Violenza sugli operatori sanitari. L’escalation non si ferma: l’81% ha subito aggressioni fisiche o verbali, ma il 69% non denuncia. Anaao: “Servono più risorse per assumere personale”

Violenza sugli operatori sanitari. L’escalation non si ferma: l’81% ha subito aggressioni fisiche o verbali, ma il 69% non denuncia. Anaao: “Servono più risorse per assumere personale”

Violenza sugli operatori sanitari. L’escalation non si ferma: l’81% ha subito aggressioni fisiche o verbali, ma il 69% non denuncia. Anaao: “Servono più risorse per assumere personale”
Pronto Soccorso e Psichiatria i reparti dove si registra il maggior numero di aggressioni da parte dei pazienti e dei loro parenti. Questi i dati del sondaggio presentato in occasione della giornata contro la violenza sugli operatpri sanitari che si celebra il 12 marzo. “È inutile trovare scuse: bisogna finanziare il SSN. I tre miliardi in più sul FSN dell’ultima legge di bilancio non bastano assolutamente”

Sono quotidiane ormai le aggressioni verbali e fisiche ai danni dei colleghi medici e dirigenti sanitari. Le notizie che emergono all’onore delle cronache sono solo quelle più gravi e drammatiche, e rappresentano appena la punta dell’iceberg di una situazione preoccupante, diffusa e costante di aggressioni, che crea un clima di paura sul posto di lavoro per molti colleghi, e colleghe soprattutto. Siamo ormai in un vero e proprio stato di emergenza e l’escalation non sembra fermarsi.

Per tenere alta l’attenzione, è importante anche il supporto di dati che forniscano al Governo, alle istituzioni e all’opinione pubblica le reali dimensioni di questo fenomeno: per questo Anaao Assomed ha sottoposto ai propri iscritti e ha diffuso sui canali social a tutti i dirigenti sanitari, un Sondaggio nel mese di marzo 2024, su un campione rappresentativo di professionisti.

I responders sono proporzionalmente rappresentativi di tutte le fasce di età e tra loro è prevalente il genere femminile (60%), indicatore di come il problema sia maggiormente sentito dalle donne.
I medici di tutte le discipline, nessuna esclusa, hanno risposto al sondaggio. Ma va sottolineato come ben il 13% dei responders lavori in Psichiatria e l’11% in Pronto Soccorso / Medicina d’emergenza-urgenza. Queste le due discipline a maggior rischio di aggressione, per dinamiche differenti che tuttavia hanno come causa comune la carenza di personale e il definanziamento del Ssn.

Nei dipartimenti di emergenza, sono soprattutto i parenti ad aggredire il personale, dove le ben note attese spesso slatentizzano violenza e frustrazioni represse. Quindi il sovraffollamento, la carenza di posti letto e di personale contribuiscono a istigare comportamenti aggressivi, dove il medico non viene più visto come colui che si prende cura ma colui che colpevolmente trascura.

Nei reparti di psichiatria è il paziente ad aggredire, in condizioni di acuzie psicopatologica, quando non è ancora compensato dalla terapia farmacologica, o di una condizione di intossicazione da sostanze. Negli ultimi anni le diagnosi psichiatriche sono significativamente aumentate mentre in parallelo i medici psichiatri sono diminuiti e sono stati chiusi servizi territoriali, con gravi carenze in tutte le regioni e frequenti dimissioni spontanee dei colleghi.

Non c’è da stupirsi che le aggressioni siano in aumento: l’81% dei responders riferisce di essere stato vittima di aggressioni fisiche o verbali.

Di questi, ben il 23% riferisce aggressioni fisiche, il 77% verbali e ben il 75% ha assistito personalmente ad aggressioni ai colleghi.

Il dato è preoccupante e impone immediate iniziative per la tutela dei lavoratori.
Le aggressioni sono compiute dal paziente solo nella metà dei casi (51,3%) mentre i parenti sono responsabili del 42,3% degli eventi, soprattutto in Pronto Soccorso come esposto sopra.

Ma il dato ancor più allarmante è che ben il 69% dei sanitari non denuncia l’aggressore.

La mancata denuncia è indicativa purtroppo di una diffusa sfiducia, per esempio che l’azione legale possa alla fine condurre a concreti risultati. Ma soprattutto, gli aggrediti si arrendono per il carico emotivo e di tempo di una denuncia, che li esporrebbe a spese legali, udienze in tribunale magari ulteriori minacce da parte dell’aggressore.

Quasi tutte le aggressioni denunciate, hanno richiesto l’intervento delle forze dell’Ordine, che sono state attivate nel 26% dei casi. Quindi, solo nei casi più gravi, che poi evolvono in un esposto all’autorità giudiziaria. Il 73% dei sanitari, gestisce da solo o con l’aiuto di colleghi, le violenze verbali o fisiche.

Solo il 10% ha risposto alla domanda in cui si chiedeva di precisare i giorni di prognosi o ne ha riportato un numero.

Di questo 10%, un terzo ha riportato 10 giorni di prognosi, ma non mancano risposte preoccupati, come il collega che ne riferisce 90 e altri che dettagliano:

Sono stata aggredita al collo, un paziente mi ha difeso riportando fratture costali e finendo ricoverato”. “Sono viva per miracolo”. “Ho subito 10 giorni di prognosi, poi ridotti a soli 3 giorni perché eravamo sotto di organico”. “Nessuna prognosi – non voluto accedere al pronto soccorso in quanto l’aggressore era un minore”.
Queste sono testimonianze drammatiche, che da sole rendono l’idea della gravità della situazione.

Inoltre, 29% dei responders riferisce di essere a conoscenza di casi di aggressione da cui ne è scaturita l’invalidità permanente o il decesso.

Nonostante la situazione sia grave, il 48% dei responders non ha idea se le aggressioni vengano identificate come evento sentinella dall’Asl/Ao. Ancora una volta traspare come il problema sia sottovalutato dalle Direzioni: l’assenza di azioni a tutela dei dipendenti crea un circolo vizioso di sfiducia che porta a non denunciare, neanche all’interno dell’azienda, perché ritenuto assolutamente inutile.

Quali sono le cause che i sanitari individuano alla base delle aggressioni? Per oltre la metà dei responders, la causa non è attribuibile direttamente all’aggressore.

Infatti, il 31,4% individua il definanziamento del Ssn come causa principale, fattore questo che espone il medico perché spesso ritenuto come diretto responsabile del razionamento delle prestazioni erogate. Per il 16.7% le carenze organizzative e per il 6.7% la carenza di comunicazione sono i fattori scatenanti le aggressioni. Il 35,5% invece attribuisce le aggressioni a fattori socio-culturali, di deprivazione sociale o di svilimento del ruolo del medico. Infine, ben il 58% dei responders non è a conoscenza che l’argomento è oggetto di discussione ai tavoli sindacali, informazione nota solo al 24%.

Dunque cosa si può fare? “È inutile trovare scuse: bisogna finanziare il SSN. I tre miliardi in più sul FSN dell’ultima legge di bilancio non bastano assolutamente. Non bastano, per esempio, a potenziare i servizi di psichiatria, ad aumentare i posti letto per acuti e cronici, a riorganizzare il territorio, ad assumere. Perché certamente è necessario aumentare gli organici: per avere più tempo per la comunicazione con i parenti, più tempo per la cura dei pazienti, meno attese nei Pronto Soccorso”, commenta il Segretario Nazionale Anaao Assomed, Pierino Di Silverio.

“Infine, è necessario che i medici siano protetti, soprattutto nei Pronto Soccorso più a rischio, da personale addetto alla sicurezza. Ma è paradossale che i medici debbano difendersi da coloro di cui si prendono cura – prosegue – questa aggressività purtroppo è anche fomentata da un dibattito pubblico violento, soprattutto sui social, con amplificazione di casi di presunta malasanità e da studi legali speculativi, che attuano un vero e proprio sciacallaggio nei confronti del personale sanitario, invogliando a fare cause che nel 97% dei casi si concludono con un nulla di fatto. Una cosa è certa : non possiamo esercitare una professione così delicata e impegnativa in un clima di paura costante anche solo di entrare in ospedale. È necessario – conclude Di Silverio – che medici e pazienti si uniscano per chiedere il finanziamento della sanità pubblica, e che si difendano non gli uni dagli altri ma insieme da chi la vuole smantellare”.

11 Marzo 2024

© Riproduzione riservata

Lea: 18 Regioni su 21 promosse. Ma le rinunce alle cure salgono al 9,9%, Gimbe: “La pagella ignora chi resta fuori”
Lea: 18 Regioni su 21 promosse. Ma le rinunce alle cure salgono al 9,9%, Gimbe: “La pagella ignora chi resta fuori”

Nel 2024 quasi tutte le Regioni e Province autonome superano la "pagella" ministeriale sui Livelli Essenziali di Assistenza: 18 su 21. Nello stesso anno, però, quasi 5,8 milioni di persone...

In Italia il 42% degli over 16 dichiara di non fare mai sport. Quasi il doppio della media europea
In Italia il 42% degli over 16 dichiara di non fare mai sport. Quasi il doppio della media europea

In Europa quasi il 40% delle popolazione non si dedica mai all’attività sportiva (13,4%) o meno di una volta ogni sette giorni (25,8%). In occasione della Settimana europea dello Sport,...

Verso la Manovra. Sfuma l’uscita anticipata dalla procedura Ue. E ora rischia di farsi in salita la strada per trovare i 5 mld in più chiesti per la sanità
Verso la Manovra. Sfuma l’uscita anticipata dalla procedura Ue. E ora rischia di farsi in salita la strada per trovare i 5 mld in più chiesti per la sanità

La sorpresa sulla quale il Governo aveva sperato fino all’ultimo non è arrivata. L’Istat ha confermato per il 2025 un rapporto tra deficit e Pil pari al 3,1%, in miglioramento...

Spesa sanitaria a 148,5 miliardi nel 2026 (+4,9%). Nel 2029 salirà a 159,4 miliardi ma resterà al 6,4% del Pil. Ma con l’invecchiamento salirà al 7,4% nel 2070
Spesa sanitaria a 148,5 miliardi nel 2026 (+4,9%). Nel 2029 salirà a 159,4 miliardi ma resterà al 6,4% del Pil. Ma con l’invecchiamento salirà al 7,4% nel 2070

La spesa sanitaria pubblica italiana è destinata a salire a 148,522 miliardi di euro nel 2026, con un incremento del 4,9% rispetto all’anno precedente. Un’accelerazione significativa dopo il +2,5% registrato...