Sostanze chimiche e salute. Quanto vale evitare una malattia? Per l’Ocse in Italia fino a 2 milioni di dollari per un caso evitato

Sostanze chimiche e salute. Quanto vale evitare una malattia? Per l’Ocse in Italia fino a 2 milioni di dollari per un caso evitato

Sostanze chimiche e salute. Quanto vale evitare una malattia? Per l’Ocse in Italia fino a 2 milioni di dollari per un caso evitato

Quanto vale economicamente evitare una malattia provocata dall’esposizione a sostanze chimiche? Un nuovo rapporto Ocse prova a dare una risposta attraverso 96 indagini condotte in 28 Paesi, Italia compresa, coinvolgendo oltre 116mila persone. Nel nostro Paese il valore attribuito alla prevenzione di un caso di peso molto basso alla nascita arriva a 2,086 milioni di dollari, contro una media internazionale di 1,273 milioni. IL RAPPPORTO

Quanto vale proteggere la salute dei cittadini dall’esposizione a sostanze chimiche potenzialmente dannose? E soprattutto, quanto dovrebbe pesare la prevenzione delle malattie nelle decisioni dei governi quando si tratta di introdurre nuove regole per l’industria, i prodotti di consumo e la tutela ambientale?

A queste domande prova a rispondere l’Ocse con il nuovo rapporto Economic Valuation of Chemicals-Related Health Effects: A Practical Guide to Quantifying Morbidity Effects in Environmental Cost-Benefit Analysis, che per la prima volta riunisce una serie di valutazioni economiche comparabili a livello internazionale relative a dieci effetti sulla salute associati all’esposizione a sostanze chimiche.

Il lavoro si basa sul progetto SWACHE, nell’ambito del quale sono state realizzate 96 indagini tra il 2022 e il 2025 in 28 Paesi, coinvolgendo oltre 116mila intervistati.

Il risultato è una fotografia del valore economico che le persone attribuiscono alla possibilità di ridurre i rischi di ammalarsi. E dai numeri emerge un dato particolarmente significativo: l’Italia presenta le valutazioni più elevate tra i Paesi direttamente indagati sia per la prevenzione del peso molto basso alla nascita sia per la malattia renale cronica.

Italia ai vertici per la prevenzione dei danni alla nascita e delle malattie renali

Il dato più rilevante riguarda il peso molto basso alla nascita, definito come inferiore a 1.500 grammi. Una condizione che, ricorda l’Ocse, può comportare conseguenze sanitarie anche per l’intera vita, tra cui disturbi neurosensoriali, difficoltà nell’apprendimento e un maggiore rischio di sviluppare patologie croniche nell’età adulta.

In Italia il valore economico attribuito alla prevenzione di un singolo caso statistico raggiunge 2,086 milioni di dollari, contro una media dei Paesi indagati pari a 1,273 milioni. Il valore italiano è il più alto tra i nove Paesi coinvolti direttamente in questa specifica indagine, mentre il dato più basso è quello della Turchia, con 572mila dollari.

Un divario altrettanto significativo emerge per la malattia renale cronica.

In questo caso, il valore attribuito alla prevenzione di un caso in Italia è pari a 1,316 milioni di dollari, a fronte di una media internazionale di 927mila dollari. Anche qui il nostro Paese registra il valore più elevato tra quelli esaminati, mentre il Regno Unito si ferma a 671mila dollari.

L’indagine prende in considerazione in particolare gli stadi 3 e 4 della malattia renale cronica, caratterizzati da conseguenze rilevanti per la salute e la qualità della vita, senza limitarsi alle forme terminali che richiedono dialisi o trapianto.

Un altro dato importante riguarda gli aborti spontanei. Il valore statistico attribuito alla prevenzione di un caso è pari in Italia a 579mila dollari, rispetto a una media dei Paesi coinvolti di 448mila.

Sono cifre che, precisa il rapporto, non rappresentano il costo delle cure né una somma effettivamente pagata dai cittadini, ma il valore economico aggregato che emerge dalla disponibilità individuale a sostenere una spesa per ridurre un determinato rischio sanitario.

Tutti i valori espressi in dollari sono riferiti al 2023 e corretti per le parità di potere d’acquisto, così da renderli confrontabili tra Paesi.

Dai tumori all’asma, ecco quanto vale la prevenzione

Il rapporto fornisce anche una serie di valori di riferimento per l’Italia relativi ad altre condizioni sanitarie.

Per prevenire un caso statistico di tumore non fatale viene stimato un valore di 842mila dollari; per l’asma infantile di 391mila dollari, contro 208mila per quella degli adulti.

Le stime scendono a 209mila dollari per l’ipotiroidismo, 123mila per l’infertilità e 61mila per l’ipertensione.

Particolare attenzione viene dedicata anche alle conseguenze dell’esposizione a sostanze chimiche sullo sviluppo cognitivo dei bambini.

Per evitare la perdita di un punto di quoziente intellettivo in un bambino, la disponibilità a pagare stimata per l’Italia è di 422 dollari all’anno per un periodo di cinque anni.

Per quanto riguarda invece la riduzione della gravità dell’asma, la disponibilità a pagare è stimata in 486 dollari l’anno per gli adulti e 1.210 dollari per i bambini, sempre considerando scenari di riduzione della gravità della malattia nell’arco di dieci anni.

Va precisato che non tutti questi risultati derivano da indagini svolte direttamente in Italia. Per le condizioni non studiate attraverso un campione italiano, l’Ocse utilizza procedure statistiche di trasferimento delle valutazioni elaborate in altri Paesi, adattandole alle caratteristiche socioeconomiche nazionali.

A livello internazionale fino a 1,3 milioni di dollari per evitare un caso

Considerando i risultati medi dei Paesi coinvolti direttamente nelle indagini, il rapporto evidenzia differenze importanti tra le condizioni sanitarie.

Il valore più elevato riguarda il peso molto basso alla nascita, con 1,273 milioni di dollari per caso statistico evitato, seguito dalla malattia renale cronica, con 927mila dollari, e dal tumore non fatale, con 883mila.

Per l’aborto spontaneo la valutazione media è di 448mila dollari, mentre per l’asma infantile arriva a 438mila, rispetto ai 285mila dell’asma negli adulti.

Seguono l’ipotiroidismo, con 186mila dollari, l’infertilità con 96mila e l’ipertensione con 53mila.

All’estremo inferiore si colloca la sensibilizzazione cutanea, con circa 5mila dollari per evitare uno specifico episodio grave della durata di due settimane, visibile sul volto.

Le differenze, sottolinea l’Ocse, dipendono anche dalle caratteristiche delle condizioni considerate, dalla durata delle conseguenze e dagli scenari presentati ai partecipanti.

Non solo costi delle cure: pesano dolore, sofferenza e qualità della vita

Il punto centrale del rapporto è il superamento di una visione esclusivamente sanitaria o contabile dei danni provocati dalle sostanze chimiche.

Tradizionalmente, le valutazioni economiche delle politiche di prevenzione si sono concentrate soprattutto sulla mortalità, sui costi dei trattamenti e sulla perdita di produttività.

Ma una malattia comporta anche sofferenza fisica, disagio psicologico, limitazioni nelle attività quotidiane, difficoltà sociali e peggioramento della qualità della vita.

Elementi che difficilmente possono essere catturati attraverso i soli costi sostenuti dai sistemi sanitari.

Per questo l’Ocse utilizza il concetto di willingness to pay, ovvero disponibilità a pagare: la somma massima che una persona dichiara di essere disposta a spendere per ottenere una determinata riduzione del rischio di sviluppare una patologia.

Da questa misura viene ricavato, quando possibile, il valore di un caso statistico evitato, che consente di attribuire una dimensione economica ai benefici sanitari della prevenzione.

Le indagini si basano su scenari ipotetici, nei quali gli intervistati devono scegliere se sostenere costi aggiuntivi per prodotti più sicuri oppure beneficiare di interventi capaci di ridurre i rischi di esposizione.

L’Ocse sottolinea inoltre che la disponibilità a pagare tende generalmente a crescere con l’entità della riduzione del rischio e con il reddito individuale. Non emerge invece una relazione altrettanto uniforme tra ricchezza nazionale e valutazione dei benefici sanitari.

La sfida per i governi: far pesare di più la prevenzione nelle decisioni economiche

È soprattutto sul terreno delle politiche pubbliche che il rapporto punta a produrre un cambiamento.

Secondo l’Ocse, uno dei limiti delle valutazioni d’impatto delle normative sulle sostanze chimiche è che i costi per le imprese e per le amministrazioni sono generalmente più facili da quantificare rispetto ai benefici per la salute.

Il rischio è che i governi attribuiscano un peso insufficiente alla prevenzione delle malattie nel momento in cui devono decidere se introdurre restrizioni, divieti o standard di sicurezza più rigorosi.

Le nuove stime permettono invece di associare un valore economico ai casi di malattia che una determinata misura potrebbe evitare.

In termini operativi, l’approccio proposto prevede di stimare il numero di casi prevenibili attraverso un intervento e moltiplicarlo per il corrispondente valore statistico, tenendo conto dell’evoluzione nel tempo e degli opportuni aggiustamenti economici.

I benefici così ottenuti possono essere confrontati con i costi dell’intervento.

L’utilizzo non è limitato alla regolamentazione delle sostanze chimiche. Il rapporto indica possibili applicazioni anche alle politiche contro l’inquinamento atmosferico e delle acque, ai programmi di prevenzione sanitaria e alla definizione degli standard ambientali e di salute, purché gli effetti considerati siano coerenti con quelli esaminati nelle indagini.

Restano comunque alcuni limiti metodologici. Le valutazioni dipendono da preferenze dichiarate in situazioni ipotetiche e, in presenza di più patologie associate alla stessa esposizione, non è sempre corretto sommare automaticamente i valori dei singoli effetti.

Il messaggio dell’Ocse è che la prevenzione produce benefici economici e sociali che vanno ben oltre il semplice risparmio di spesa sanitaria.

Un elemento che può contribuire a cambiare il modo in cui vengono valutate le politiche di tutela della salute, spostando l’attenzione non soltanto su quanto costa ridurre l’esposizione a sostanze potenzialmente pericolose, ma anche su quanto vale, per l’intera collettività, evitare le conseguenze sanitarie di quella esposizione.

13 Ottobre 2026

© Riproduzione riservata

Sanità. Quasi una famiglia su cinque taglia visite e accertamenti. Nel 2025 la spesa per la salute scende a 113 euro al mese. Il report dell’Istat
Sanità. Quasi una famiglia su cinque taglia visite e accertamenti. Nel 2025 la spesa per la salute scende a 113 euro al mese. Il report dell’Istat

Nel 2025 le famiglie italiane hanno speso mediamente 113,18 euro al mese per la salute, circa 3 euro in meno rispetto ai 116,22 euro del 2024. Una riduzione del 2,6%...

Pandemie. Oms, individuare le nuove minacce sanitarie entro 24 ore. Lanciata la strategia globale al 2030
Pandemie. Oms, individuare le nuove minacce sanitarie entro 24 ore. Lanciata la strategia globale al 2030

Individuare e comprendere le nuove minacce sanitarie entro 24 ore dalla loro comparsa, per intervenire tempestivamente ed evitare che i focolai si trasformino in epidemie o pandemie. È l’ambizioso obiettivo...

Tabagismo. Ogni anno 90 mila morti in Italia a causa del fumo. Ma un percorso di cura su 3 è a pagamento
Tabagismo. Ogni anno 90 mila morti in Italia a causa del fumo. Ma un percorso di cura su 3 è a pagamento

Oltre 11 milioni di italiani interessati dal tabagismo, circa 90mila morti ogni anno e costi sanitari e sociali superiori a 26 miliardi di euro. Eppure, in Italia, l’accesso ai trattamenti...

Trapianti. Italia seconda tra i grandi paesi europei per tasso di donazione di organi. Il report del consiglio d’Europa
Trapianti. Italia seconda tra i grandi paesi europei per tasso di donazione di organi. Il report del consiglio d’Europa

Con 30,9 donatori deceduti per milione di abitanti, nel 2025 l’Italia si è collocata al secondo posto per tasso di donazione tra i grandi Paesi europei comparabili per popolazione e...