L’analisi. Scenari della crisi. Se la sanità per tutti diventa un lusso

L’analisi. Scenari della crisi. Se la sanità per tutti diventa un lusso

L’analisi. Scenari della crisi. Se la sanità per tutti diventa un lusso
La crisi non si placa. Anzi. E ci stiamo rendendo conto che, con manovre tanto pesanti quanto parziali come quelle fin qui varate, i conti potrebbero non tornare mai. E allora si fa strada la via dello "Stato leggero" con dismissione di beni e funzioni pubblici. E tra questi potrebbe entrarci anche il Ssn. Ipotesi legittime ma il sistema Paese deve essere coinvolto perché si tratta di scelte che riguardano tutti noi. Oggi e per le prossime generazioni. Di Cesare Fassari

Dalle parti della Maggioranza non se ne parla ancora ufficialmente. Anzi. A sentire il neo segretario del Pdl Angelino Alfano (martedì sera a Ballarò) la “sanità non è stata e non sarà toccata dalla manovra”. Sappiamo che Regioni e sindacati di categoria la pensano diversamente. Ma non è questo il punto. Il punto è che a seguito del precipitare della crisi economica e dell’impegno al pareggio di bilancio entro il 2013, si stanno facendo strada diverse ipotesi di drastiche dismissione di pezzi importanti di spesa pubblica. Di patrimoni ma anche di funzioni.
E tra queste ultime potrebbe esserci anche la sanità. Come dicevamo, Regioni e sindacati già oggi denunciano un taglio di 7/8 miliardi al fondo sanitario da qui al 2013. Ma qui non stiamo parlando dei soliti (altalenanti) tagli che ogni anno si prospettano al settore per tenere i conti sotto controllo. Qui stiamo parlando dell’ipotesi di una vera e propria revisione dell’attuale sistema sanitario, con il superamento, o almeno di un grosso ridimensionamento, dell’attuale universalismo finanziato dalla fiscalità generale.
A dire il vero il ministro Sacconi ne parla apertamente fin dall’inizio della legislatura con i suoi due libri bianco/verde sul nuovo welfare, dove si traccia il disegno di una sanità ad “universalismo selettivo”, con un doppio sistema assistenziale basato su due pilastri, uno pubblico pagato dalla fiscalità generale e uno privato pagato da contributi integrativi e finalizzati a soddisfare particolari bisogni.
Fino a ieri le idee di Sacconi erano rimaste abbastanza isolate nella sua stessa Maggioranza. In primis è stata la politica finanziaria di Tremonti, e i suoi continui richiami alla salvaguardia del bene salute come supporto fondamentale per le famiglie in tempi di crisi, a relegare in un cantuccio le riforme sacconiane.
 
Ma oggi le cose potrebbero appunto cambiare. E i segnali si avvertono da diverse parti. Per la sua riforma fiscale (che non può non avere ripercussioni sul welfare) Berlusconi ha voluto a capo di un pool di economisti il liberal Antonio Martino che da sempre prospetta uno Stato "leggero". Tra le righe di diversi autorevoli editoriali comincia poi a farsi strada l’idea che bisogna comunque rimettere le mani al finanziamento della sanità in modo strutturale. Lo scrive Massimo Muchetti sul Corriere della Sera di ieri, di cui è vice direttore, auspicando  di “far pagare la sanità a tutti i cittadini secondo aliquote progressive anziché alle imprese e ai dipendenti”. Lo chiede trasversalmente l’economista Tito Boeri su Repubblica del 27 agosto quando, criticando la contromanovra del Pd, interroga Bersani sul perché nel suo decalogo alternativo a quello di Tremonti non ci sia alcun intervento strutturale sulla sanità, che da sola, segnala Boeri, copre il 17% della spesa pubblica.
Ma se ne parla ormai apertamente anche nei palazzi e nelle feste della politica. E non solo nel centro destra. Venerdì scorso al Festival della salute del suo partito, il responsabile nazionale del Welfare del Pd Giuseppe Fioroni, ha infatti richiamato tutti a rivedere l’attuale assetto di pensioni e sanità, alla luce del combinato disposto della crisi mondiale e dei nuovi indici di invecchiamento, che richiedono diverse logiche di compartecipazione alla spesa in relazione ai redditi.
E se ne sta parlando ormai anche nelle sedi competenti del Governo (Economia e Salute), dove si è ben consci che se si vuole raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio entro due anni, dando contestualmente una bella mazzata al debito, la sanità non può non dare il suo contributo in misura ben maggiore di quello sin qui prospettato.

E dato che non si può continuare a tagliare i finanziamenti all’infinito senza toccare le prestazioni da erogare, non si può escludere che si faccia strada la via di una riduzione progressiva del paniere di servizi sanitari pubblici, intervenendo magari sui Lea o con nuovi e più significativi ticket, fino al ripescaggio del modello Sacconi con la costituzione di due sistemi sanitari in parte complementari e in parte, di fatto, alternativi.
Il succo di questi ragionamenti è che, con una vita media ormai prossima ai 90 anni e con una crisi economica strutturale di questa portata con la quale, ormai si è capito, potremmo dover fare i conti per decenni, un lusso come quello del Ssn potremmo non potercelo permettere più.
Intendiamoci. Siamo di fronte a ragionamenti e ipotesi legittimi che meritano di essere analizzati e sviscerati nel dettaglio. Quello che vogliamo segnalare è il rischio che, ancora una volta, il sistema Paese nel suo complesso sia di fatto esautorato dalle scelte, come avvenuto, per citare il caso più recente, con la riforma federalista. Adesso abbiamo le leggi federali ma ci accorgiamo che non siamo pronti ad attuarle e che, alla fine, a volerle è, anche se forte, una pur sempre minoranza del Paese.
Tornare indietro rispetto alla riforma sanitaria del 1978 e ai suoi principi è, per l’appunto, legittimo, ma farlo senza un reale confronto nel Paese no. Anche perché potremmo presto pentircene.

Cesare Fassari
 
A questo editoriale hanno risposto:
Alberto Mingardi, direttore dell'Istituto Bruno Leoni
 
Claudio De Vincenti, Università La Sapienza, Roma
 
Federico Spandonaro, Università Tor Vergata, Roma
 

Grazia Labate, Università di York, Inghilterra
 

 

14 Settembre 2011

© Riproduzione riservata

Italiani meno sedentari, ma in eccesso di peso, fumo e alcol restano un problema. I dati Istat
Italiani meno sedentari, ma in eccesso di peso, fumo e alcol restano un problema. I dati Istat

Nel 2025 continua a ridursi la sedentarietà (-2,4 punti percentuali rispetto al 2024), problema che ancora riguarda tre persone su 10 nella popolazione di 3 anni e più. Con valori...

Natalità. Istat: “Fecondità scende ancora a 1,14 figli per donna, prosegue il calo delle nascite ma popolazione stabile grazie alle migrazioni”
Natalità. Istat: “Fecondità scende ancora a 1,14 figli per donna, prosegue il calo delle nascite ma popolazione stabile grazie alle migrazioni”

Cala ancora il numero di nascite in Italia: 355mila nel 2025, il 3,9% in meno rispetto al 2024. La fecondità scende a 1,14 figli per donna. La popolazione resta però...

Riforma della sanità territoriale al palo. Gimbe: “A rischio obiettivi Pnrr”
Riforma della sanità territoriale al palo. Gimbe: “A rischio obiettivi Pnrr”

La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del Pnrr Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora ben lontana dall’essere realmente operativa. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della...

La guerra in Medio Oriente ferma un terzo della produzione mondiale di elio. Ecco come le risonanze magnetiche rischiano di spegnersi
La guerra in Medio Oriente ferma un terzo della produzione mondiale di elio. Ecco come le risonanze magnetiche rischiano di spegnersi

La guerra in Iran sta colpendo la sanità mondiale attraverso canali che il dibattito pubblico fatica ancora a mettere a fuoco, concentrato com’è sui prezzi della benzina e sul petrolio....