Spesa sanitaria, crescita graduale ma strutturale: il peso dell’invecchiamento sul Ssn fino al 2070

Spesa sanitaria, crescita graduale ma strutturale: il peso dell’invecchiamento sul Ssn fino al 2070

Spesa sanitaria, crescita graduale ma strutturale: il peso dell’invecchiamento sul Ssn fino al 2070

Il Rapporto 2025 della Ragioneria generale dello Stato evidenzia una dinamica della spesa sanitaria pubblica sostanzialmente stabile nel medio periodo, ma in graduale crescita nel lungo termine per effetto dell’invecchiamento della popolazione. In rapporto al PIL, la sanità torna ad aumentare dopo il 2030, riflettendo soprattutto l’espansione dei bisogni assistenziali e della long-term care. IL RAPPORTO

La spesa sanitaria pubblica italiana è destinata a crescere nel lungo periodo, ma senza derive esplosive. È questo il quadro che emerge dall’aggiornamento 2025 del Rapporto della Ragioneria generale dello Stato sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario, che analizza l’evoluzione della spesa in rapporto al PIL fino al 2070.

Dopo l’impennata del 2020 legata alla pandemia da Covid-19, il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e PIL ha registrato una progressiva normalizzazione, attestandosi al 6,3% nel 2024. Da qui in avanti, secondo le proiezioni RGS, la dinamica torna a essere crescente ma con un profilo regolare e governabile: nello scenario nazionale base, la spesa sanitaria raggiunge il 7,4% del PIL nel 2070, con un incremento di poco superiore a un punto percentuale rispetto ai livelli pre-pandemici.

Il fattore chiave resta l’invecchiamento della popolazione. Nello scenario cosiddetto pure ageing, l’aumento della spesa è spiegato quasi esclusivamente dalla modifica della struttura demografica, mentre il consumo sanitario pro capite, a parità di età e sesso, viene mantenuto costante nel tempo. In questo quadro, la crescita della spesa accelera soprattutto tra il 2030 e il 2042, per poi rallentare progressivamente nella seconda parte dell’orizzonte previsivo, quando si riduce il peso delle generazioni del baby boom.

Accanto a questa ipotesi prudenziale, la RGS elabora anche un reference scenario, che tiene conto di ulteriori determinanti: miglioramento delle condizioni di salute, progresso tecnologico, dinamica dei costi del lavoro sanitario e differenziali inflazionistici tra beni sanitari e non sanitari. Nonostante queste variabili aggiuntive, l’andamento complessivo della spesa resta molto simile a quello del pure ageing: le due curve risultano quasi sovrapposte e nel 2070 la differenza tra gli scenari è di appena 0,02 punti percentuali di PIL.

Un elemento rilevante è il ruolo della long-term care (LTC). La componente sanitaria della LTC è inclusa nella spesa sanitaria complessiva e contribuisce in misura crescente all’aumento del rapporto spesa/PIL, riflettendo l’incremento dei bisogni assistenziali legati alla non autosufficienza. Tuttavia, anche considerando questa componente, la spesa sanitaria mostra una minore elasticità rispetto alle variazioni del quadro macroeconomico rispetto alla spesa pensionistica, risultando quindi più stabile nel tempo.

Nel complesso, il messaggio che emerge dal Rapporto è chiaro: la sanità non rappresenta un fattore di instabilità dei conti pubblici, ma una voce strutturalmente destinata a crescere in modo graduale e prevedibile. La vera sfida, più che quantitativa, è qualitativa: governare l’aumento della spesa orientandola verso modelli assistenziali sostenibili, integrazione tra sanità e sociosanitario e una risposta adeguata ai bisogni di una popolazione sempre più anziana.

20 Gennaio 2026

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