai 4.205 del 2022-2023.
Nel pollame, invece, durante l’estate sono stati segnalati soltanto due focolai, uno in Germania e uno in Svezia, con una diminuzione del 99% rispetto al precedente periodo di monitoraggio, quando ne erano stati registrati 155. Considerando l’intero anno epidemiologico, i focolai nel pollame sono stati 843, con oltre 33 milioni di volatili suscettibili coinvolti. Il rapporto indica che il rafforzamento della biosicurezza e delle misure preventive e di controllo potrebbe aver contribuito alla riduzione dei focolai negli allevamenti nonostante l’elevata circolazione negli uccelli selvatici.
Virus rilevato anche nei mammiferi Durante il periodo di monitoraggio sono proseguiti rilevamenti sporadici di virus HPAI A(H5) nei mammiferi selvatici europei, tra cui foche in Danimarca e Svezia e una martora in Finlandia.
Fuori dall’Europa Negli Stati Uniti, al 28 agosto, il numero degli allevamenti di bovini da latte interessati era salito a 1.176 in 19 Stati, 67 in più rispetto al precedente aggiornamento. Segnalati inoltre per la prima volta in Nord America sette casi di HPAI A(H5N1) in visoni americani in cattività. Dopo la prima introduzione nell’Australia continentale, il virus A(H5N1) si è inoltre diffuso nelle popolazioni locali di uccelli selvatici, con passaggi anche a carnivori terrestri e mammiferi marini.
Il report