La sanità e un piatto che piange

La sanità e un piatto che piange

La sanità e un piatto che piange
A fronte dei quattro miliardi vantati, seppure in un clima di riconosciuta difficoltà e quindi di cautela, ce ne saranno appena due disponibili. Sarà quindi dramma erogativo nella tutela della salute, sempre più compromessa ad sud da una emigrazione in sensibile ripresa verso le mete note (Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto) che riempiono il loro salvadanaio con le povertà del meridione e le sofferenze dei meridionali. I calabresi, su tutti.

Un momento così, di incertezza sulla disponibilità di risorse dello Stato, è difficile da ricordarsi. Forse come preoccupazione analoga ricorda il governo Amato, esordito il 28 giugno del 1992 e cessato il 22 aprile dell’anno successivo. Un Governo rimasto tristemente noto per il prelievo forzato notturno nei conti correnti bancari privati.

Ma a sentire che non si ancora come e cosa scrivere nella legge di bilancio per il 2024 genera terrore, non solo imbarazzo. E’ peggio di cosa potrebbe accadere ad un padre, monoreddito, espulso dal lavoro con mutui a carico e figli in età scolare, costretto a dire alla sua famiglia dell’incertezza di mettere il pane a tavola.

In una situazione simile, è arrivata al ministro della salute una doccia gelata. A fronte dei quattro miliardi vantati, seppure in un clima di riconosciuta difficoltà e quindi di cautela, ce ne saranno appena due disponibili. Sarà quindi dramma erogativo nella tutela della salute, sempre più compromessa ad sud da una emigrazione in sensibile ripresa verso le mete note (Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto) che riempiono il loro salvadanaio con le povertà del meridione e le sofferenze dei meridionali. I calabresi, su tutti.

E dire che ci sarebbe tanto da fare, meglio da rifare.

Primo fra tutti, la riorganizzazione dell’assistenza distrettuale rimasta: 1) al palo, con le mappe regionali di distribuzione delle case e ospedali di comunità e COT, individuati così come si fa con il gioco del monopoli piuttosto che secondo fabbisogno epidemiologico; 2) a secco, con il PNRR che non ha consentito la loro messa a terra; 3) in sogno, con i quattrini che non ci sono per riempirli del personale occorrente.

Non meno importante, la riscrittura del sistema ospedaliero pubblico, di quello che ha dimostrato la sua triste inadeguatezza con il Covid e che naviga senza rotta non si sa però per quale approdo. Nessuno lo sa perché nessuno lo dice, fatta eccezione la comune conoscenza che gli erogatori privati accreditati sbancano, soprattutto quelli capaci di mettere a punto una offerta di qualità, introvabile nella quasi totalità nella spedalità pubblica.

Su tutto, la triste esperienze delle Aziende ZERO che hanno messo in ginocchio persino le speranze di chi vendeva il cambiamento. Strutture decantatrici del loro fallimento e produttrici di rovine, quelle solitamente causate da processi sovrastrutturali. Alle aziende sanitarie, piuttosto che dare una nuova linfa, si è posto l’ostacolo di non essere più tali. Una autonomia imprenditoriale finita nell’indifferenziata, un management messo nel ripostiglio, programmi attuativi neppure pensati, personale allo sbando e dipartimenti regionali alla ricerca di se stessi. Su tutto, la persona, un cittadino non più destinatario dei suoi diritti.

E così, nonostante un ministro tecnico, sul quale in tanti riponevano le proprie speranze del dopo Speranza, la sanità vive con un piatto che piange, per assenza di risorse, e un passato che non va assolutamente bene.

Urge portare subito in officina le Aziende Zero o come dir si voglia a fare il tagliando. Dissolverle del tutto, cancellandole ragionevolmente dall’ordinamento, ovvero adeguando le normative regionali, spesso frutto di desideri indicibili, magari ponendo alla base un principio fondamentale da mettere in una legge dello Stato di fine d’anno.

Ma nel frattempo non si può rimanere così, con i guai combinati, la colpevole inerzia e gli esercizi indebiti dei quali siffatte aziende si sono rese responsabili. Dicevo, nel frattempo tutte in officina a fare revisione e ad acquisire un manuale d’uso e consumo che le riporti, tutte, ad una attività e ad una resa egualitaria, come percorsi ma soprattutto come risultati.

Fare diversamente, si generano morti. Sono certo, però, che si farà quanto serve e che, alla fine, ci saranno anche i quattrini per farlo.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

07 Settembre 2023

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