Le vaccinazioni Covid sul luoghi di lavoro. A che punto siamo?

Le vaccinazioni Covid sul luoghi di lavoro. A che punto siamo?

Le vaccinazioni Covid sul luoghi di lavoro. A che punto siamo?
Alla vigilia dell'incontro tra il ministro Orlando e le parti sociali un riepilogo delle norme e delle procedure già previste per avviare la campagna di vaccinazione anti Covid anche nei luoghi di lavoro. I documenti di Confindustria, Medici del Lavoro e Protezione Civile

Il 6 aprile è in programma l’incontro del Ministro del Lavoro Andrea Orlando con le parti sociali, datoriali, e di alcuni Ministeri interessati, per definire i termini del protocollo operativo cui far riferimento per avviare la vaccinazione anti Covid 19 nelle imprese “micro, medie e grandi, senza distinzione alcuna” del nostro Paese e dare una ulteriore e robusta spinta alla campagna di prevenzione tuttora in corso.
 
Indubbiamente non sarà un percorso in discesa in considerazione, innanzitutto, delle norme del D.Lgs.81/08, ed in secondo luogo dei distinguo, precisazioni, raccomandazioni ed indicazioni delle categorie professionali interessate e delle circolari emanate sull’argomento.
 
Per sgombrare il campo da eventuali dubbi applicativi della legge sulle vaccinazioni nei posti di lavoro va considerato prioritariamente il riconoscimento del Sars-Cov-2 come patogeno per l’uomo del gruppo di rischio 3, cioè come “agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori”.
 
La legge in questione, infatti, oltre a precisare che le norme sono applicabili “a tutte le attività lavorative…” indica “le attività quali quelle riportate a titolo esemplificativo nell’allegato 44, che, pur non comportando la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, possono implicare il rischio di esposizione dei lavoratori agli stessi”.
 
E adesso andiamo per ordine. Dalla circolare del Ministero della Salute di dicembre 2020, “Raccomandazione per l’organizzazione della campagna vaccinale contro Sars-Cov-2 e procedure di vaccinazione”, il coordinamento delle attività relative alla campagna di vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 a livello territoriale è affidato ai Servizi preposti al coordinamento delle attività vaccinali regionali (es. Dipartimenti di Prevenzione).
 
Tali Servizi, oltre ad avere istituzionalmente il compito di coordinare a livello territoriale le azioni di sanità pubblica per il contrasto alla diffusione delle malattie infettive, presentano al proprio interno le competenze e la professionalità per svolgere tale attività. In particolare, sono i professionisti che operano in tali servizi (medici specialisti in igiene e medicina preventiva e assistenti sanitari), impegnati quotidianamente nell’attività di Vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 a pianificare, organizzare, effettuare e monitorare le attività vaccinali, ad essere professionalmente formati e possedere conoscenze, competenze ed esperienza per coordinare la campagna vaccinale contro SARS-CoV-2.
 
La Confindustria nel suo documento “Fabbriche luogo di comunità per la vaccinazione pubblica Covid 19”, del 18 febbraio 2021, sottolinea che “Le aziende che riterranno di partecipare, su richiesta delle Autorità sanitarie e per il tramite del medico competente, potranno collaborare comunicando – nel rispetto della privacy – i nominativi delle persone – dipendenti e loro familiari – che chiederanno di ricevere il vaccino. Per quanto riguarda la somministrazione del vaccino, compete alle Autorità sanitarie stabilire se tale adempimento possa essere svolto anche dai medici competenti delle aziende che riterranno di partecipare ovvero attraverso il ricorso a servizi offerti sul mercato.”
 
La SIML, Società Italiana di Medicina del Lavoro in una nota dell'8 marzo scorso individua tre macro-scenari che presentano opportunità e peculiarità specifiche:
– lo scenario sanitario costituito dalle aziende e strutture sanitarie ospedaliere e non, pubbliche e private, dove i medici competenti (MC) hanno spesso già coordinato l’organizzazione e la gestione operativa della campagna vaccinale anti-COVID-19, anche se con compiti diversi a seconda della programmazione decisa nelle varie Regioni, nelle singole direzioni sanitarie, nonché dal differente rapporto di lavoro e posizione contrattuale.
 
– lo scenario che riguarda le grandi realtà lavorative dotate di adeguati servizi e personale sanitari interni (es., aziende manifatturiere e di servizi pubbliche o private, grandi realtà pubbliche di natura amministrativa eccetera) ove l’opera dei MC può essere prevista sia in ambito d’informazione, programmazione, coordinamento e controllo, sia nell’effettuazione diretta del programma vaccinale negli ambienti e luoghi di lavoro. Oltre alla già richiamata necessità riguardante il tipo di vaccino da utilizzare, va ribadita come imprescindibile la messa in atto e l’adeguato mantenimento di condizioni logistiche, igienico-sanitarie e organizzative, da definire preliminarmente come requisito necessario e da sviluppare in stretta collaborazione con i servizi di Igiene e Sanità Pubblica territorialmente competenti. L’implementazione di tale modello organizzativo appare non solo fattibile ma anche caratterizzata da prospettive di successo.
 
– lo scenario riguardante le piccole e medie imprese (ivi comprese le cosiddette “microimprese”); a questo proposito deve essere chiarito a monte che la somministrazione delle vaccinazioni in loco, ove fosse stato prospettato, non risulta praticabile, particolarmente per la verosimile mancanza dei necessari requisiti minimi di carattere igienico-sanitario e logistico-organizzativo di questi setting lavorativi. Sarebbe però possibile ipotizzare per questi contesti, in sinergia con i servizi di Igiene e Sanità Pubblica territorialmente competenti, l’organizzazione di punti comuni di vaccinazione, in locali idonei messi a disposizione dalle aziende sanitarie o anche in sedi territoriali dell’INAIL, come recentemente proposto a livello istituzionale. Restano anche in questo caso da stabilire condizioni, procedure e figure professionali sanitarie e amministrative pubbliche da impiegare a supporto del medico competente vaccinatore”.
 
Sulla questione requisiti minimi delle postazioni extra strutture sanitarie, dove somministrare i vaccini, ci ha pensato la Protezione Civile Nazionale con un documento (non vincolante) di Linee Guida, per non parlare, poi, dell’intesa già operativa, sempre per effettuare la vaccinazione in aziende, sottoscritta dalla Regione Lombardia, Associazioni Datoriali e ANMA, l’associazione dei Medici Aziendali.
 
L’obiettivo – auspicabilmente comune a tutti – resta quello ribadito in una nota dell’ILO, Organizzazione Internazionale del Lavoro del 25 gennaio 2021: garantire un efficace controllo del virus “attraverso una rapida e massiccia diffusione della campagna di vaccinazione”.
 
Domenico Della Porta
Presidente Osservatorio Nazionale Malattie Occupazionale e Ambientale, Università di Salerno

Domenico Della Porta

31 Marzo 2021

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