“Medici e infermieri sotto assedio, anziani sempre più longevi e welfare in affanno”: il nuovo Rapporto Censis fotografa un Paese fragile e impaurito

“Medici e infermieri sotto assedio, anziani sempre più longevi e welfare in affanno”: il nuovo Rapporto Censis fotografa un Paese fragile e impaurito

“Medici e infermieri sotto assedio, anziani sempre più longevi e welfare in affanno”: il nuovo Rapporto Censis fotografa un Paese fragile e impaurito

Il Rapporto evidenzia un Ssn sotto pressione: 22mila aggressioni in un anno contro operatori sanitari, il 91,2% dei medici denuncia un lavoro sempre più difficile e il 71,8% si sente un capro espiatorio del sistema. Intanto l’Italia invecchia rapidamente, con 14,6 milioni di over 65 e un’aspettativa di vita in crescita. Aumentano le paure legate alla non autosufficienza e crolla la fiducia nel welfare pubblico

Un Servizio sanitario nazionale stremato, medici sempre più esposti a violenze e stress, un’Italia che invecchia a ritmi senza precedenti e un welfare che non riesce più a proteggere i cittadini. È questa l’immagine, dura e senza filtri, che emerge dal “Rapporto Censis 2025 sulla situazione sociale del Paese”. La sanità pubblica diventa lo specchio delle fragilità nazionali: operatori sotto pressione, bisogni assistenziali in crescita e famiglie chiamate a supplire alle carenze del sistema.

Il difficile esercizio della professione: “Nel Ssn lavorare è più stressante e pericoloso”

Sono 22.049 gli episodi di aggressione registrati in un anno contro medici, infermieri e operatori sanitari nelle regioni italiane. Un numero che racconta, meglio di qualsiasi analisi, il clima di sfiducia e tensione vissuto nelle corsie.

Il Censis evidenzia un contesto strutturalmente ostile:

  • “Il 66,0% dei medici non ha tempo sufficiente per dialogare con pazienti e familiari”;
  • “Il 65,9% lavora in strutture con gravi carenze di personale”;
  • “Il 51,8% è costretto a utilizzare attrezzature obsolete o non perfettamente funzionanti”.

Per questo, “il 91,2% dei medici ritiene che lavorare nel Ssn sia diventato più difficile e stressante”.
Il 41,2% dichiara di “non sentirsi sicuro mentre lavora”, e il 18,0% afferma di “avere paura dei turni notturni”.

Tra i camici bianchi:

  • “Il 25,4% ha subito minacce”;
  • “Il 16,4% ha ricevuto denunce”;
  • “Il 3,8% è stato vittima di violenza fisica”.

Il dato forse più emblematico: “Il 71,8% dei medici si sente un capro espiatorio delle inefficienze del sistema”.
Una deriva che, secondo il Censis, riflette la frattura crescente tra cittadini esasperati e un personale sanitario sovraccarico.

Gli “immortali”: un’Italia sempre più longeva che cambia la domanda di sanità

Il Rapporto documenta un invecchiamento rapido e costante. Gli over 65 sono oggi il 24,7% della popolazione, pari a 14,6 milioni di persone. Erano il 18,1% nel 2000 e il 9,3% nel 1960. Nel frattempo, l’aspettativa di vita sale a 85,5 anni per le donne e 81,4 per gli uomini, con un guadagno di quasi cinque mesi in un solo anno.

Cresce anche il numero dei centenari:

  • “Erano 594 nel 1960, 4.765 nel 2000, oggi sono 23.548”.

La tendenza è destinata ad accentuarsi: nel 2045 gli over 65 saranno 19 milioni, pari al 34,1% della popolazione.

Il Censis parla di anziani che vivono come “eterni adulti”, mossi dal desiderio di mantenersi in salute e autonomi, ma pienamente consapevoli che “le risorse che possiedono non saranno disponibili in ugual misura per i giovani”. Una dinamica che pesa direttamente sulla programmazione sanitaria: cronicità, assistenza territoriale, long-term care, domiciliarità.

Welfare pubblico insufficiente: cresce la paura della non autosufficienza

Il Rapporto descrive un Paese in cui la protezione sociale non appare più solida.

  • “Il 78,5% degli italiani teme di non poter contare su servizi adeguati in caso di non autosufficienza”;
  • “Il 72,3% ritiene insufficienti gli aiuti dello Stato in caso di eventi climatici estremi”.

Eppure, tra disponibilità teorica e comportamenti reali c’è un forte scarto:

  • il 54,7% sarebbe disposto a investire fino a 70 euro al mese per proteggersi;
  • ma “il 70,0% non sta facendo nulla per tutelarsi a livello assicurativo o finanziario”;
  • solo “il 10,7% ricorrerebbe a polizze assicurative”.

Per il resto prevale l’inerzia:
“Il 37,2% ci penserà quando accadrà”,
“il 34,5% farà affidamento sui risparmi”,
“il 22,0% confiderà nel welfare pubblico”,
“il 19,9% nella famiglia”.

Welfare informale e longevità: gli anziani come pilastro nascosto della coesione sociale

Il Censis mette in luce la centralità del welfare familiare, alimentato dalla longevità.

  • “Il 43,2% dei pensionati aiuta economicamente figli, nipoti o parenti”;
  • “Il 61,8% ha già contribuito o contribuirà a spese importanti delle nuove generazioni”.

La consapevolezza del ruolo redistributivo degli anziani è tale che “il 54,2% degli italiani ritiene giusto indicizzare all’inflazione anche le pensioni superiori ai 2.500 euro lordi”.

Sotto il profilo economico, i longevi si confermano prudenti:

  • “Il 94,2% è cauto nelle spese per far fronte a possibili malattie o non autosufficienza”;
  • “L’89,7% è attento nella gestione dei propri risparmi”;
  • “L’82,2% controlla accuratamente il bilancio familiare”.

E non mancano energie ancora attive:
“Il 72,6% dei pensionati vorrebbe continuare a lavorare, purché senza penalizzazioni fiscali”.

Sanità, demografia e protezione sociale: la triplice emergenza italiana

Il “Rapporto Censis 2025” mette in fila i nodi irrisolti del Paese: operatori sanitari esposti e demotivati, popolazione sempre più longeva con bisogni sanitari crescenti, welfare pubblico fragile e incapace di rassicurare i cittadini.

La sanità resta il fulcro della coesione sociale, ma senza interventi su personale, sicurezza, tecnologie, assistenza territoriale e non autosufficienza, avverte il Censis, il rischio è che il sistema non riesca più a reggere l’urto della domanda e della sfiducia.

05 Dicembre 2025

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