Rapporto ospedalità privata. “Il sistema sanitario è in deflazione”. Faroni (Aiop): “Lazio tra le Regioni più penalizzate”

Rapporto ospedalità privata. “Il sistema sanitario è in deflazione”. Faroni (Aiop): “Lazio tra le Regioni più penalizzate”

Rapporto ospedalità privata. “Il sistema sanitario è in deflazione”. Faroni (Aiop): “Lazio tra le Regioni più penalizzate”
Negli ultimi quattro anni tagli doppi rispetto a quelli pubblici a fronte di una incapacità del pubblico di riorganizzarsi. E la deflazione del sistema si traduce in un minore trasferimento di risorse al privato accreditato mettendo a rischio la sua capacità di offrire servizi ai pazienti

La sanità italiana è in deflazione e a pagarne le spese è soprattutto l’ospedalità privata. Questa la tesi del 14° Rapporto annuale “Ospedali & Salute 2016”, realizzato da Ermeneia per l’Aiop, presentato questa mattina a Roma.
 
Secondo l’Aiop esiste innanzitutto una “deflazione da sottofinanziamento” che non data certo da oggi: nel quadriennio 2011-2014 la spesa sanitaria pubblica prima si contrae e poi resta bloccata, per il nostro Paese, al 6,8% del Pil mentre gli altri Paesi del G7 passano, nello stesso periodo, dal 7,9% all’8,2%.
 
Esiste poi una deflazione derivante dall’inefficienza della “macchina” ospedaliera pubblica, in quanto quest’ultima non riesce a “liberare” risorse come potrebbe, qualora fosse in grado di rivedere in maniera significativa le proprie attuali modalità organizzative e gestionali. Il che permetterebbe di investire le risorse così recuperate sul miglioramento delle strutture, delle attrezzature e dei servizi per gli utenti.
 
Il fenomeno di “Sovraricavi”. Ma non basta. Secondo Aiop l’ospedalità privata è anche penalizzata da un fenomeno di “Sovraricavi”, riferiti a quelle attività cosiddette a “funzione” remunerate a parte agli ospedali pubblici per servizi extra rispetto a quelli remunerati a Drg. Secondo il Rapporto dietro questi “sovraricavi” si celano in realtà forme di riconoscimento talvolta troppo ampie di ricavi “impropri” che, come tali, contribuirebbero inevitabilmente al ripianamento implicito delle perdite. In sostanza un modo per ripianare i deficit delle strutture pubbliche. E non stiamo parlando di briciole: si tratterebbe infatti di una cifra compresa tra 1,4 e 1,7 miliardi di euro per le 84 Aziende Ospedaliere, a cui aggiungere tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro per i 360 Ospedali a gestione diretta. Ci troveremmo dunque davanti ad un valore complessivo compreso tra i 2,6 e i 3,2 miliardi di euro che sfugge a un’analisi reale dei costi del pubblico rispetto al privato.
 
A tutto questo si aggiunge poi la difficoltà dell’ospedalità pubblica nel fare effettiva ristrutturazione e riorganizzazione secondo una logica di maggiore efficienza che alimenta a sua volta “una deflazione dovuta al trasferimento di oneri economici e normativi sui soggetti di offerta dei servizi ospedalieri privati accreditati nel loro complesso”. E lo dimostra il fatto che la spesa ospedaliera riconosciuta al privato accreditato nel suo complesso si contrae tra il 2010 e il 2014, a prezzi costanti , nella misura del -9,4%, contro una diminuzione pari a meno della metà per le strutture ospedaliere pubbliche (- 4,1%).
 
Ed esiste ancora una deflazione da razionamento di fatto dei servizi offerti nell’ambito dell’ospedalità pubblica. Secondo Aiop l’origine del fenomeno ha a che fare con l’impatto dei provvedimenti di spending review, che per le strutture pubbliche hanno evidenziato la difficoltà di rispondere sul piano dell’efficientamento profondo del proprio modo di operare, anche per le ben note rigidità che presenta il sistema pubblico.
 
Ma il risultato è stato inevitabilmente quello di una riduzione e di un progressivo peggioramento dei servizi rivolti ai pazienti. Tra il 2009-2014, ricorda infatti il Rapporto, si sono ridotti il numero di posti letto (-9,2%), ricoveri (-18,3%) giornate di degenza (-14,0%), e personale (-9,0% tra il 2010 e il 2013). Sono aumentati in parallelo gli oneri per gli utenti: dal 2009-2015 i ticket per le prestazioni sono cresciuti del 40,6%, quelle per le visite intramoenia del 21,9% e dei ticket per i farmaci del 76,7%.
Il risultato è che il 16,2% delle famiglie italiane ha rimandato una o più prestazioni nel 2016 (fenomeno che ha coinvolto tra 4 e 8 milioni di persone) e che il 10,9% delle famiglie ha invece rinunciato a curarsi, (con 2,7-5,4 mln di persone interessate).
 
E infine Aiop ricorda anche come i Piani di Rientro abbiano spesso peggiorato la deflazione da razionamento in quanto, applicando una logica essenzialmente di tipo economico-finanziario (con l’obiettivo esplicito di ridurre i costi), hanno finito col ridurre (ma non col tutelare abbastanza) quantità e qualità dei servizi.  
 
Una situazione che la regione Lazio conosce bene, ha spiegato Jessica Faroni, Presidente di Aiop Lazio.“Nessuna regione più del Lazio è penalizzata da questi scenari, e per una serie di motivi – ha detto – a partire dal fatto che siamo in piano di rientro da otto anni e sono stati presi provvedimenti scellerati sia per il pubblico che per il privato. Nel privato sono stati operati tagli lineari di posti letto e di budget assolutamente inutili, anche perché tagliare chi allo stesso prezzo e con la stessa qualità produce tre volte di più è economicamente controproducente. Anche gli ospedali pubblici hanno subito misure controproducenti come il blocco del turn over cieco. Un a misura che non ha portato a nulla soprattutto se non metti in atto procedure di mobilità per quella parte di personale che non serve. Che senso ha mantenere, ad esempio, una sala operatoria con tutti i costi che questo comporta senza avere personale in grado di operare? Insomma, nel lazio sono stati presi tanti provvedimenti per contenere la spesa con il risultato di assistere a quanto la cronaca dei giornali ci racconta, ossia pronto soccorso e ospedali al collasso e case di cura che non riescono a lavorare”.
 
Qual è la soluzione per uscire dall’impasse? “Stiamo dialogando con la Regione – ha aggiunto Faroni –  ma dobbiamo sempre fare i conti con il Mef. Auspichiamo ora che con il Governo Zingaretti si riesca ad uscire da questa fase e si possa progettare realmente una sanità regionale migliore”.

12 Gennaio 2017

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