Contratti sanità privata. Aris: “Rinnovo è priorità, ma servono risorse adeguate e tariffario sostenibile”

Contratti sanità privata. Aris: “Rinnovo è priorità, ma servono risorse adeguate e tariffario sostenibile”

Contratti sanità privata. Aris: “Rinnovo è priorità, ma servono risorse adeguate e tariffario sostenibile”

Il sistema dell'accreditamento, sottolinea Aris, “si fonda sulla remunerazione delle prestazioni attraverso tariffe che devono riflettere i costi effettivamente sostenuti” e che invece “sono ferme per 15 anni e non hanno seguito l'incremento dei costi di oltre il 25%, che sono cresciuti in pari periodo di oltre il 25%”.

ARIS esprime “piena attenzione” rispetto alle preoccupazioni espresse ieri dalle organizzazioni sindacali in merito al rinnovo dei contratti collettivi della sanità privata. “Garantire dignità, stabilità e prospettiva ai professionisti che operano quotidianamente a servizio dei cittadini è un obiettivo condiviso, a cui ARIS ha risposto con l’apertura dei tavoli sindacali nel 2026, nonostante i budget SSN assegnati siano bloccati per legge dal 2012”, scrive in una nota l’Associazione datoriale. Che sottolinea come “nel 2020 il CCNL delle strutture sanitarie è stato rinnovato fidandosi degli impegni assunti e non mantenuti dall’allora Ministro della Salute e dalle Regioni per l’adeguamento delle tariffe e nel 2024 è stato sottoscritto l’accordo ponte CCNL CdR e RSA”.

L’ARIS ritiene assolutamente legittima la richiesta di rinnovo dei contratti da parte dei lavoratori, ma ritiene che debba essere affrontata all’interno di una più ampia strategia di sostenibilità del SSN, che riconosca il ruolo di tutte le sue componenti pubbliche e private accreditate.

“Il sistema dell’accreditamento – spiega – si fonda, infatti, sulla remunerazione delle prestazioni attraverso tariffe che devono riflettere i costi effettivamente sostenuti per garantire qualità, sicurezza e continuità assistenziale, eppure le tariffe di riferimento per le strutture sanitarie (i DRG) sono rimaste ferme per 15 anni e non hanno seguito l’incremento dei costi, che sono cresciuti in pari periodo di oltre il 25% a causa dell’incremento dei costi dell’energia, del personale, dei servizi di supporto e dei costi per le tecnologie. In simili condizioni, le strutture non possono offrire adeguamenti contrattuali se il Governo e le Regioni non stanziano congrue risorse per farlo. Questo sia a tutela dei lavoratori ma anche della sostenibilità delle strutture, che assicurano le prestazioni ai cittadini in regime SSN. E le due cose possono stare insieme solo se Governo e Regioni assumono fino in fondo la responsabilità di finanziare adeguatamente le prestazioni che chiedono al sistema di erogare”.

“Il disagio delle nostre Strutture – prosegue ARIS – è del resto confermato dal recente Rapporto dell’Area Studi Mediobanca (richiamato più volte negli ultimi giorni dalle stesse organizzazioni sindacali a sostegno delle loro posizioni), che evidenzia inequivocabilmente come il risultato operativo delle strutture no profit presenti valori negativi per tutti i periodi di riferimento, perché alla crescita del fatturato, purtroppo, si è associata una crescita più che proporzionale dei costi. Eppure, nonostante le grandi difficoltà, in questi anni le nostre Strutture hanno continuato a sostenere l’assistenza sanitaria e sociosanitaria del Paese, contribuendo in modo significativo alla riduzione delle liste d’attesa e alla tenuta complessiva del Servizio Sanitario Nazionale”.

L’Associazione Religiosa degli Istituti Socio Sanitari precisa come, tuttavia, non sia realistico chiedere alle strutture accreditate di sostenere aumenti strutturali del costo del lavoro, senza prevedere, preliminarmente, un incremento delle tariffe adeguato all’incremento dell’inflazione e al costo del personale che si è avuto negli ultimi 15 anni. “Per i rinnovi del personale pubblico sono stati stanziati oltre 2 miliardi anno dal 2024, non si può pensare che le strutture private accreditate possano rinnovare a tariffe invariate dal 2012 e che la stessa AGENAS certifica essere da diversi anni incongrue nella maggior parte dei casi”.

“Si parla da mesi – argomenta ARIS – di un incremento dei DRG di circa il 4%, se così fosse non potremmo che ringraziare il Governo per un primo segnale concreto nella giusta direzione dopo molti anni, ma potrà essere valutato positivamente solo con la certezza che rappresenti l’inizio di un percorso di revisione dei DRG, che nel prossimo biennio deve prevedere un reale adeguamento all’incremento dei costi intervenuto nel settore, altrimenti sarà del tutto inadeguato a sostenere ogni ragionevole rinnovo per i lavoratori”.

La sfida, spiega l’Associazione, è mantenere il Servizio Sanitario Nazionale realmente universale, “su questo sono impegnate ogni giorno anche le nostre strutture, che sono parte integrante del Sistema Sanitario Regionale e offrono prestazioni gratuite al cittadino che accede tramite SSN”. Ma queste prestazioni, ribadisce, “devono essere adeguatamente remunerate dalla Stato attraverso i DRG e tariffe ambulatoriali congrue, altrimenti oltre il 30% delle prestazioni sanitarie, che oggi sono erogate dalla strutture accreditate, verrà inevitabilmente meno. Questa sfida si può vincere solo se le componenti del sistema, pubbliche e private accreditate, vengano messe nelle condizioni di operare secondo criteri di equità, sostenibilità e pieno riconoscimento del proprio ruolo per la salute pubblica”, conclude ARIS.

31 Luglio 2026

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