La medicina generale al bivio tra rinascita e obsolescenza

La medicina generale al bivio tra rinascita e obsolescenza

La medicina generale al bivio tra rinascita e obsolescenza
La situazione è dunque matura per rivedere il ruolo della medicina generale e la sua collocazione nel SSN. È ormai evidente che il bivio è tra rinascita e obsolescenza; non prenderne atto significa condannare la medicina di base a una pericolosa inadeguatezza nei confronti delle sfide che ci troveremo sempre più numerose di fronte.

L’epidemia da Covid 19 ha dimostrato la fragilità del nostro SSN, desertificato professionalmente da 15 anni di tagli lineari, e la tragica inconsistenza della medicina di base, abbandonata a sé stessa e totalmente disinserita da ogni contesto clinico integrato
 
A fronte dell’eroico comportamento di una parte minoritaria dei Medici di medicina generale che hanno affrontato la guerra con le suole di cartone, senza mezzi e senza esperienza, gran parte della categoria è rimasta confinata nelle proprie garitte, rifiutandosi di recarsi a domicilio e limitandosi a seguire i pazienti con il telefono
 
È questa un’amara verità che ciascuno di noi ha provato con un proprio familiare e questa è stata anche la mia scoraggiante esperienza personale, a cui è necessario dare una risposta.
Per almeno 10 anni ho insegnato al corso biennale di formazione di medicina generale e per molti anni ho ospitato nel mio ambulatorio i MMG in formazione.
 
Di questi giovani, tutti o quasi tutti motivati ho notato sempre e con pochissime eccezioni come la loro fosse una formazione esclusivamente teorica, fortemente carente dal punto di vista della gestione clinica del paziente.
 
Quello che mancava loro era l’approccio clinico al paziente affetto da patologie di rilievo; quel tipo di ragionamento, di tipo incrementale che consente di pervenire a una diagnosi ragionata dopo avere escluso una serie di patologie che si pongono in diagnosi differenziale; una conoscenza che nasce solo dopo avere visto medici più esperti confrontarsi direttamente sul campo con la complessità clinica.
Imparare a riconoscere un infarto miocardico acuto, un pneumotorace, un flutter atriale, un addome acuto, una perforazione intestinale, una polmonite acuta o una meningite richiede una lunga pratica ospedaliera che, nel caso della medicina generale, è totalmente insufficiente e male organizzata
 
Il MMG dovrà affrontare in solitudine una serie di patologie potenzialmente gravi e queste patologie non saprà riconoscere e non saprà gestire se non ha maturato un’esperienza clinica adeguata.
Il grande bluff della formazione in medicina generale è quello di ritenere che una “medicina di carta” gestita in prima persona e in modo corporativo da sindacati firmatari dell’ACN, possa dare una profondità clinica a giovani inesperti
 
Il MMG per potere operare con un accettabile margine di sicurezza dovrebbe avere una formazione clinica eguale a quella che si matura frequentando la specialità di Medicina interna; anzi quella specialità, con dovute correzioni, dovrebbe essere l’unico titolo di accesso per diventare MMG.
Con quel titolo di specializzazione, con il trainer a cui sono sottoposti gli specializzandi e con una particolare attenzione a un approccio bio-psico sociale alla malattia. i futuri MMG potrebbero vantare un’esperienza clinica che consentirà loro di riconoscere e di gestire in prima persona casi clinici nei confronti dei quali altrimenti, non avrebbero alcuna esperienza.
 
È partendo da questa base che ci si può poi confrontare con la gestione delle cronicità e delle patologie a componente psico-sociale non illudendosi che le patologie acute siano una responsabilità della medicina ospedaliera non di competenza del MMG perché in questo caso si va incontro a drammatici errori di mancata diagnosi
 
Il secondo aspetto, una volta rimessi al loro posto i sindacati corporativi, dovrebbe essere la modifica del rapporto di lavoro, prefiggendosi con questo un obiettivo che non è di tipo formale ma sostanziale.
 
La medicina clinica è esclusivamente un sapere integrato in cui è il team di professionisti, sempre più ampio per la crescente specializzazione del sapere medico, a potere fornire le risposte clinico-assistenziale necessarie.
Finora il MMG è stato relegato nel suo studio, soffocato dal carico burocratico e privo di ogni reale possibilità di confrontarsi con altri specialisti; una situazione che finisce per impoverire anche il professionista più motivato, generando una condizione di crescente burnout.
 
Si esce da questa penosa condizione di isolamento solo entrando in reti cliniche e in contesti organizzativi di tipo pubblico dove si può ampliare la propria casistica e dove ci si può confrontare con altri colleghi e specialisti.
 
Una pia e pericola illusione ritenere che sia sufficiente fornire al MMG un elettrocardiografo o uno spirometro per consentire loro di diventare specialisti; nulla di più falso e di più pericoloso dal punto di vista medico legale perché un tale approccio espone il MMG a rischiose valutazioni cliniche che richiedono invece un lungo trainer in ambienti specialistici.
 
La situazione è dunque matura per rivedere il ruolo della medicina generale e la sua collocazione nel SSN.
È ormai evidente che il bivio è tra rinascita e obsolescenza; non prenderne atto significa condannare la medicina di base a una pericolosa inadeguatezza nei confronti delle sfide che ci troveremo sempre più numerose di fronte.
 

Roberto Polillo
 

Roberto Polillo

27 Settembre 2021

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