Tumori, l’Ocse avverte: cure sempre più costose ma non sempre di valore. In Italia troppe chirurgie sotto soglia e forti disuguaglianze nell’assistenza

Tumori, l’Ocse avverte: cure sempre più costose ma non sempre di valore. In Italia troppe chirurgie sotto soglia e forti disuguaglianze nell’assistenza

Tumori, l’Ocse avverte: cure sempre più costose ma non sempre di valore. In Italia troppe chirurgie sotto soglia e forti disuguaglianze nell’assistenza

I casi di cancro aumentano e la spesa è destinata a crescere del 59% entro il 2050, ma le cure non sempre garantiscono valore per i pazienti. Il report Ocse evidenzia anche in Italia ritardi, forti disomogeneità e troppe chirurgie sotto soglia, indicando la necessità di percorsi più appropriati e centrati sulla persona. IL REPORT

I casi di cancro in Europa sono aumentati di circa il 30% dal 2000 e continueranno a crescere nei prossimi decenni, trainati dall’invecchiamento della popolazione ma anche dall’aumento preoccupante delle diagnosi in età giovane, soprattutto tra le donne. È il quadro delineato dal nuovo rapporto Ocse–Commissione europea Delivering High Value Cancer Care, che richiama i Paesi Ue – Italia compresa – alla necessità di ripensare l’organizzazione dell’oncologia puntando su tempestività, appropriatezza e centralità della persona.

Secondo le stime, nel 2024 nei Paesi Ue si registrano circa 2,7 milioni di nuove diagnosi oncologiche, oltre cinque ogni minuto. La mortalità è in calo, ma la combinazione tra maggiore incidenza e migliore sopravvivenza sta facendo aumentare rapidamente il numero di persone che convivono con una diagnosi di cancro, con un impatto crescente su sistemi sanitari e welfare.

Spesa in aumento, ma non sempre cure di valore

La spesa per il cancro assorbe ormai circa il 7% della spesa sanitaria complessiva dell’Unione europea, pari a 268 euro pro capite. Entro il 2050, solo per effetto dell’invecchiamento demografico, la spesa oncologica pro capite è destinata ad aumentare del 59% in termini reali. Un trend che rende cruciale, secondo l’Ocse, verificare se le risorse investite producano reali benefici per i pazienti.

Il report evidenzia come persistano ampie variazioni ingiustificate nelle pratiche cliniche, nell’accesso alle cure e negli esiti, che si traducono in trattamenti inutili o inefficaci, sprechi e disuguaglianze.

Italia: volumi chirurgici sotto gli standard e qualità disomogenea

Nel capitolo dedicato all’efficienza e alla qualità delle cure, l’Italia viene citata esplicitamente per un nodo strutturale: l’elevata quota di interventi oncologici eseguiti in strutture con volumi inferiori alle soglie raccomandate. Nel 2022, tra l’11% e il 61% delle procedure di chirurgia oncologica nel nostro Paese è stato effettuato in ospedali al di sotto dei volumi minimi ottimali, a seconda della tipologia di tumore  .

Il report ricorda che esiste una solida evidenza scientifica secondo cui i centri e i chirurghi con maggiori volumi ottengono esiti migliori, con minore mortalità post-operatoria e meno complicanze. La frammentazione dell’offerta, dunque, rischia di tradursi in cure di minor valore per i pazienti.

Nonostante l’Italia disponga di standard e soglie minime per diversi interventi oncologici, il monitoraggio dell’aderenza alle linee guida cliniche resta limitato a pochi Paesi europei. Complessivamente, solo 12 Stati Ue dichiarano di controllare sistematicamente il rispetto delle linee guida, e l’Italia non fa eccezione in termini di criticità  .

Diagnosi tardive e ritardi nei trattamenti

Un altro tema centrale è la tempestività. In Europa, tra il 15% e il 40% dei tumori del colon-retto viene ancora diagnosticato attraverso il pronto soccorso, una modalità associata a esiti nettamente peggiori. Il rapporto ricorda che i pazienti operati in urgenza per tumore del colon-retto hanno un rischio di morte entro 30 giorni fino a sette volte superiore rispetto a chi arriva all’intervento in modo programmato.

Anche i tempi di avvio del trattamento dopo la diagnosi restano critici: circa il 44% dei tumori del colon-retto e una quota analoga di quelli della mammella non viene trattato entro 30 giorni dalla diagnosi istologica, con ricadute negative sulla sopravvivenza.

Cure poco centrate sulla persona

Accanto agli aspetti clinici ed economici, l’Ocse richiama l’attenzione sulla qualità dell’esperienza dei pazienti. I dati PaRIS mostrano che le persone con tumore riportano peggiori condizioni di salute fisica e mentale rispetto agli altri pazienti cronici e che meno di un terzo sperimenta un’assistenza realmente centrata sulla persona. In Italia, meno di tre pazienti oncologici su dieci seguiti in cure primarie riferiscono uno stato di salute buono o molto buono, uno dei valori più bassi in Europa occidentale.

Circa un terzo dei pazienti oncologici europei dichiara inoltre di aver dovuto ripetere informazioni che avrebbero dovuto essere già presenti nella propria cartella clinica, segno di una integrazione dei dati ancora insufficiente lungo i percorsi di cura.

Le priorità secondo l’Ocse

Per aumentare il valore delle cure oncologiche, il rapporto individua quattro direttrici principali: percorsi oncologici integrati e rapidi, standard basati su evidenze e monitorati, uso più efficiente delle risorse (dalla chirurgia appropriata ai biosimilari) e una reale centralità dei bisogni della persona, inclusi gli aspetti sociali e lavorativi.

Un’agenda che, per l’Italia, implica scelte non più rinviabili su concentrazione delle attività, riduzione delle pratiche a basso valore e rafforzamento del coordinamento tra ospedale e territorio, se si vuole affrontare l’aumento dei casi oncologici senza compromettere sostenibilità ed equità del Servizio sanitario nazionale.

L.F.

10 Febbraio 2026

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