Mes, governo litigioso e rivendicazioni “partigiane”

Mes, governo litigioso e rivendicazioni “partigiane”

Mes, governo litigioso e rivendicazioni “partigiane”
IlGoverno perde tempo nel decidere con consequenziale colpevole ritardo nel programmare l'evento che offre l'opportunità di riscrivere la nuova sanità e contemporaneamente la maggior parte dei soggetti legittimati per ruolo a proporre e rivendicare ciò che occorre per la tutela collettiva fanno sindacato strettamente categoriale piuttosto che rappresentare il bisogno sociale

L'adesione al MES si avvicina. Abbondano e si sprecano: da una parte, consensi alternati ad incomprensibili dissensi ideologici se accedervi o meno; dall'altra, tante «ricette» sul da farsi, alcune delle quali però più variopinte di quelle utili a fare classifica nelle competizioni di master chef.

Sperando che non vinca Cacasenno (Monicelli maniera)
Sono numerose, infatti, le «maccheronate» presenti nelle proposte dei favorevoli troppo spesso generative di una grande confusione tra ciò che si può fare e ciò cui sarebbe persino assurdo aspirare.
La conformità delle idee la si raggiunge fortunatamente nell'auspicio comune di «rendere più efficiente il sistema pubblico» e di «potenziare il sistema territoriale».
A bene vedere, buone le aspettative finali. Condivisibili le ricette del dolce. Grandi difficoltà si registrano tuttavia nel capire cosa fare e dove.

Programmi con finalità perequativa per l'Italia degli eguali
Occorrerebbe che fossero pertanto bene definiti i progetti, nelle qualità e, soprattutto, nelle priorità territoriali e nelle tempistiche d'impiego, che dovranno essere tutte protese a realizzare una sanità per eguali e una organizzazione della salute capace di affrontare ovunque ogni genere di epidemia. Una logica, questa, che rende non affatto condivisibili le ipotesi di riparto in circolazione, fondate sui criteri di sempre, perché tendenti a lasciare le cose come stanno, con tante discriminazioni dell'offerta assistenziale.
 
La distribuzione del MES dovrebbe essere, di contro, l'occasione giusta per realizzarla con finalità perequative, con l'obiettivo di compensare le distrazioni passate che hanno diviso in due il Paese del welfare dell'assistenza, rendendo il sud perennemente «schiavo» dell'offerta di salute ospedaliera proposta da un nord che ha investito allo scopo. Una modalità ridistributiva, questa, che offrirebbe l'occasione storica di ridisegnare l'assistenza territoriale, arricchendola di ciò che non ha mai visto realizzare concretamente: a) al proprio interno, soprattutto la domiciliare, l'assistenza integrata, l' informazione diffusa e la formazione curricolare nelle scuole dell'obbligo, la tutela della salute negli ambienti di vita, di lavoro anche non tradizionale e di tempo libero, ecc.); b) nella immediatezza dei siti garantiti (ma davvero, e non nella attuale evanescenza!) dai medici di famiglia, il completamento diagnostico e specialistico utile a definire il ciclo dell'assistenza primaria, elusivo o meno del ricorso a quella ospedaliera.

…. purtroppo si litiga e si mira basso
A fronte di ciò, piuttosto che lavorare all'unisono per sostenere una siffatta mission, sta invece accadendo:
a) che il Governo perde tempo nel decidere – a causa dell'incomprensibile esigenza del suo principale partner politico (M5S) che oppone il proprio infondato dissenso al ricorso al MES per «mera imitazione degli altri Stati membri» – con consequenziale colpevole ritardo nel programmare l'evento che offre l'opportunità di riscrivere la nuova sanità;
 
b) che la maggior parte dei soggetti legittimati per ruolo a proporre e rivendicare ciò che occorre per la tutela collettiva facciano sindacato strettamente categoriale piuttosto che rappresentare il bisogno sociale. C'è la solita brutta abitudine, anche in un momento nel quale il macabro prodotto dell'emergenza dovrebbe portare tutti ad una maggiore ragionevolezza, di fare prevalere l'interesse categoriale su quello collettivo, rivendicando quanto più possibile. Ciò accade prevalentemente a cura dei prestatori più «necessari», intendendo per tali le categorie da sempre egemoni nelle trattative contrattuali per il loro ruolo che invade l'abituale quotidiano dei cittadini ma anche per quello di supporto offerto alla politica.
Abbiamo un esempio da non dimenticare mai
In un momento come questo necessiterebbe che tutti dismettessero le «tute» per indossare i camici di chi non è più tra noi per eccesso di generosità, per avere offerto la propria vita per superare il difficile decorso dell'epidemia.
 
C'è bisogno quindi, per un verso, di un atto di grande altruismo votato a mettere da parte le istanze più proprie per fare patrimonio di quelle altrui in senso lato, anche protese al rilancio dell'economia senza la quale anche le patologie depressive conquisterebbero il primato; per un altro, di un impegno ad elaborare un progetto concreto di investimento che dia alle regioni del sud non solo speranza bensì la concreta possibilità di rendersi parte integrante dell'unità sostanziale del Paese, impossibile a conseguire con le solite elemosine statali che hanno prodotto nel tempo le attuali atroci differenze.
 
Ettore Jorio
Università della Calabria
 

Ettore Jorio

14 Luglio 2020

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