Vaccinazione antinfluenzale. Come evitare che la campagna sia un flop

Vaccinazione antinfluenzale. Come evitare che la campagna sia un flop

Vaccinazione antinfluenzale. Come evitare che la campagna sia un flop
Il vaccino contro l’influenza rappresenta la più concreta delle difesa da opporre, nel periodo autunnale, ad un possibile ritorno epidemico. Non solo. Lo stesso possa essere usato come la cartina di tornasole per evitare di confondere e distinguere gli stati febbrili derivanti dalla solita influenza stagionale da altro. Ma al momento questa è l’unica certezza perché sulla campagna di vaccinazione ci sono molte ombre da dissipare

Gli scienziati impegnati nella lotta al Covid-19, ma soprattutto quelli più saggi che hanno giurato di fare più del possibile per tutelare concretamente la collettività in attesa che arrivino i vaccini specifici dispensano quotidianamente le loro precauzioni. Ciò dopo avere, in tanti, (ahinoi!) disorientato, nella prima fase, la nazione intera con i loro intermittenti giudizi sulla pericolosità o meno del coronavirus.
Una brutta combine con le incertezze emerse in questi giorni tra i piani di emergenza sollecitati dal CTS e le scelte politiche del Governo di averli mantenuti inattivi, forse per troppo tempo.

Quindi, il grande e importante ruolo della scienza di proporre, in modo accorto ma tempestivo, e della politica di scegliere il da farsi, in modo cauto ma nell'immediato.

Il saggio per antonomasia, il prof. Silvio Garattini, prova ancora una volta a fornire alla potenziale utenza nazionale i suoi preziosi consigli. Lo fa senza usare una parola in più di quella che serve per comprendere.

Prima cosa, secondo lo scienziato dell'Istituto Negri e sostenitore del valore terapeutico aggiunto nella commercializzazione dei farmaci, fare il vaccino antinfluenzale. Ciò in quanto rappresenta la più concreta delle difesa da opporre, nel periodo autunnale, ad un possibile ritorno epidemico. Non solo. Perché lo stesso possa essere usato come la cartina di tornasole per evitare di confondere e distinguere gli stati febbrili derivanti dalla solita influenza stagionale da altro.

Ad una tale preziosa pratica indicazione, soprattutto per tutti i soli soggetti a rischio (gli over 65 e gli affetti da altre patologie), quest'anno saranno di certo sottoposti anche gli insoliti. Più esattamente, le persone ritenute più a rischio: operatori sanitari, forze dell'ordine e certamente gli insegnanti, attesa la prossima apertura delle scuole.

Basterà? È la domanda che tutti si pongono. Una simile più generale indicazione fa tuttavia constatare l'insorgenza di una consistente domanda spontanea di ricorrere comunque alla vaccinazione a proprie spese.

Fatta una simile considerazione, emergono alcuni problemi.

Il primo. Riguarda la necessità di come e cosa fare per mettere a disposizione di chiunque, prescindendo dell'appartenenza ad una delle categorie privilegiate, il vaccino antinfluenzale, al quale in tanti (pare) aggiungeranno anche quello anti-pneumococco per incrementare le difese dell'apparato respiratorio.

In proposito, la domanda che viene spontanea, saranno disponibili le dosi vaccinali in quantità sufficiente alla totale copertura della nazione? Ciò in quanto sembra che molte Regioni hanno (ahinoi) sottovalutato il loro ineludibile dovere di avere prenotato in tempo i numeri dei vaccini occorrenti.
Il secondo. Dalle notizie che si raccolgono con la dovuta cautela, sembra che i vaccini quest'anno non siano nelle disponibilità commerciali distributive dalla catena dei grossisti, ubicati su tutto il territorio nazionale e, in quanto tali, garanti ovunque delle forniture giornaliere. Gli unici pertanto a potere assicurare a valle, alle farmacie presenti in tutti i comuni, la disponibilità dei vaccini necessari a soddisfare quella domanda privata che ritiene di sottoporsi comunque a vaccinazione.
Il terzo. Considerata la comprensibile folla delle persone interessate a vaccinarsi e dato per scontato che ci sia la disponibilità dei vaccini gratuiti (ma anche di quelli regolarmente acquistabili), sarà sufficiente la rete attuale dei medici di famiglia, già sofferente per i sopravvenuti impegni causati dalla epidemia passata e dai casi che richiederanno il loro intervento, a soddisfare la richiesta iniettiva? Se no, non sarebbe il caso di abilitare al riguardo altre professioni e altri siti assistenziali ad effettuare il relativo intervento, magari in presenza di personale infermieristico?

Tante le domande perché tantissime sono le preoccupazioni e, in quanto tali, da essere soddisfate non solo con le solite teoriche risposte. A ciò dovranno seguire, presto, i fatti, altrimenti saranno guai.
Ettore Jorio
Università della Calabria

Ettore Jorio

08 Settembre 2020

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