Pfas. Il caso Veneto sotto la lente dell’Iss. Ecco il primo studio sull’esposizione alimentare

Pfas. Il caso Veneto sotto la lente dell’Iss. Ecco il primo studio sull’esposizione alimentare

Pfas. Il caso Veneto sotto la lente dell’Iss. Ecco il primo studio sull’esposizione alimentare
Lo studio evidenzia che l’acqua ad uso idropotabile è il principale veicolo dell’esposizione; gli alimenti prodotti localmente (soprattutto latte, uova e prodotti a base di uova, pesce) contribuiscono in maniera inferiore. Il sottogruppo di popolazione con esposizione più elevata è rappresentato dai soggetti che consumano alimenti locali/autoprodotti, soprattutto alimenti di origine animale (uova, carne bovina) e contemporaneamente consumano a scopo potabile acqua di pozzo autonomo: in tal caso si possono raggiungere livelli espositivi elevati, soprattutto di PFOA, nella zona rossa A.

La Regione del Veneto ha recentemente reso pubblico, sul proprio sito, lo studio "Contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche in Veneto: valutazione dell’esposizione alimentare e caratterizzazione del rischio" realizzato dal Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria (DSANV) dell'Istituto Superiore di Sanità.
 
Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sono contaminanti emergenti. Le loro particolari caratteristiche fisico-chimiche, come la repellenza all’acqua e ai grassi, la stabilità termica e la tensioattività, le rendono molto utili in applicazioni industriali. I PFAS sono quindi utilizzati dagli anni '50, in prodotti per la pulizia domestica, nella formulazione di insetticidi, rivestimenti protettivi, schiume antincendio e vernici. Sono impiegati anche per l'impermeabilizzazione dei capi d’abbigliamento e vengono impiegati nei rivestimenti dei contenitori per il cibo, come ad esempio quelli dei “fast food” o nei cartoni delle pizze d’asporto, nonché nella produzione di pentole antiaderenti. L’estensivo impiego dei PFAS, unito alle loro peculiari caratteristiche di persistenza e bioaccumulo, hanno creato le condizioni per una significativa e sempre più ampia diffusione di queste sostanze nell'ambiente e, di conseguenza, negli organismi viventi, uomo compreso.
 
La recente (2018) valutazione di EFSA dei due principali perfluoroalchilici, PFOS e PFOA, ha evidenziato come la presenza di questi contaminanti negli alimenti della popolazione europea rappresenti un potenziale problema di salute pubblica. Sulla base di stime di assunzione, una parte non indifferente della popolazione europea potrebbe superare la dose tollerabile settimanale (tolerable weekly intake, TWI) di 6 ng/kg p.c. (PFOA) o 13 mg/kg p.c. (PFOS). Secondo la valutazione di EFSA, gli effetti sula salute che si osservano alle dosi più basse sono rappresentati da diminuita risposta immunitaria nei bambini e da innalzamento del colesterolo negli adulti.
 
Alcune aree del Veneto costituiscono un hot spot per la presenza di PFAS, seguito dalla Regione con particolare attenzione.
L'esposizione dell'uomo ai PFAS avviene prevalentemente attraverso la via alimentare (acqua e alimenti). L'inquinamento da PFAS nel Veneto ha posto pertanto, inevitabili interrogativi in merito alla sicurezza delle produzioni alimentari locali.
 
Nell'ambito dello studio in oggetto, è stato inizialmente realizzato un monitoraggio degli alimenti prodotti nella zona a maggiore impatto di contaminazione (‘zona rossa’). Questa attività è stata svolta in collaborazione con la stessa Regione, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e l'Agenzia Regionale per l'Ambiente del Veneto e ha prodotto una prima caratterizzazione del livello di contaminazione da PFAS delle principali produzioni agro-zootecniche.
 
Lo studio dell’ISS, su questa base, ha derivato stime di esposizione per cinque fasce d’età della popolazione generale. Lo studio ha confrontato aree del Veneto interessate in maniera più o meno severa dall'inquinamento con altre zone non interessate.
 
Il PFOA è il composto più importante per l’esposizione ed il rischio. Lo studio evidenzia che l’acqua ad uso idropotabile è il principale veicolo dell’esposizione; gli alimenti prodotti localmente (soprattutto latte, uova e prodotti a base di uova, pesce) contribuiscono in maniera inferiore. In merito all’acqua, lo studio mette in luce come l’intervento sulla rete acquedottistica operato dalla Regione abbia prodotto una drastica diminuzione dell’esposizione: per la popolazione allacciata alla rete, oggi l’esposizione stimata è indistinguibile da quella di baseline (popolazione del Nord-Est) anche per l’area più contaminata (area rossa A).
I gruppi di popolazione in cui permangono esposizioni elevate al PFOA sono quelli della zona rossa A che consumano acqua di pozzo e i livelli espositivi dei bambini sono circa il doppio di quelli degli adulti.
 
Nel caso del PFOS, l’esposizione alimentare complessiva vede un maggiore contributo in termini percentuali degli alimenti (uova, pesce) e minore dell’acqua. In termini di esposizione media in rapporto al TWI si rilevano meno criticità ma si osserva una maggiore dispersione dei valori dei livelli espositivi, con un significativo numero di soggetti con esposizioni molto superiori a quella media. Nel complesso, l’esposizione media dei bambini è inferiore a quella degli adulti.
 
Il sottogruppo di popolazione con esposizione più elevata è rappresentato dai soggetti che consumano alimenti locali/autoprodotti, soprattutto alimenti di origine animale (uova, carne bovina) e contemporaneamente consumano a scopo potabile acqua di pozzo autonomo: in tal caso si possono raggiungere livelli espositivi elevati, soprattutto di PFOA, nella zona rossa A.
 
Quello condotto dall'ISS e promosso dalla Regione del Veneto, rappresenta il primo studio di esposizione ai PFAS realizzato in Italia e uno dei pochissimi realizzati a livello internazionale. In considerazione della dimensione numerica e della varietà di alimenti di origine animale e vegetale presi in considerazione, lo studio assume estremo interesse anche a livello europeo, dove l'Autorità Europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sta raccogliendo dati per raffinare le valutazioni del rischio realizzate su questi contaminanti emergenti. Lo studio rende merito alla Regione del Veneto per gli interventi realizzati sulla rete acquedottistica che hanno consentito di ridurre drasticamente l'esposizione e mette in evidenza quanto le problematiche ambientali – un tempo trascurate – siano destinate, in prospettiva, a trasformarsi sempre più frequentemente in problematiche sanitarie.
 
Lo studio verrà proseguito impiegando metodiche analitiche più sensibili, al fine di ridurre l’incertezza nelle stime di esposizione e permettere un migliore controllo delle filiere agroalimentari.  Sono in fase di valutazione da parte della Regione le seguenti azioni:
– un Piano di monitoraggio degli alimenti in commercio nella Regione Veneto, anche di provenienza extra-regionale; questo consentirà di ottenere stime più veritiere della contaminazione delle matrici alimentari in commercio ottenendo quindi stime più accurate di esposizione della popolazione veneta
– un Piano di sorveglianza focalizzato sulle zone dell’Area Rossa, esaminando nel dettaglio le pratiche agro-zootecniche, comprese l’origine e tipologia dei mangimi per gli animali da reddito, e il loro impatto sulla contaminazione delle matrici alimentari, con un monitoraggio protratto nel tempo al fine di valutare il variare della contaminazione con i cambiamenti delle pratiche agro-zootecniche.
 
A cura del Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria dell’Iss

Dipartimento Sicurezza Alimentare dell'Iss

08 Agosto 2019

© Riproduzione riservata

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