Caregiver. Monni: “Ddl Locatelli trasforma i diritti di chi cura in un sussidio per pochi”

Caregiver. Monni: “Ddl Locatelli trasforma i diritti di chi cura in un sussidio per pochi”

Caregiver. Monni: “Ddl Locatelli trasforma i diritti di chi cura in un sussidio per pochi”

L’assessora toscana contesta il Ddl nazionale. Nel mirino il requisito di 91 ore settimanali di assistenza per accedere al contributo: “Parliamo di 13 ore al giorno, 7 giorni su 7. Un impegno che va oltre qualsiasi idea di lavoro dignitoso”. Chiesti servizi di sollievo, sostegno psicologico, tutele previdenziali e misure di conciliazione.

“Il problema del disegno di legge Locatelli è prima di tutto culturale: il valore della cura viene ricondotto a una misura di contrasto alla povertà destinata a una platea estremamente ristretta. Chi assiste una persona cara deve essere riconosciuto nel suo ruolo, nei suoi bisogni e nei suoi diritti, senza dover arrivare all’impoverimento e allo sfinimento per ricevere un sostegno”. È quanto afferma, in una nota, Monia Monni, assessora alla sanità e al sociale della Regione Toscana, commentando il ddl Locatelli sui caregiver familiari.

“Contrastare la povertà è necessario – continua Monni – ma riconoscere i caregiver significa assumersi una responsabilità pubblica verso chi ogni giorno garantisce assistenza, spesso sacrificando lavoro, salute, relazioni e autonomia. Una riforma deve dare risposte a questa realtà attraverso servizi, sollievo, sostegno psicologico, strumenti di conciliazione e tutele previdenziali. Un contributo economico riservato a pochi non può esaurire questa responsabilità”.

Particolarmente critica è la previsione che lega l’accesso al contributo a un carico assistenziale di almeno 91 ore settimanali. “Parliamo di tredici ore al giorno, sette giorni su sette”, sottolinea l’assessora Monni. “Un impegno che va oltre qualsiasi idea di lavoro dignitoso e lascia pochissimo spazio al riposo, alla propria salute e alla propria vita. Un carico così pesante dovrebbe far scattare una risposta dei servizi per alleggerirlo. Assumerlo come requisito per ottenere un contributo significa invece considerare normale una condizione di esaurimento. Lo Stato deve aiutare le persone a uscire da questa situazione, senza trasformarla nella soglia da raggiungere per meritare sostegno. Questa impostazione continua a trattare la cura come una questione privata, da risolvere dentro la famiglia, e pesa soprattutto sulle donne. Non possiamo accettare che prendersi cura di qualcuno significhi dover rinunciare al lavoro e alla propria indipendenza economica. E occorre dare risposte anche a chi assiste senza convivere con la persona cara: il bisogno di sostegno non si misura soltanto condividendo un indirizzo”.

“La nostra legge regionale – conclude Monni – già riconosce il valore sociale ed economico della cura e il ruolo del caregiver nella rete dei servizi sociali e sanitari. Da questo riconoscimento vogliamo partire per rafforzare ulteriormente l’azione di sostegno, rendendola sempre più concreta e vicina ai bisogni delle persone. Chi presta assistenza deve essere ascoltato, coinvolto nel progetto assistenziale e accompagnato da una rete capace di condividere il carico della cura, anche quando cambiano le sue condizioni personali e familiari. Vogliamo rafforzare l’orientamento e il supporto psicologico, gli interventi di sollievo e le reti di prossimità, valorizzando il Centro regionale di ascolto e la collaborazione con le associazioni, il Terzo settore e i gruppi di mutuo aiuto. Anche chi si prende cura ha diritto alla propria salute, al lavoro, alle relazioni e a un progetto di vita”.

15 Ottobre 2026

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