L’interoperabilità dei dati sanitari può far risparmiare fino al 6,6% della spesa sanitaria. Ocse: “Ma i sistemi sono ancora troppo frammentati”

L’interoperabilità dei dati sanitari può far risparmiare fino al 6,6% della spesa sanitaria. Ocse: “Ma i sistemi sono ancora troppo frammentati”

L’interoperabilità dei dati sanitari può far risparmiare fino al 6,6% della spesa sanitaria. Ocse: “Ma i sistemi sono ancora troppo frammentati”

Un nuovo rapporto dell’OCSE fotografa lo stato dell’interoperabilità nei sistemi sanitari dei Paesi membri. La piena condivisione sicura dei dati clinici potrebbe generare risparmi tra il 2,7% e il 6,6% della spesa sanitaria, migliorare la sicurezza dei pazienti e accelerare ricerca e innovazione. Ma persistono ostacoli normativi, organizzativi e tecnologici che rallentano la trasformazione digitale. IL DOCUMENTO

L’interoperabilità dei dati sanitari rappresenta una delle principali leve per rendere più efficienti, sicuri e sostenibili i sistemi sanitari. Eppure, nonostante gli ingenti investimenti nella digitalizzazione degli ultimi vent’anni, la maggior parte dei Paesi OCSE continua a fare i conti con sistemi informativi frammentati, incapaci di far dialogare efficacemente cartelle cliniche, ospedali, servizi territoriali e professionisti. È quanto emerge dal nuovo OECD Health Working Paper “Interoperability in Healthcare: Towards an Interconnected Future”, che analizza esperienze, criticità e buone pratiche nei Paesi membri.

Secondo il rapporto, il valore economico della piena interoperabilità è stimato tra il 2,7% e il 6,6% della spesa sanitaria annua, grazie alla riduzione degli errori, all’eliminazione delle duplicazioni, a diagnosi più tempestive, a una maggiore efficienza amministrativa e a un più rapido sviluppo della ricerca e dell’innovazione.

Sistemi digitali ancora troppo isolati

L’OCSE osserva come la digitalizzazione della sanità abbia spesso prodotto strumenti efficaci all’interno delle singole strutture, ma senza creare un ecosistema realmente integrato. I dati rimangono infatti “intrappolati” nei diversi sistemi informatici e difficilmente riutilizzabili lungo tutto il percorso assistenziale o per finalità di ricerca e programmazione sanitaria.

L’obiettivo, sottolinea il documento, deve essere quello di passare da sistemi costruiti attorno alle singole organizzazioni a un’infrastruttura digitale centrata sul paziente, nella quale i dati possano accompagnare la persona lungo l’intero continuum assistenziale e, con adeguate garanzie di sicurezza e privacy, essere riutilizzati anche per finalità di interesse pubblico.

Errori diagnostici e rischi per la sicurezza

Il rapporto richiama anche il costo clinico della mancata interoperabilità.

Secondo le stime riportate dall’OCSE:

* gli errori diagnostici incidono per il 17,5% dei costi sanitari;

* l’81,5% dei medici ritiene che una scarsa interoperabilità rappresenti un rischio per la sicurezza dei pazienti;

* la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario diminuisce del 15% quando sono costretti a ripetere informazioni cliniche già comunicate, percentuale che sale al 30% nei pazienti cronici.

Tra le conseguenze più frequenti vengono segnalati esami ripetuti inutilmente, ricoveri più lunghi, ritardi nelle decisioni cliniche e un aggravio del carico amministrativo per medici e infermieri.

Il potenziale economico

L’analisi raccoglie le principali stime disponibili nei diversi Paesi.

In particolare:

* Finlandia: risparmi fino al 6,64% della spesa sanitaria, pari a circa 1,95 miliardi di euro l’anno, ottenibili in 3-5 anni grazie a percorsi assistenziali più efficienti, prevenzione, migliore utilizzo dei farmaci e riduzione delle attività amministrative.

* Regno Unito: benefici stimati pari al 4,31% della spesa sanitaria, attraverso Big Data, intelligenza artificiale e medicina personalizzata.

* Canada: risparmi di circa 9,4 miliardi di dollari canadesi l’anno, equivalenti al 2,71% della spesa sanitaria.

L’OCSE evidenzia inoltre che una parte dei benefici potrebbe manifestarsi già nel breve periodo grazie alla riduzione degli oneri amministrativi, mentre quelli più consistenti arriverebbero con la piena integrazione dei dati e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale applicata alla sanità.

Le principali barriere

Nonostante i progressi registrati, l’indagine dell’OCSE mette in evidenza numerosi ostacoli ancora presenti.

Tra quelli più frequentemente segnalati dagli esperti intervistati figurano:

* pratiche non omogenee di condivisione e anonimizzazione dei dati;

* frammentazione tecnologica tra territori e sistemi regionali;

* governance frammentata;

* scarsa uniformità nell’adozione degli standard;

* insufficiente alfabetizzazione digitale del personale;

* limitata fiducia negli investimenti digitali e nella loro capacità di produrre risultati concreti.

Secondo il rapporto, i problemi non sono più principalmente tecnologici: oggi la vera sfida riguarda governance, organizzazione, leadership e coinvolgimento delle persone.

Servono regole comuni e cooperazione internazionale

L’OCSE sottolinea che tutti i Paesi analizzati utilizzano ormai standard internazionali per lo scambio dei dati sanitari, ma permane una forte eterogeneità nella loro applicazione.

Solo il 23% dei Paesi dispone di una normativa che impone lo scambio dei dati sanitari secondo standard condivisi; il 32% ha adottato una strategia nazionale per gli standard; il 50% dispone di organismi nazionali dedicati e il 75% ha già costituito reti affidabili per la condivisione dei dati sanitari. Cresce inoltre la cooperazione internazionale, anche grazie allo sviluppo dell’European Health Data Space (EHDS) e dell’International Patient Summary, considerati elementi chiave per favorire lo scambio transfrontaliero delle informazioni cliniche.

L’interoperabilità come investimento strategico

La conclusione del rapporto è netta: non investire nell’interoperabilità rischia di costare molto di più che realizzarla.

Secondo l’OCSE, i sistemi sanitari devono considerare i dati sanitari come una risorsa strategica per migliorare assistenza, prevenzione, ricerca e sostenibilità economica. Per raggiungere questo obiettivo serviranno investimenti continuativi in standard comuni, qualità dei dati, governance, formazione e collaborazione tra tutti gli attori del sistema sanitario, affinché i dati possano essere raccolti una sola volta, seguire il paziente lungo il percorso di cura e, con le necessarie tutele, essere riutilizzati per generare benefici per l’intera collettività.

27 Luglio 2026

© Riproduzione riservata

Farmaci non utilizzati. Quanto è sicuro riciclarli? Il report della Fip tra divieti, rischi e opportunità
Farmaci non utilizzati. Quanto è sicuro riciclarli? Il report della Fip tra divieti, rischi e opportunità

Ogni anno, nei sistemi sanitari di tutto il mondo, una quantità enorme di farmaci non viene utilizzata. Alcuni sono scatole rimaste chiuse negli armadi di casa, altri sono eccedenze di...

PMA. Nel 2024 nati 17.660 bambini, il 4,8% di tutte le nascite in Italia. Crescono trattamenti e coppie, ma restano forti disuguaglianze nell’accesso. La nuova Relazione al Parlamento del Ministero
PMA. Nel 2024 nati 17.660 bambini, il 4,8% di tutte le nascite in Italia. Crescono trattamenti e coppie, ma restano forti disuguaglianze nell’accesso. La nuova Relazione al Parlamento del Ministero

In Italia continua a crescere il ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA), che contribuisce ormai a quasi una nascita su venti. Nel 2024 sono stati 17.660 i bambini nati vivi...

Adolescenti troppo sedentari. Oms: 1 su 4 nel mondo non raggiunge un’ora di attività fisica in nessun giorno della settimana. Nessun progresso in 15 anni
Adolescenti troppo sedentari. Oms: 1 su 4 nel mondo non raggiunge un’ora di attività fisica in nessun giorno della settimana. Nessun progresso in 15 anni

Un adolescente su quattro nel mondo ha dichiarato di non aver raggiunto, neppure un giorno nell’ultima settimana, almeno un’ora di attività fisica moderata o intensa. In cifre, circa 240 milioni...

Dipendenze. Nei SerD mancano quasi 2mila professionisti, la proposta del Rapporto Oised: Case di Comunità come portale di prevenzione e primo trattamento. Risparmi fino a 222 milioni
Dipendenze. Nei SerD mancano quasi 2mila professionisti, la proposta del Rapporto Oised: Case di Comunità come portale di prevenzione e primo trattamento. Risparmi fino a 222 milioni

Nei Servizi pubblici per le dipendenze (SerD) italiani mancano 1.976 professionisti rispetto agli standard organizzativi previsti per l'assistenza territoriale. Una carenza che si accompagna a un secondo divario: i servizi...