Alla fine, il tanto criticato emendamento del solito Lotito (cfr. ivi articoli del 10 e del 19 dicembre), che tentava di far superare alle sedicenti AOU – senza affrontare alcun esame – l’obbligo di possedere un Dpcm che le riconoscesse come tali, è stato fatto proprio dal Governo. L’Esecutivo infatti ha depositato, l’appena trascorso 20 dicembre, un emendamento (il 63.78 riformulato) da incardinare nella Manovra 2026 come art. 134-bis (divenuto nel testo finale d’aula art.134-octogies), dal titolo “Disposizioni urgenti in materia sanitaria”.
Dal testo del comma 2 (riportato in calce), è difficile accettare il concetto di urgenza utilizzato nel titolo dal legislatore ordinario, sulla quale invero anche il Capo dello Stato, soprattutto nella valutazione del ricorso ai frequenti decreti legge, si distrae dal ben considerare un suo reale apprezzamento.
Il legislatore fa assistenzialismo agli inadempienti cronici
Il legislatore, chiamato a legiferare eventuali riforme strutturali che diano positivo slancio ad una sanità pubblica oramai morente, si preoccupa invece di “sanare” l’aberrante, peraltro riuscendoci male, tanto da rischiare (molto) probabili eccezioni di incostituzionalità. Lo fa per distribuire piacerucoli intesi a rendere accettabile l’inaccettabile perseguito da alcune Regioni.
Tutto questo propone un problema di fondo, insito nella necessità di sanare, secondo diritto ordinario, la inesistenza giuridica di 27 (molto) presunte AOU su trenta operanti. Ma soprattutto di porre rimedio ai soprusi messi in atto, per esempio in Calabria ove si ha modo di riscontrare la 28ma sedicente AOU, inaccettabili se non riprendendo tutto il percorso da capo. Il tutto, rincorrendo una iniziativa che danneggia le restanti 27 presunte AOU suscettibili di riconoscimenti definitivi in via assolutamente ordinaria.
Guai a mettere alla berlina le più importanti istituzioni pubbliche
Con questo, il legislatore mette, tra l’altro, nel ridicolo gli sforzi compiuti:
– dall’Università di Tor Vergata a richiedere dopo decenni di illegittimità il rilascio del Dpcm che riconoscesse l’esistenza giuridica della AOU “Policlinico Tor Vergata”, nei confronti del quale la Conferenza Stato-Regioni ha dato parere favorevole al suo rilascio nella seduta dell’appena 23 ottobre scorso (punto 14 Odg);
– dalla ministra Bernini che, con il suo DM n. 607 dell’8 agosto 2025, ha costituito un qualificato Gruppo di studio e lavoro, formato dall’eccellenza accademica e di quella rappresentativa della magistratura contabile, presieduto dal prof. Massimo Miscusi, finalizzato a risolvere il tema dei rilasci dei Dpcm alle anzidette 27 pretestuose AOU, in quanto operanti come tali per autoproclamazione;
– dalla giurisprudenza dell’attento TAR Campania che, con due esemplari sentenze, ha sancito che non può esserci alcuna AOU senza il preventivo rilascio del Dpcm, mettendo in forse addirittura una importante AOU napoletana, retrocedendola allo status giuridico di Azienda Ospedaliera integrata con il Ssn che è cosa bene diversa dalla AOU (d.lgs. 517/1999, art. 2, comma 2, lett. b);
– dall’Avvocatura Generale dello Stato che, al riguardo, ha reso un parere al MUR (proprio in occasione del rilascio del Dpcm a Tor Vergata) in data 20 giugno 2025, con il quale ha praticamente detto che senza Dpcm non si ha modo di giustificare l’esistenza giuridica di una AOU, né tampoco di aziende ad essa assimilata;
– dalle AOU di Udine, di Salerno e di Roma-Tor Vergata a compiere gli sforzi organizzativi e procedurali per conseguire l’agognato rilascio del Dpcm che le riconoscesse come tali.
Atto di violenza nei confronti dei Padri costituenti e dei revisori successivi
L’episodio costituisce la chiara dimostrazione, non affatto considerata nella sua giusta dimensione dall’opposizione all’attuale Governo, dell’abuso che si fa delle leggi, sulle quali è da notare negli ultimi tempi anche una sorta di disattenzione delle istituzioni chiamate a valutarle sotto il profilo dell’incostituzionalità.
Al riguardo, non sono pochi gli atti di violenza della Carta, riferibili:
– all’art. 3 (principio dell’eguaglianza);
– agli artt. 33 e 34 (autonomia universitaria);
– agli artt. 36 e 97 (profili critici in tema di lavoro pubblico);
– art. 76 (elusione della fonte e svuotamento di contenuto della previsione che impone il DPCM);
– art. 97 (buon andamento e imparzialità);
– all’art. 117 (sia in relazione al comma 2, lett. n – per quanto riguarda la diminutio dei profili universitari e di ricerca – che all’invasione che il precetto fa in materia di organizzazione del Ssr, in violazione del comma 3).
A ben vedere, un impegno gravoso per il Capo dello Stato a dare il suo formale ok ad un simile obbrobrio legislativo, tenuto conto anche della indeterminatezza del regime transitorio, dell’aggiramento degli strumenti attuativi previsti dalla legge, dalla disparità di trattamento e incertezza organizzativa funzionali a gravare negativamente nella formazione degli studenti e degli specializzandi di 27 sedicenti AOU su 30.
Lo Stato di diritto è alla bancarotta
Il problema che si pone è tuttavia di capire chi, nell’accaduto, ha vinto e chi ha perso. Certamente ha perso lo Stato di diritto, ovverosia il principio fondamentale dell’ordinamento giuridico secondo cui tutti — cittadini e poteri pubblici — sono soggetti alla legge. In quanto tale, chi esercita il potere è obbligato al rispetto di regole giuridiche preesistenti e garantite, e non già a ricorrere ad escamotage (del tipo quello in argomento) per aggiustare quelle apertamente violate.
A fronte di tutto questo ha vinto la politica, quella peggiore. Quella che, pur di negoziare l’immobile, nasconde le crepe nel muro con un intonaco piuttosto che consolidare il fabbricato a rischio di un crollo, che prima o poi arriverà.
Su tutto hanno perso i cittadini, meglio gli individui ai quali la Costituzione (art. 32) riconosce il diritto alla tutela della salute. Ciò in quanto, un siffatto genere di neo-disposto ha la tendenza a devastare le regole nate nel 1999 per ottimizzare il Ssn con la quasi riscrittura del d.lgs. 502/92 e per disciplinare con d.lgs. il 517/99 la collaborazione tra Ssn e università.
I reati commessi così non si sanano come non si può continuare a lasciare i cittadini in mano a primari “prescelti”
In assoluta assenza del rispetto di quest’ultimo, per dirla alla Goya, si sono generati mostri, con i quali la popolazione è costretta a convivere, raccogliendo buoni risultati ma anche disastri alle persone. Proprio per questo, piuttosto che ricorrere ad un tale vergognoso espediente, volto a mettere una pezza a colore anche ad iniziative immeritevoli, ci sarebbe stato bisogno di augurare un proficuo lavoro all’iniziativa in atto voluta dalla ministra Bernini e dal ministro Schillaci.
La salute degli italiani non può allontanarsi sempre di più dalle regole, in linea con la Costituzione, per dare ragione a chi è abituato a confonderle con interessi propri e di parte. Supponendo in ciò che i “primari” de «le aziende ospedaliere del servizio sanitario regionale che abbiano stipulato appositi protocolli d’intesa con le università del territorio», devono venire esclusivamente fuori da selezioni avvenute mediante concorsi pubblici nazionali e non scelti da chi suppone di governare il mondo.
Avere fatto il contrario delle leggi si è spesso incorso in reati e in consistenti produzioni di danni erariali, prescindendo da illusori rimedi da tentare di fare valere su atti nulli, perché in quanto tali insanabili.
Ettore Jorio