Ticket sanitari, il conto per i cittadini supera i 3 miliardi. E da Regione a Regione è una giungla di regole: visite ed esami fino a oltre 50 euro e farmaci fino a 4,50 euro a confezione. Ecco la mappa

Ticket sanitari, il conto per i cittadini supera i 3 miliardi. E da Regione a Regione è una giungla di regole: visite ed esami fino a oltre 50 euro e farmaci fino a 4,50 euro a confezione. Ecco la mappa

Ticket sanitari, il conto per i cittadini supera i 3 miliardi. E da Regione a Regione è una giungla di regole: visite ed esami fino a oltre 50 euro e farmaci fino a 4,50 euro a confezione. Ecco la mappa

Nel 2023 i cittadini hanno pagato quasi 3,2 miliardi di euro tra specialistica e farmaceutica, mentre nei primi dieci mesi del 2024 il conto aveva già raggiunto 2,8 miliardi. Per visite ed esami si va da franchigie di 36 euro basato sulle regole nazionali fino a oltre 50 euro considerando le maggiorazioni regionali. Sui medicinali cambiano importi, esenzioni e modalità di calcolo. E dal 1° ottobre 2026 anche la Basilicata, finora tra i territori senza ticket farmaceutico regionale, ha introdotto una quota di 2,50 euro a ricetta. Quasi il 70% della compartecipazione per i farmaci, inoltre, deriva dalla differenza di prezzo rispetto ai medicinali equivalenti.

Non soltanto le risorse pubbliche destinate al Servizio sanitario nazionale, ma anche quelle che i cittadini devono mettere direttamente di tasca propria per ottenere visite, esami diagnostici e medicinali dal Ssn.  Un quadro che conferma come, nonostante l’universalità del Servizio sanitario nazionale, la compartecipazione alla spesa rimanga fortemente differenziata sul territorio. Perché se le regole generali sono definite a livello nazionale, Regioni e Province autonome continuano a utilizzare sistemi differenti per determinare quanto i cittadini debbano pagare.

E il risultato è che una stessa tipologia di prestazione o di medicinale può comportare esborsi diversi a seconda del territorio in cui viene erogata, del reddito, delle esenzioni e delle specifiche disposizioni regionali.

Una frammentazione che continua anche nel 2026, come dimostra la recente decisione della Basilicata di introdurre un ticket sulla farmaceutica convenzionata, modificando così il quadro delle Regioni che non applicano quote aggiuntive sui medicinali.

La spesa dei cittadini: oltre 3 miliardi in un anno

Partiamo dai numeri. Secondo i dati elaborati dal Sistema Tessera Sanitaria e pubblicati dalla Ragioneria generale dello Stato, nel 2023 la compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria per farmaci e specialistica ambulatoriale ha raggiunto complessivamente circa 3,19 miliardi di euro.

La componente più consistente è rappresentata dalla specialistica ambulatoriale, con 1,71 miliardi di euro. Per i farmaci la spesa è invece pari a circa 1,48 miliardi.

Nei primi dieci mesi del 2024 il conto complessivo ha già raggiunto circa 2,8 miliardi di euro, di cui 1,55 miliardi per visite ed esami e 1,25 miliardi per i medicinali.

Particolarmente significativo l’andamento della specialistica. Nei primi dieci mesi del 2024 il valore della compartecipazione è salito da 1,44 miliardi dello stesso periodo del 2023 a 1,55 miliardi, con un incremento di circa il 7,6%.

Un andamento crescente che si registra dopo il forte ridimensionamento del 2020, determinato dalla pandemia e dall’abolizione del cosiddetto superticket nazionale di 10 euro, entrata in vigore il 1° settembre di quell’anno.

Dal 2021, quando il gettito della compartecipazione specialistica era di 1,49 miliardi, si è arrivati a 1,71 miliardi nel 2023, con una crescita di quasi il 15%.

Per la farmaceutica, invece, l’andamento degli ultimi anni risulta relativamente stabile.

Si tratta, va precisato, della compartecipazione riferita alle prestazioni e ai farmaci a carico del SSN, non dell’intera spesa sanitaria privata sostenuta dalle famiglie.

Specialistica, una giungla di regole: da 36 a oltre 56 euro a ricetta

È soprattutto osservando le disposizioni regionali per la specialistica ambulatoriale che emergono le differenze.

Nella maggior parte delle Regioni il riferimento resta la franchigia di 36,15 euro per ricetta, prevista nell’ambito della normativa nazionale. Non significa, naturalmente, che ogni visita o esame costi automaticamente quella cifra: l’importo effettivo dipende dalle tariffe delle prestazioni prescritte e dalle eventuali esenzioni.

Tuttavia, alcuni territori prevedono franchigie differenti o maggiorazioni regionali.

Il Friuli Venezia Giulia indica una franchigia di 36 euro, mentre le Marche applicano 36,20 euro. Lombardia e Toscana arrivano a 38 euro.

Più consistente il valore riportato per la Calabria, dove la franchigia è di 45 euro, cui si aggiunge una quota fissa regionale di un euro. Si arriva dunque a 46 euro.

In Sardegna la franchigia raggiunge invece 46,15 euro, dieci euro in più rispetto al valore di riferimento di 36,15 euro adottato dalla maggioranza delle Regioni.

Ma le differenze diventano ancora più evidenti nei territori in cui sono previste quote aggiuntive.

Nella Provincia autonoma di Trento, ai 36,15 euro si aggiunge una quota fissa di 3 euro, portando il possibile esborso a 39,15 euro.

In Molise è prevista una quota regionale aggiuntiva di 5 oppure 15 euro, a seconda del tipo di prestazione. Questo significa che, per le ricette soggette alla franchigia massima, la compartecipazione può raggiungere rispettivamente 41,15 e 51,15 euro.

Il caso più articolato è quello della Campania. Qui, accanto alla franchigia di 36,15 euro, il sistema prevede per i cittadini non esenti una quota fissa di 10 euro quando il valore della ricetta è inferiore a 56,15 euro e di 20 euro quando è superiore a tale soglia.

Ne deriva che, per le prescrizioni di valore più elevato, il costo complessivo può raggiungere 56,15 euro.

La Regione applica inoltre un sistema differenziato di quote fisse anche per alcune categorie di assistiti esenti, con importi di 0, 5, 8, 10 oppure 20 euro in funzione dello specifico codice di esenzione.

Un ulteriore meccanismo è previsto dalla Sicilia, dove alla franchigia di 36,15 euro si può aggiungere un importo pari al 10% del valore che eccede la franchigia stessa.

In tutti questi casi le differenze riguardano il sistema di compartecipazione descritto dalla Ragioneria, e non rappresentano necessariamente il prezzo effettivamente pagato per qualsiasi prestazione.

Il confronto restituisce comunque un quadro di notevole eterogeneità: a parità di valore delle prestazioni prescritte, il costo per un assistito non esente può cambiare sensibilmente da una Regione all’altra.

Farmaci, Regioni in ordine sparso. E da ottobre 2026 anche la Basilicata introduce il ticket

Se per la specialistica le differenze riguardano soprattutto franchigie e maggiorazioni, nella farmaceutica convenzionata la frammentazione è ancora più evidente.

Secondo la ricognizione contenuta nel rapporto della Ragioneria, riferita a luglio 2025, erano otto i territori che non prevedevano una compartecipazione regionale ordinaria per i farmaci: Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata e Sardegna.

Ma il quadro è cambiato dal 1° ottobre 2026, quando la Basilicata ha introdotto un ticket di 2,50 euro per ogni ricetta farmaceutica per i cittadini non esenti.

La decisione è stata assunta dalla Giunta regionale con una delibera del 27 agosto 2026, su proposta dell’assessore alla Salute Cosimo Latronico.

La compartecipazione riguarda esclusivamente la farmaceutica convenzionata e viene applicata alla ricetta, non alla singola confezione: un elemento importante perché evita che il costo aumenti in proporzione al numero di scatole di medicinali prescritte.

Secondo quanto spiegato dalla Regione, il provvedimento nasce dall’esigenza di contenere la spesa farmaceutica, che nel 2025 ha superato il tetto programmato, registrando un’incidenza del 7,38% sul Fondo sanitario regionale a fronte del limite del 6,80%.

Uno scostamento stimato in oltre 7 milioni di euro che, secondo l’amministrazione regionale, ha reso necessario intervenire con misure di contenimento per salvaguardare l’equilibrio dei conti.

La decisione ha suscitato un confronto politico e sindacale, culminato il 15 ottobre nell’approvazione di ulteriori correttivi entrati in vigore il 16 ottobre.

Tra le novità, l’innalzamento delle soglie di esenzione per reddito familiare relative al codice E05: da 8mila a 15mila euro per le persone sole e da 11mila a 22mila euro in presenza del coniuge, con ulteriori 516 euro per ogni figlio a carico. Sono tutelati anche i lavoratori in cassa integrazione.

È stato inoltre introdotto un limite massimo di 30 ricette annuali soggette al ticket, oltre il quale la quota regionale di 2,50 euro non è più dovuta. Per chi non beneficia di esenzioni, il tetto della compartecipazione regionale ordinaria arriva dunque a 75 euro annui, senza considerare le eventuali differenze di prezzo rispetto ai farmaci equivalenti.

La misura è temporanea e resterà in vigore fino al 31 dicembre 2027, con un monitoraggio già previsto alla fine del 2026.

La Regione ha inoltre previsto l’esclusione dal pagamento delle categorie esenti per reddito, patologia e altre condizioni di vulnerabilità sanitaria o sociale.

La novità lucana rappresenta un esempio concreto di come la mappa dei ticket possa cambiare anche nell’arco di pochi mesi, sulla base delle condizioni finanziarie e delle scelte delle singole amministrazioni regionali.

Considerando la modifica introdotta in Basilicata, diventano quindi sette i territori che, rispetto alla ricognizione della Ragioneria, continuano a non prevedere il ticket regionale ordinario sulla farmaceutica convenzionata, ferma restando la necessità di considerare eventuali ulteriori provvedimenti successivi alla rilevazione.

L’assenza di un ticket regionale, peraltro, non significa necessariamente che tutti i medicinali siano gratuiti. Resta infatti il possibile pagamento della differenza tra il prezzo del medicinale acquistato e il prezzo di riferimento del farmaco equivalente, fatte salve le esenzioni previste.

Dagli 0,50 euro dell’Abruzzo ai 4,50 euro della Sicilia: quanto si paga sui medicinali

Negli altri territori il sistema di compartecipazione cambia sensibilmente.

Valle d’Aosta, Lombardia, Provincia autonoma di Bolzano, Veneto e Liguria prevedono ordinariamente 2 euro a confezione, fino a un massimo di 4 euro per ricetta, con specifiche riduzioni o esenzioni.

Per l’Emilia-Romagna la tabella riporta 2,20 euro a confezione, con un massimo di 4 euro a ricetta. La Ragioneria precisa, tuttavia, che questi dati erano in corso di aggiornamento alla luce delle novità introdotte con una delibera regionale del maggio 2025.

Particolarmente articolato è il caso del Lazio, dove per i medicinali inclusi nelle liste di trasparenza regionale non è previsto un ticket, mentre per quelli che ne sono esclusi la compartecipazione è di 2,50 euro per confezione se il prezzo è pari o inferiore a 5 euro, e di 4 euro se supera tale soglia.

In Abruzzo, invece, il ticket per i farmaci fuori dalle liste di trasparenza è di 50 centesimi a confezione per quelli di prezzo non superiore a 5 euro e di 2 euro per quelli più costosi, con massimali rispettivamente di 1,50 e 6 euro per ricetta.

In Molise le regole combinano quote per ricetta e per confezione, differenziate in funzione del prezzo e dell’inclusione nelle liste regionali.

In Campania, per i medicinali presenti nelle liste di trasparenza, è previsto un ticket di 2 euro a ricetta. Per quelli non inclusi si aggiungono 1,50 euro a confezione, fino a un massimo ordinario di 3 euro, oltre ai 2 euro per ricetta.

La Puglia applica un sistema ancora diverso, con una quota di un euro per ricetta e importi per confezione differenziati in funzione della tipologia del farmaco e della possibilità di prescrivere più confezioni.

In Calabria il ticket ordinario è di 2 euro a confezione, fino a 4 euro per ricetta, cui si aggiunge un euro per ricetta.

Tra gli importi più elevati per singola confezione figurano quelli della Sicilia. Qui, per gli assistiti non esenti, il ticket varia in funzione della tipologia e del prezzo del medicinale: 2 o 2,50 euro per i farmaci equivalenti e 4 o 4,50 euro per quelli non equivalenti, distinguendo tra medicinali con prezzo fino a 25 euro e quelli che superano questa soglia.

Si passa dunque da territori senza ticket regionale a sistemi in cui l’acquisto di più confezioni può comportare diversi euro di compartecipazione.

Va precisato che si tratta delle regole riportate nella ricognizione della Ragioneria a luglio 2025, con l’aggiornamento sulla Basilicata a ottobre 2026, e non di una verifica sistematica di ogni successiva modifica regionale.

Farmaci, quasi 900 milioni pagati per la differenza rispetto al generico

Ma il dato forse più significativo della spesa farmaceutica riguarda la sua composizione.

Dei circa 1,25 miliardi versati dai cittadini nei primi dieci mesi del 2024, soltanto 370 milioni sono riconducibili ai ticket propriamente detti.

La quota più consistente, pari a circa 890 milioni di euro, deriva invece dalla differenza fra il prezzo del medicinale acquistato e quello del farmaco equivalente di riferimento.

In sostanza, circa sette euro su dieci della compartecipazione farmaceutica derivano da questa seconda componente.

È un dato importante anche per interpretare correttamente le differenze territoriali. L’assenza di un ticket regionale, infatti, non azzera necessariamente il costo per il cittadino, che può comunque dover pagare una differenza di prezzo quando sceglie un medicinale più costoso rispetto a quello rimborsato dal SSN.

Nel 2023 questa voce valeva 1,06 miliardi di euro, contro i 430 milioni dei ticket regionali.

La distribuzione della spesa mostra quindi come il tema economico della farmaceutica non possa essere ricondotto esclusivamente alle quote fisse introdotte dalle Regioni, ma debba comprendere anche il sistema dei prezzi di riferimento e delle scelte tra farmaci equivalenti.

La distribuzione per conto: altre differenze regionali

Il rapporto dedica un approfondimento anche ai medicinali erogati in distribuzione per conto, la cosiddetta DPC, ossia farmaci acquistati dalle strutture pubbliche e distribuiti ai cittadini attraverso le farmacie.

Anche in questo caso le modalità di compartecipazione cambiano.

Diverse Regioni, tra cui Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Campania, Calabria e Sardegna, non prevedevano ticket ordinari per questi medicinali nella ricognizione della Ragioneria.

In Lombardia, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano, invece, è indicata una compartecipazione di 2 euro a confezione, fino a 4 euro a ricetta, con riduzioni per alcune categorie di esenti.

In Sicilia si applicano importi differenziati analoghi a quelli della farmaceutica convenzionata.

Particolare il caso della Basilicata: nella ricognizione del 2025, pur non prevedendo un ticket regionale ordinario nella farmaceutica convenzionata, per la distribuzione per conto veniva indicata una compartecipazione di 6 euro sui farmaci di marca non compresi nell’elenco di gara regionale. Il nuovo ticket di 2,50 euro introdotto nell’ottobre 2026 riguarda invece la farmaceutica convenzionata.

Un ulteriore esempio di come il costo sostenuto dal cittadino dipenda non soltanto dal medicinale prescritto, ma anche dal canale attraverso cui viene erogato.

Le esenzioni e il peso delle differenze territoriali

Naturalmente il quadro è mitigato dalle esenzioni per reddito, patologia e altre condizioni riconosciute dalla normativa nazionale e, in alcuni casi, da disposizioni regionali aggiuntive.

Il rapporto della Ragioneria evidenzia che nel 2023 circa il 28% delle prestazioni di specialistica ambulatoriale a carico del SSN è stato erogato in esenzione per reddito, una quota sostanzialmente in linea con gli anni precedenti.

Ma anche sul fronte delle esenzioni la situazione resta complessa. Nella farmaceutica alcuni territori prevedono esenzioni integrali, altri quote ridotte e altri ancora meccanismi differenziati a seconda del codice di esenzione e della fascia reddituale.

Il risultato è un sistema nel quale non è sempre immediato per il cittadino comprendere quale sia l’importo effettivamente dovuto.

Emerge quindi una questione che va oltre il semplice livello dei ticket: quella dell’uniformità delle condizioni economiche di accesso alle prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale.

La presenza di differenze regionali non significa automaticamente una violazione dei principi di universalità e uguaglianza, perché le autonomie territoriali possono prevedere sistemi di compartecipazione differenti. Ma è evidente che tali differenze possono incidere sul peso economico dell’assistenza per le famiglie, soprattutto quando visite, esami e terapie devono essere ripetuti nel tempo.

La scelta della Basilicata di reintrodurre il ticket farmaceutico nell’ottobre 2026 dimostra inoltre come le esigenze di contenimento della spesa possano tradursi anche in nuovi oneri per gli assistiti, pur in presenza di sistemi di esenzione e di limiti annuali.

In questo scenario, i dati della Ragioneria confermano due elementi: da un lato il peso complessivo della compartecipazione sostenuta dai cittadini, superiore a 3 miliardi nell’ultimo anno intero analizzato; dall’altro la persistenza di un sistema di regole territoriali molto diversificato.

Una frammentazione che pone un interrogativo di fondo: quanto può variare il costo di accesso alle prestazioni del SSN da una Regione all’altra senza mettere in discussione l’effettiva equità del sistema?

Luciano Fassari

22 Ottobre 2026

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