Non ancora attivato l’Osservatorio sulle violenze in sanità

Non ancora attivato l’Osservatorio sulle violenze in sanità

Non ancora attivato l’Osservatorio sulle violenze in sanità
A distanza di più di un anno dalla sua previsione normativa (legge contro la violenza sui sanitari del settembre 2020) non è ancora stato emanato il decreto ministeriale che doveva istituire l'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Una mancanza che pesa anche in relazione della convenzione della Convenzione OIL sulla violenza sui luoghi di lavoro che il nostro Paese ha da poco ratificato

A conclusione del processo di ratifica nel nostro Paese della Convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) n. 190 del 2019 sulla violenza e le molestie nel mondo del lavoro, viene ancora registrata la mancata pubblicazione del decrteto ministeriale (Min. Salute di concerto con il Mef) dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie previsto dalla legge 113 del settembre 2020.
 
“Proprio all’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie (art. 2 l. 113/2020, ha precisato Filippo Anelli, Presidente FNOMCeO, istituito presso il Ministero della Salute, viene infatti riconosciuto il compito di monitorare gli episodi di violenza commessi ai danni del personale medico-sanitario e di promuovere la diffusione di buone prassi e lo svolgimento di corsi di formazione finalizzati alla prevenzione e alla gestione delle situazioni di conflitto e al miglioramento della salute nelle strutture sanitarie, come espressamente sottolineato nella medesima Convenzione dell'OIL.
Occorre segnalare altresì, aggiunge Anelli, che nell’art. 7 della predetta legge, al fine di prevenire episodi di aggressione o di violenza, le strutture presso le quali opera il personale sanitario, possono avviare misure volte a stipulare specifici protocolli operativi con le forze di polizia, per garantire il loro tempestivo intervento”.
 
La convenzione OIL offre un’ampia copertura. Non protegge solo i lavoratori dipendenti, ma tutti i lavoratori, indipendentemente dallo status contrattuale, così come gli apprendisti, i tirocinanti, i volontari e quelli che hanno perso il lavoro o ne cercano uno. Anche le persone che esercitano l’autorità, i doveri e le responsabilità di un datore di lavoro, come i manager o i proprietari di piccole imprese, sono tutelate dalla convenzione. L’intenzione dei legislatori era di assicurare le più ampie tutele possibili contro comportamenti e pratiche inaccettabili sul lavoro.
 
Il mondo del lavoro riflesso nella convenzione è altrettanto vasto. Le molestie possono prodursi nei luoghi in cui si lavora, come gli uffici, le fabbriche o i campi, le strade, per i venditori ambulanti, o la casa, nel caso delle lavoratrici domestiche, ma anche nel tragitto casa-lavoro o quando si viaggia per motivi di lavoro o ancora quando si seguono dei corsi di formazione in luoghi diversi dai locali in cui viene svolta l'attività lavorativa. Il progresso nelle tecnologie della comunicazione e dell’informazione ci permette di essere connessi 24 ore al giorno e di lavorare quando si vuole e dove si vuole. Il rovescio della medaglia è che la tecnologia può essere utilizzata anche per danneggiare colleghi, lavoratori subordinati o superiori inviando e-mail, sms o messaggi WhatsApp, caricando video o immagini a sfondo sessuale che screditano o insultano i diretti interessati. La convenzione contempla e affronta anche questo tipo di situazioni.
 
“Il modo più efficace per eliminare violenze e molestie nel mondo del lavoro è prevenendole. La convenzione OIL impone per questo l’obbligo alle strutture di esigere dai datori di lavoro che prendano misure volte a prevenire l’insorgere di comportamenti e di pratiche inaccettabili. Noi lo stiamo facendo – sottolinea Tiziana Frittelli, presidente Federsanità -. Tali misure comprendono anche l’adozione di politiche per un ambiente di lavoro esente da violenze e molestie, la valutazione di eventuali rischi di violenza e di molestie, la conduzione di attività di informazione e di formazione per impiegati e le altre persone interessate.”
 
La convenzione OIL riconosce inoltre che, sebbene tutti i datori abbiano il dovere di assicurare un ambiente di lavoro esente da violenza e molestie, la natura e l’estensione delle misure prese a tal fine dipendono dalle possibilità e dai mezzi che essi hanno a disposizione. Ma quando la violenza e le molestie si manifestano, la convenzione contempla procedure di controllo e di esecuzione della legge e misure di ricorso.
 
La convenzione si propone di tutelare tutti dalla violenza e dalle molestie sul lavoro, ma riconosce che le donne sono colpite da queste ultime in misura sproporzionata e che per assicurare loro una protezione effettiva bisogna adottare misure specifiche. Per esempio, la convenzione riconosce che per eliminare la violenza e le molestie non è sufficiente intervenire unicamente sui sintomi, ma bisogna agire anche sulle cause soggiacenti, come l’abuso di rapporti di potere diseguali e le norme sociali e culturali su cui poggiano i pregiudizi rivolti alle donne.
 
Questo spiega l’enfasi del nuovo strumento normativo sull’obbligo di dare reale applicazione al principio e al diritto alla non-discriminazione e all’uguaglianza per le donne, così come per altri gruppi sociali soggetti a multiple discriminazioni.
 
Tra le possibili cause di violenza e molestie nel mondo del lavoro, la convenzione sottolinea anche la gestione inadeguata delle risorse umane, per esempio quando gli obiettivi produttivi vengono fissati in modo irrealista o quando la trasparenza manca e la comunicazione è inadeguata, così come la natura e le caratteristiche di certi settori, occupazioni o modalità contrattuali che possono esporre coloro che vi lavorano a un maggiore rischio di violenza e molestie.
 
Il documento riconosce anche gli effetti della violenza domestica sul mondo del lavoro e chiede che gli stati prendano delle misure per mitigarne l’impatto. La violenza a casa e sul posto di lavoro sono due facce della stessa medaglia e le politiche tese a eliminarle non possono non tener conto di questo nesso e del fatto che l’accesso a un lavoro sicuro e dignitoso è un requisito essenziale per consentire a molte donne di liberarsi da relazioni di coppia abusive e letali.
 
Così si legge, tra l’altro, sul sito ufficiale dell’OIL: "La ratifica del Governo italiano rappresenta un passo importante per rafforzare le misure adottate a livello nazionale in materia di prevenzione e contrasto della violenza e le molestie nel mondo del lavoro. La Convenzione OIL n. 190 e la relativa Raccomandazione 206 rappresentano degli strumenti fondamentali per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare l’Obiettivo 5 sul raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’Obiettivo e 8 per la promozione del lavoro dignitoso e della crescita economica. Il quadro fornito da questi strumenti identifica delle protezioni importanti per i lavoratori e le lavoratrici, soprattutto nel contesto della pandemia di COVID-19 che ha causato un aumento degli episodi di violenza e molestie nel lavoro in quasi tutti i paesi. Inoltre, la Convenzione svolge un ruolo chiave per plasmare una ripresa incentrata sulla persona che contrasti le ingiustizie esistenti e dia vita ad una nuova e migliore normalità, libera da violenza e molestie”.
 
Domenico Della Porta
Delegato Federsanità ANCI per la prevenzione e sicurezza per gli operatori sanitari
Esperto FNOMCeO per le aggressioni e violenze in sanità

Domenico Della Porta

15 Novembre 2021

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