La cosa peggiore che possa capitare a chi governa il timone, in un mare in tempesta, è l’individuazione errata del punto nave. E’ quanto sta accadendo nella sanità. Infatti, piuttosto che convincersi che il modello esistente è divenuto obsoleto e, per molti versi, spregiudicato nel gestire la spesa senza produrre ciò che è suo dovere costituzionale, si pensa sbagliato. Da una parte (il Governo), a mostrare il record numericamente quantitativo del Fondo sanitario nazionale e, dall’altra (l’opposizione), a rivendicare l’impegno annuo nel bilancio dello Stato per il 2026 in rapporto al PIL, e dunque a pretendere più quattrini senza dire però per fare cosa. La sanità inaccettabile non il risultato dei pochi quattrini messi nel piatto ma da come si usano e, spesso, da come si “deviano”.
Il punto nave così va a farsi friggere imponendo rotte sbagliate del tipo:
a) non imponendo il passaggio (dal 2009) dalla spesa storica al fabbisogno standard nazionale, basato sui costi standard anziché sulla quota capitaria ponderata, con un fondo perequativo che sappia assicurare il suo ruolo di solidarietà economica in favore delle Regioni deboli di capacità fiscale per abitante;
b) non lavorando per una riforma strutturale del sistema, inguaiato in tutte le sue componenti gestorie, ivi compresa la collaborazione del Ssn con l’università, con il d.lgs. 517/1999 buttato a mare da 25 anni. Un SSN lasciato in mano ad uno stuolo di circa trecento manager, da sempre pronti a girare ovunque avvezzi a fare ciò che il padrone politico comanda loro, persino disposti a violare le regole penali e contabili.
Due omissioni statali che producono, da decenni, il peggiore risultato, quello di: a) sviare la politica tutta a litigare sui valori economici del FSN piuttosto che sulla diversa formulazione del Fabbisogno standard nazionale basato sulla determinazione dei costi standard per Lea; b) lasciare “pascolare” in tutto il Paese sedicenti AOU a fare danni erariali inenarrabili, con noncuranza del Giudice contabile, e a moltiplicare primariati universitari come se fossero noccioline.
La navigazione a vista è una modalità da naufragio certo
Tutto ciò perché non si ben comprende cosa sia nella sostanza ideale il sistema della salute e, di conseguenza, si studia imponendo una carta nautica sbagliata. E, in tutto questo, passa silente – perché accontenta tutti – l’impegno economico-finanziario votato a rigenerare il patrimonio produttivo, in corsa per diventare peggio con mega ospedali inutili ove non occorrono e strutture intermedie lasciate nelle loro tristi condizioni, senza parlare della assistenza di prossimità abbandonata alla più triste incuria.
L’art. 20 della legge 67/1988, che introdusse e disciplina la programma pluriennale di interventi in materia sanitaria, con la previsione di investimenti in edilizia sanitaria pubblica e strutture per anziani da definire con modalità e criteri stabiliti con decreti ministeriali, suscettibile della peggiore spartizione politica. È infatti poco attenzionato da tutti, fatta eccezione l’impegno dei politici a ritagliarne una fetta in favore delle Regioni di rispettivo riferimento politico, spesso del loro segmento elettorale.
Il PNRR, poveretto
Con il PNRR, poi, ove si è pensato di essere divenuti ricchi con la generosità dell’UE, si è fatta sino ad ora una rovina, miliardi nella borsa della spesa che non sono serviti a nulla. Ciò nonostante che tutti i 15,63 miliardi della Missione 6 siano a fondo perduto. Un finanziamento destinato per 7 mld al territorio (a lordo della telemedicina) e per 8,6 alla tecnologia avanzata e digitalizzazione.
Una disponibilità PNRR ripartita per Lombardia ~1,7, Campania ~1,5, Lazio~1,4; Sicilia ~1,3, Veneto ~1,2, Emilia-Romagna ~1,1, Piemonte ~1,1, Puglia ~1,0, Toscana: ~0,9, Calabria ~0,6, Sardegna ~0,5, con Abruzzo, Marche, Umbria, Liguria, Basilicata, Molise, Valle d’Aosta, PA Trento e Bolzano in valori compresi tra 0,1 – 0,4 ciascuna.
Una assegnazione di risorse, anche questa, perfezionata per entità della popolazione ed età media (più anziani più risorse) ma assolutamente bugiarda quanto al reale fabbisogno epidemiologico e all’obiettivo di riduzione dei divari così evidenti nel Paese tra il Nord e il Sud. Ciò in quanto, in relazione al fabbisogno da soddisfare, esso non è mai stato rilevato da alcuno da decenni ma solo presunto, in riferimento ai divari non sono state censite le reali cause delle differenze erogative di salute, che in talune aree hanno finanche ucciso. Non è stato preso in considerazione alcun indice sulla orografia e sulle condizioni della viabilità, in alcune aree pressoché impossibili, sugli indici di deprivazione socio-economica e culturale, sull’insediamento della corruzione nella PA che fagocita da decenni risorse pubbliche e moltiplica il conseguente bisogno di sicurezza.
A tutto questo va aggiunto che quanto messo a diposizione dal PNRR, soprattutto per le strutture erogative di Lea primari per l’assistenza territoriale, è ancora fermo e integro per un terzo (almeno si spera) nei forzieri senza realizzare poco sopra il nulla (case della comunità – delle quali quelle operative sono pochissime in quanto case della salute riciclate – si contano con le dita di due mani; idem per ospedali di comunità; telemedicina in uso molto limitato nell’assoluta incoscienza, ADI ceduta di fatto ai privati che si arricchiscono con incrementi dei loro budget).
Insomma, a ben fare in conti viene fuori una sintesi è che il contrario dell’entusiasmante: spesa PNRR effettivamente sostenuta 35/40% con risorse da investire in sei mesi max (fine giugno 2026) di 9/10 miliardi, per i quali mancano addirittura le idee. Senza contare che per rendere agibili da parte dell’utenza le anzidette programmate strutture di prossimità occorrono tanti soldi e tantissimi operatori sanitari che, senza un blasfemo ricorso alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si comprende ancora ove si dovranno scovare entrambi.
Occorre un abile cartografo marino e un timoniere provetto
Fatte queste considerazioni, si ben capisce, per finire come rappresentato nell’incipit, che occorre una lettura delle carte nautiche per comprendere, in una siffatta atroce tempesta, il punto nave e procurarsi una buona bussola per capire dove e come andare, pena il definitivo naufragio.