Mobilità sanitaria. Un giro d’affari di circa 3 miliardi che vede sempre un pellegrinaggio da Sud a Nord

Mobilità sanitaria. Un giro d’affari di circa 3 miliardi che vede sempre un pellegrinaggio da Sud a Nord

Mobilità sanitaria. Un giro d’affari di circa 3 miliardi che vede sempre un pellegrinaggio da Sud a Nord
La maglia iridata la conquista Lombardia seguita da Emilia-Romagna e Veneto che si confermano le regioni più attrattive. Maglia nera invece alla Campania accompagnata nel saldo negativo da Calabria e Sicilia. Le strutture con maggiore appeal sono quelle private accreditate, per ¾ del totale per le prestazioni di alta complessità. La nuova indagine di Agenas

Un trend di mobilità dei ricoveri, dal 2017 al 2022, costante, con un valore di poco meno di 3mld di euro e con saldi estremamente variabili tra le regioni del Nord e quelle del Sud. La maglia iridata la conquista Lombardia seguita da Emilia-Romagna e Veneto. Maglia nera invece alla Campania accompagnata nel saldo negativo da Calabria e Sicilia. Le strutture con maggiore appeal sono quelle private accreditate, per ¾ del totale per le prestazioni di alta complessità.

Una tendenza di mobilità della specialistica ambulatoriale degli ultimi 5 anni (2019-2023), al netto del valore nel 2020, con un trend in crescita nel primo semestre del 2023: il valore più alto della serie temporale considerata (330 mln). Le regioni più attrattive sono capitanate ancora una volta dalla Lombardia (la regione con il saldo positivo maggiore, tra mobilità attiva e passiva, e un valore di circa 103 mln), seguita da Veneto, Toscana, mentre quelle di fuga sono Campania, Calabria e Sicilia.

È questa l’istantanea scattata da Agenas che ha presentato per il secondo anno consecutivo una dettagliata analisi sulle principali dinamiche della mobilità sanitaria interregionale nel nostro Paese, sia delle prestazioni di ricovero che di specialistica ambulatoriale. Gli analisti hanno messo sotto la lente tre tipologie di mobilità: quella apparente costituita dai ricoveri effettuati nella regione di domicilio del paziente, quando quest’ultima non coincide con la regione di residenza; la mobilità casuale relativa ai ricoveri effettuati in urgenza e la mobilità effettiva determinata dalla scelta del cittadino/paziente.

Ma vediamo quali sono i principali dati emersi.

Mobilità interregionale dei ricoveri.

Dai dati emerge un trend dei ricoveri costante nei sei anni considerati (2017-2022), con un andamento chiaramente variabile a causa della pandemia: stasi nel 2020, ripresa della tendenza nel 2021 e crescita nel 2022, con un valore di 2,7 mld di euro. Le componenti di mobilità casuale ed apparente mostrano un andamento invariato negli anni così come la fuga per prestazioni di ricovero di alta complessità; mentre per la componente di media/bassa complessità si evidenzia una riduzione del 18%.

Le principali Regioni attrattive, come abbiamo visto, sono in ordine Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, mentre quelle di fuga sono Campania, Calabria e Sicilia. Nel 2022 la regione Emilia-Romagna e la regione Lombardia registrano valori equiparabili di saldo positivo (tra mobilità attiva e passiva) rispettivamente 337 mln e 362 mln. Segna un importante incremento rispetto al periodo pre pandemico l’Emilia-Romagna.

Il flusso migratorio è quindi tendenzialmente diretto da Sud a Nord, tuttavia, emerge anche una mobilità tra le regioni del Centro-Nord soprattutto tra quelle più vicine, ossia con una distanza di 100 Km e/o 60 min di percorrenza dal comune di residenza del paziente alla struttura ospedaliera di ricovero; la migrazione di prossimità, rispetto al totale, al Nord è del 24%, del 12,6% al Centro e al Sud del 5,7%.
Le strutture maggiormente attrattive per la mobilità dei ricoveri sono di natura giuridica private accreditate, per ¾ del totale per le prestazioni di alta complessità.
Se si considera solo la componente di mobilità effettuata per scelta dell’utente, si assiste ad un miglioramento, con inversione di tendenza nei trend, nella regione Piemonte (da -7,2 mln a +21 mln) e la PA di Trento (da -6,5 mln a +2,6 mln).

Entrando nel dettaglio delle singole regioni, la Lombardia riduce moderatamente il valore di saldo per effetto di maggiore fuga, ma migliora notevolmente il rispetto dei tempi di attesa per gli interventi chirurgici oncologici e muscolo-scheletrici per i propri residenti.
La regione Lazio riduce notevolmente il suo saldo negativo per effetto della riduzione della fuga dei suoi residenti per alta complessità dei ricoveri; anche la Campania mostra qualche piccolo segno di miglioramento: riduce moderatamente il valore di saldo negativo e aumenta la sua capacità attrattiva sull’alta complessità dei ricoveri.

La pandemia, sottolinea infine Agenas, non ha modificato i flussi di mobilità di attrazione e fuga per patologie tumorali, malgrado la contrazione nel numero di interventi. Ci si sposta soprattutto per curare i tumori di esofago e pancreas migrando in particolare verso le strutture della regione Veneto come le principali aree di richiamo per l’intero Paese.

Mobilità della specialistica ambulatoriale
Come abbiamo visto per quanto riguarda la mobilità della specialistica ambulatoriale dal 2019 al 2023, al netto del valore registrato nel 2020, il trend e in crescita con un picco nel primo semestre del 2023, il valore più alto nel quinquennio (330 mln).
La regioni che richiamano più cittadini extra regione sono in ordine Lombardia, Veneto, Toscana, mentre quelle di fuga sono Campania, Calabria e Sicilia. La regione con il saldo positivo maggiore (tra mobilità attiva e passiva) è in assoluto la Lombardia con un valore di circa 103 mln.
La mobilità di prossimità nella specialistica ambulatoriale ha una prevalenza maggiore rispetto alla ospedaliera: la migrazione di prossimità, rispetto al totale, risulta essere pari al Nord al 33%, al Centro 20% e al Sud 12%.
La domanda di prestazioni di specialistica è tendenzialmente costante nel tempo, con maggiore richiesta di diagnostica strumentale e di prestazioni terapeutiche (circa 65%).



E.M.

E.M.

05 Dicembre 2023

© Riproduzione riservata

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