Rsv. Gli anticorpi monoclonali sui neonati riducono i ricoveri del 61%. Ma resta il nodo costi

Rsv. Gli anticorpi monoclonali sui neonati riducono i ricoveri del 61%. Ma resta il nodo costi

Rsv. Gli anticorpi monoclonali sui neonati riducono i ricoveri del 61%. Ma resta il nodo costi

Uno studio multi-modello dell'Ecdc confronta gli anticorpi monoclonali a lunga durata e il vaccino materno. Con un'alta copertura, i primi evitano il 61% dei ricoveri nei primi due mesi di vita, contro il 52% del vaccino. I decisori nazionali dovranno ora valutare i costi. LO STUDIO

L’immunizzazione universale dei neonati contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv) può ridurre in modo sostanziale i ricoveri ospedalieri in Europa. È quanto emerge da una nuova valutazione multi-modello coordinata dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che ha analizzato l’impatto di due diverse strategie di profilassi sui ricoveri associati all’Rsv in 28 Paesi dell’Ue e dello Spazio economico europeo.

Lo studio, condotto attraverso la piattaforma RespiCompass e basato su 10 modelli indipendenti, ha confrontato due diverse forme di immunizzazione. Da un lato ci sono gli anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione (la-mAbs), che vengono somministrati direttamente al neonato e offrono una protezione immediata ma temporanea (immunità passiva). Dall’altro c’è il vaccino materno (Mv), che viene somministrato alla futura madre tra la 24esima e la 36esima settimana di gravidanza, in modo che gli anticorpi prodotti dalla madre passino al feto (immunità attiva). Entrambe le strategie sono state valutate rispetto a uno scenario di base senza immunizzazione universale, ipotizzando una copertura alta (90%) e una bassa (20%).

I risultati

I modelli previsionali indicano che, in uno scenario di alta copertura, gli anticorpi monoclonali eviterebbero in media il 61% dei ricoveri per Rsv nei bambini da 0 a 2 mesi durante la stagione invernale, contro il 52% del vaccino materno. Con una copertura bassa, la riduzione scende rispettivamente al 14% e al 12%. L’efficacia stimata contro il ricovero è dell’87% per i la-mAbs e del 71,3% per il vaccino materno.

Il rapporto evidenzia inoltre come il beneficio sia fortemente concentrato nei primi mesi di vita: circa l’80% dei ricoveri evitati si registra nei neonati da 0 a 2 mesi, con un ulteriore 15% nella fascia 3-5 mesi. Questo riflette la scelta dello studio di simulare l’immunizzazione dei soli neonati nati durante la stagione invernale, senza prevedere campagne di recupero (catch-up) per i bambini nati fuori stagione. “Dal punto di vista politico – si legge nel documento – ciò implica che i benefici del programma tendono a scalare in modo prevedibile con la copertura e, in prima approssimazione, con le combinazioni di strategie”.

L’efficienza e il nodo dei costi

Per misurare l’efficienza tecnica, l’Ecdc ha utilizzato l’indicatore del “numero necessario da immunizzare” (Number Needed to Immunise, Nni), che indica quante persone devono essere immunizzate per prevenire un singolo ricovero. I modelli mostrano che i la-mAbs richiedono un numero leggermente inferiore di dosi rispetto al vaccino materno: in media 37 dosi contro 44 in uno scenario di alta copertura. “Questo significa che meno neonati devono essere immunizzati con la-mAbs per prevenire un ricovero correlato all’Rsv”, spiega il documento.

Tuttavia, l’Ecdc sottolinea un limite importante di questa analisi: l’Nni presuppone implicitamente che le due strategie abbiano lo stesso costo per dose. “Attualmente il prezzo di listino per dose dei la-mAbs è sostanzialmente più alto di quello del vaccino materno – si legge nel rapporto – Questo aspetto dovrebbe essere considerato insieme a queste stime”. La valutazione economica, dunque, non si esaurisce nell’efficienza tecnica: i decisori nazionali dovranno tenere conto dei costi di implementazione, delle diverse tempistiche di somministrazione (al momento della nascita per gli anticorpi, durante le visite prenatali per il vaccino) e delle implicazioni organizzative.

Le prospettive

Nonostante i limiti, i risultati dei modelli sono coerenti con le prime evidenze reali provenienti dai Paesi che hanno già introdotto programmi di immunizzazione universale, come Spagna, Francia e Italia. “Questi risultati forniscono una base quantitativa per supportare l’introduzione e la progettazione dei programmi nazionali di immunizzazione contro l’Rsv”, conclude l’Ecdc. Un approccio, quello dell’immunizzazione dei neonati, che secondo il Centro europeo rappresenta una strategia di sanità pubblica efficace per ridurre il carico ospedaliero associato al virus, ma che richiede una valutazione attenta dei costi e delle modalità di implementazione a livello di singolo Paese.

G.R.

28 Ottobre 2026

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