“Ho servito il Paese con disciplina e onore come indica la nostra Carta costituzionale, mettendo sempre al primo posto l’interesse esclusivo della Nazione. Ho dato tutte le energie di cui disponevo. Senza risparmiarmi neanche un solo istante. È stata una stagione difficilissima, senza precedenti. Ma il Paese ha retto. Ha trovato dentro se stesso la forza per reagire, rispondere, organizzarsi e uscire dall’emergenza”.
Con queste parole Roberto Speranza ha aperto il suo intervento in Commissione Covid, ripercorrendo i due anni e mezzo alla guida del ministero della Salute durante la pandemia. L’ex ministro ha espresso “gratitudine infinita” al personale sanitario, agli scienziati, ai funzionari del ministero e a “tutti quelli che hanno continuato a lavorare anche nei momenti più bui”. E gratitudine “larga” a chi ha rispettato le regole: “Con i loro comportamenti e i loro sacrifici hanno salvato vite umane”.
“Primato della vita, una vita persa non è rimediabile”
Speranza ha indicato il primo asse che ha guidato le sue decisioni: “Il primato della vita delle persone rispetto a tutte le altre considerazioni”. Ha spiegato: “C’erano diritti che si contrapponevano. Il diritto alla salute era in tensione rispetto a tutta un’altra serie di diritti tutt’altro che secondari. Una vita persa non è rimediabile. I danni economici, invece, sono riparabili”. E ha rivendicato la linea del rigore: “Sono stato accusato di essere duro, rigorista, uno di quelli che chiudeva. Ma che deve fare il ministro della Salute? Rivendico a testa alta e con forza l’indirizzo dato”.
Sul lockdown, l’ex ministro ha citato lo studio dell’Imperial College del 2020 pubblicato su Nature: “Sono 630mila le persone salvate solo con il primo lockdown. Le chiusure sono state fondamentali per la sicurezza sanitaria di moltissime persone. Siamo stati i primi a doverle applicare in Occidente”.
“Fiducia nella scienza, decisioni legittimate dalla politica”
Il secondo asse, ha proseguito Speranza, è stato “la fiducia nella scienza”. Ha precisato: “È evidente a tutti che il potere decisionale deve restare sempre nelle mani della politica. Le decisioni devono avere una legittimazione democratica. Ma sono sempre stato convinto che si è più forti nel prendere queste decisioni se ti confronti, se ascolti, se assumi orientamenti dalla comunità scientifica”. Ha ricordato la qualità dell’Istituto superiore di Sanità, del Consiglio superiore di Sanità, dello Spallanzani e delle società scientifiche: “L’idea non era che dovevano decidere al posto nostro, ma che le nostre decisioni avessero fondamento scientifico”. Del Cts ha detto: “Nasce da una mia intuizione, anche se organo consultivo incardinato presso il dipartimento di protezione civile. Voglio esprimere gratitudine per il lavoro immenso svolto sempre a titolo gratuito”.
“Vaccini game changer: 151mila vite salvate”
Sui vaccini Speranza è stato netto: “Sono stati il vero game changer della vicenda pandemica”. Ha citato i dati dell’Istituto superiore di Sanità: “Tra gennaio 2021 e gennaio 2022 grazie ai vaccini si salvano 151.532 vite. Furono 517.807 le ospedalizzazioni evitate al Servizio sanitario nazionale”. Ha aggiunto lo studio Oms: “Da dicembre 2020 a marzo 2023 furono 1,6 milioni le vite salvate dalla campagna di vaccinazione nella sola regione europea”. E ha richiamato la ricerca pubblicata su Jama nel dicembre 2025 in Francia: “Su 22.767.546 vaccinati e 5.932.443 non vaccinati seguiti per 4 anni, i vaccinati hanno il 75 per cento di probabilità in meno di decesso per il Covid e il 25 per cento di riduzione complessiva di probabilità di morire di altre patologie”. Questa ricerca, ha detto, “mette la parola fine a questa questione”.
Sulla percezione politica dei vaccini, Speranza ha espresso sofferenza: “Vivo con sofferenza l’idea che i vaccini o la fiducia nella scienza vengano percepiti con una caratterizzazione politica. La fiducia nella scienza e negli stessi vaccini è un patrimonio di tutto il Paese, non di un governo. I provvedimenti che abbiamo adottato, obblighi compresi, hanno avuto l’obiettivo di proteggere la popolazione. I fatti dicono testardamente che questo indirizzo è stato giusto”.
Il confronto con il piano pandemico e l’accordo globale
Speranza ha rivendicato i tempi del suo piano pandemico: “Ho approvato il piano 21-23 a gennaio 2021, 16 mesi dopo il mio insediamento. Il nuovo governo lo ha aggiornato il 30 aprile 2026, 42 mesi dopo il suo insediamento. Quasi tre volte il tempo che ho impiegato io”. Ha criticato la discussione seguita alla prima bozza, “perché somigliava troppo al mio. Si riproponevano chiusure, mascherine e altro. Trovo profondamente sbagliata quella discussione”.
Sul rapporto con le Regioni ha detto: “La collaborazione è stata continua e importantissima. Dispiace e lascia onestamente stupefatti la scelta legislativa di escluderle dal perimetro dei lavori della commissione. È un vero peccato che non siano state chiamate a testimoniare il loro grande lavoro. Non per metterle sul banco degli imputati, ma per aiutare a far capire cosa sia stato davvero quel tempo”. Ha aggiunto: “Mai soltanto per un istante hanno contato i colori politici”.
Sull’accordo pandemico globale, ha criticato l’astensione dell’Italia nel maggio 2025: “Non ho condiviso la scelta di questo governo di astenersi, insieme a Iran, Russia e Israele, in nome di un non meglio specificato sovranismo sanitario che non mi pare tenere conto della realtà”. Ha ribadito la necessità di reti internazionali: “Se un virus si muove da Wuhan a Vo’ Euganeo significa che servono reti internazionali di protezione. Per questo è fondamentale il ruolo dell’Oms ed è molto positiva la spinta per l’Unione europea della Salute, che andrebbe rilanciata”.
L’attacco alla commissione e le minacce
Speranza non ha risparmiato critiche all’impostazione della Commissione: “Servirebbe una commissione diversa da come è stata impostata. L’unico obiettivo di questa commissione è apparso, troppo spesso, quello di colpire i propri avversari politici. E provare a raccogliere qualche consenso di gruppi negazionisti e antiscientifici. Ho visto come le stesse domande che alcuni commissari rivolgono agli auditi servono più a pubblicare qualche video sui social che a rafforzare la nostra capacità di risposta alle sfide che ci attendono”. Ha concluso: “Questo dovrebbe essere l’unico obiettivo condiviso di una commissione istituzionale”.
Infine, una nota personale: “Vi segnalo solo per opportuna conoscenza e vostra consapevolezza che è già molto robusta la macchina del fango che ha alimentato odiatori, online ma non solo, a cui sono ormai abituato con minacce continue che non si sono mai fermate in questi anni alla vita mia e anche purtroppo a volte dei miei familiari”.