Tra piattaforme informatiche, DRG e LEA, il Servizio sanitario evolve verso modelli più trasparenti e orientati alla qualità. Uno dei temi più interessanti riguarda come cambieranno le remunerazioni in relazione all’efficacia delle prestazioni, alla funzionalità e alla sostenibilità del sistema, quest’ultima da valutare nei suoi segmenti regionali, determinati dalla somma dei valori delle aziende che appartengono ai rispettivi servizi sanitari.
Negli ultimi anni la digitalizzazione ha trasformato profondamente il funzionamento dei sistemi sanitari, incidendo non solo sull’organizzazione dei servizi e sulla gestione dei dati clinici, ma anche su un aspetto meno visibile; eppure, cruciale: le modalità di remunerazione dei soggetti erogatori pubblici, ivi compresi i privati accreditati e contrattualizzati dalle aziende della salute.
Ospedali, strutture territoriali, cliniche e professionisti vengono oggi remunerati attraverso sistemi sempre più automatizzati, basati su piattaforme informatiche che consentono di registrare le attività, monitorare le performance e calcolare i rimborsi con maggiore precisione e trasparenza.
A fronte di tutto questo è in corso un cambiamento strutturale sempre più visibile e incidente sulle modalità di rendere esigibili i LEA. Ciò rappresenta la risposta a una duplice esigenza: da un lato garantire la sostenibilità economica del sistema sanitario; dall’altro assicurare equità e qualità nell’erogazione delle cure.
Il pagamento a prestazione: il ruolo dei DRG
Uno dei modelli più diffusi è il pagamento a prestazione, noto anche come “fee for service”. In questo sistema le strutture sanitarie vengono remunerate per ogni attività svolta, come visite specialistiche, esami diagnostici o ricoveri ospedalieri.
Per quanto riguarda l’assistenza ospedaliera, lo strumento principale è rappresentato dai DRG (Diagnosis Related Groups), un sistema di classificazione dei ricoveri basato su diagnosi e procedure effettuate. A ogni ricovero viene attribuito un gruppo omogeneo cui corrisponde una tariffa prestabilita, calcolata automaticamente grazie ai sistemi informativi sanitari.
Questo modello ha il vantaggio di rendere misurabile l’attività e di incentivare l’efficienza produttiva, ma presenta anche alcune criticità, come il rischio di inappropriatezza o di aumento dei volumi di prestazioni non sempre necessari. Una siffatta dinamica rappresenta infatti uno dei principali problemi da affrontare con il rafforzamento dei processi di digitalizzazione, che prenderanno sempre più piede anche nell’erogazione dei LEA ospedalieri, specie di quelli erogati in regime di collaborazione del SSN con il sistema universitario, sempreché le 27 sedicenti AOU assumano una loro corretta esistenza giuridica e le AOI vedano adeguati i valori dei DRG.
Il pagamento per funzioni assistenziali: garantire i servizi essenziali
Accanto alla logica della prestazione si è progressivamente affermato il pagamento per funzioni assistenziali, che prevede una remunerazione basata sul ruolo svolto dalla struttura all’interno del sistema sanitario piuttosto che sul numero di attività erogate.
È il caso, ad esempio, dei pronto soccorso, dei dipartimenti di prevenzione o dei servizi territoriali, che vengono finanziati attraverso budget o quote fisse per garantire continuità assistenziale e presenza sul territorio. Questo modello favorisce la programmazione sanitaria e riduce gli incentivi a una sovra-erogazione di prestazioni, ma richiede sistemi di monitoraggio sofisticati per evitare il rischio opposto di sotto-produzione. In tale attività programmatoria, basata sul sistema di remunerazione tariffaria, dovranno essere prese in considerazione anche le retribuzioni a tariffa giornaliera, tipiche del sistema sociosanitario.
Il collegamento con i LEA: garantire diritti uniformi
Entrambi i modelli di remunerazione sono strettamente collegati ai LEA, cioè l’insieme delle prestazioni e dei servizi che il SSN deve garantire a tutti i cittadini. Le piattaforme digitali permettono di verificare che tali servizi vengano effettivamente erogati, monitorando accesso, appropriatezza e qualità delle cure.
In questo senso, la digitalizzazione diventa uno strumento fondamentale di governance: consente alle istituzioni di controllare la spesa, confrontare le performance tra strutture e programmare interventi correttivi per ridurre le disuguaglianze territoriali.
Verso modelli integrati e basati sui risultati
La tendenza più recente è quella di superare la contrapposizione tra pagamento a prestazione e pagamento per funzioni, adottando modelli misti che integrano tariffe, budget e indicatori di qualità. L’obiettivo è spostare progressivamente l’attenzione dal volume delle attività ai risultati di salute, premiando l’efficacia e l’appropriatezza delle cure.
La digitalizzazione rappresenta la condizione abilitante di questo processo: senza sistemi informativi evoluti non sarebbe possibile raccogliere dati affidabili, analizzare i costi o valutare gli esiti clinici.
Una leva strategica per la sostenibilità del sistema
In un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento della domanda di servizi sanitari, la gestione delle remunerazioni assume un valore strategico. Rendere i meccanismi di pagamento più trasparenti, monitorabili e orientati alla qualità significa rafforzare la capacità del sistema sanitario di garantire cure efficaci senza compromettere la sostenibilità economica.
La digitalizzazione, dunque, non è solo un processo tecnologico, ma una leva di riforma organizzativa che ridefinisce il rapporto tra risorse, servizi e diritti dei cittadini, contribuendo a costruire un sistema sanitario più equo, efficiente e resiliente.
Ettore Jorio