Italia senza posti letto. Dal 2009 tagliati altri 18mila letti ospedalieri. Soprattutto al Sud. E il gap diventa enorme per i posti nelle strutture residenziali: 91 ogni 10mila abitanti a Trento, solo 4,4 in Campania. Il rapporto Istat

Italia senza posti letto. Dal 2009 tagliati altri 18mila letti ospedalieri. Soprattutto al Sud. E il gap diventa enorme per i posti nelle strutture residenziali: 91 ogni 10mila abitanti a Trento, solo 4,4 in Campania. Il rapporto Istat

Italia senza posti letto. Dal 2009 tagliati altri 18mila letti ospedalieri. Soprattutto al Sud. E il gap diventa enorme per i posti nelle strutture residenziali: 91 ogni 10mila abitanti a Trento, solo 4,4 in Campania. Il rapporto Istat
Nell’ultimo compendio annuale la fotografia del nuovo Ssn dopo la dieta dei tagli: meno strutture, meno posti letto ordinari negli ospedali, meno laboratori e medici di base e più assistenza residenziale (ma solo al Nord). E il centro sud arranca tra ospedali senza letti e assistenza residenziale inesistente. Torna invece a crescere il personale del Ssn. CAPITOLO SANITÀ - RAPPORTO INTEGRALE

Continua, seppur in misura ridotta il calo dei posti letto ordinari messi a disposizione del Servizio sanitario nazionale. Nel 2013 se ne contano 196.927 con un rapporto medio per 1.000 abitanti di 3,3 pl. Circa 2000 in meno rispetto al 2012 e 18mila in meno rispetto al 2009. Le politiche di tagli però, andando a vedere le singole regioni riportano di un centro sud con numeri ampiamente sotto la media, al contrario delle regioni del centro nord che hanno tutti numeri più elevati. I dati regionali relativi agli indicatori dell’offerta ospedaliera del 2013 mostrano una forte variabilità: i posti letto ordinari per mille abitanti variano dai valori più bassi in Calabria (2,5) e Campania (2,7) ai più alti in Valle d’Aosta (4,0), Emilia-Romagna (3,9) e Molise (3,8). Sono questi alcuni numeri dell’edizione 2016 dell’Annuario Istat pubblicato oggi (vedi sintesi capitolo Sanità in approfondimento).
 
Tagliate quasi il 10% delle strutture di ricovero dal 2009. La dieta del Ssn ha riguardato anche le strutture. Erano 1.172 nel 2009, sono 1070 nel 2013.
 
Ridotti ambulatori e medici di base. Nell’ampio rapporto non si può non rimarcare come la stretta cui è stato sottoposto il Ssn abbia riguardato non solo i posti letto ospedalieri. Il calo ha caratterizzato anche il numero degli ambulatori e laboratori (dai 9.658 del 2009 ai 9.214 del 2013). Lieve tendenza alla discesa anche per i medici di base anche se il fenomeno è destinato ad acuirsi nel tempo. Sia per i laboratori che per la medicina di base da notare come in questo caso l’alta prevalenza di strutture e dottori si ha nelle regioni del centro sud.
 
Aumenta il personale del Ssn. Nel 2013 il Ssn ha registrato 632.730 unità di personale (medici, infermieri, tecnici, etc). Un numero in crescita (per tutte le categorie) rispetto al 2012 quando se n’erano registrate 616.437. Sono lontani i tempi del 2009 quando si viaggiava intorno a quota 650mila ma la linea di tendenza al ribasso è stata invertita.
 
Cresce (ma solo al Nord) l’assistenza residenziale. In controtendenza invece l’aumento dell’assistenza residenziale che tra il 2009 e il 2013 ha visto crescere i posti letto del 16% fino a quota 234.008. Ma mai come su questo dato si evidenzia uno squilibrio tra Nord e Sud.
In Campania la media è di 4,4 posti letto ogni 10mila abitanti mentre nella Pa di Trento ve ne sono 91,2. Impietoso anche il confronto tra Lazio e Lombardia: nella prima i posti letto in strutture residenziali sono 16 ogni 10mila abitanti, nella seconda 69,2.
 
In generale in Italia la media è di 38,8 posti letto. Al Sud la media è di 11,6, al Centro del 26,3 e al Nord si superano abbondantemente i 60 pl. Insomma un’Italia sempre più spaccata in due in cui al Sud sembrano essere rimaste poche e limitate briciole.
 

 

 
L.F.

L.F.

29 Dicembre 2016

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