Cuore, reni e metabolismo. La sindrome che colpisce 11 milioni di italiani. A Stoccolma il simposio sulle nuove linee guida americane

Cuore, reni e metabolismo. La sindrome che colpisce 11 milioni di italiani. A Stoccolma il simposio sulle nuove linee guida americane

Cuore, reni e metabolismo. La sindrome che colpisce 11 milioni di italiani. A Stoccolma il simposio sulle nuove linee guida americane

Per la prima volta quattro società scientifiche statunitensi hanno pubblicato raccomandazioni integrate per la sindrome cardio-nefro-metabolica. Al Karolinska Institutet si discute di approccio multidisciplinare, nuove terapie 3-in-1 e il ruolo dell'intelligenza artificiale.

Obesità, diabete di tipo 2, malattia renale cronica e patologie cardiovascolari. Non sono capitoli separati della medicina, ma facce della stessa medaglia: la sindrome cardio-nefro-metabolica (CKM), una condizione che in Italia colpisce oltre 11 milioni di persone, spesso senza che lo sappiano. Da oggi, per due giorni, Stoccolma ospita l’International Symposium on Cardiometabolic Risk and Vascular Disease, co-organizzato da Fondazione Menarini e Karolinska University Hospital, per discutere le prime linee guida dedicate alla CKM, pubblicate appena una settimana fa.

Una svolta storica: le prime linee guida sulla CKM
Il 9 giugno 2026, per la prima volta, quattro grandi società scientifiche americane – American Heart Association, American College of Cardiology, American Diabetes Association e American Society of Nephrology – hanno firmato insieme le prime raccomandazioni per la prevenzione, la diagnosi e la gestione della sindrome CKM, pubblicate contemporaneamente su Circulation e sul Journal of the American College of Cardiology. Un evento che segna il passaggio da una medicina a compartimenti stagni a un approccio integrato, che considera cuore, reni e metabolismo come un unico sistema.

“La sindrome CKM – spiega Francesco Cosentino, direttore della Medicina Cardiovascolare del Karolinska Institutet e presidente del congresso – sta diventando la causa predominante di rischio cardiovascolare nella popolazione. Le malattie non trasmissibili costituiscono quasi i due terzi della mortalità globale e le prime tre responsabili sono la cardiopatia ischemica, l’ictus e il diabete. Il burden metabolico continua ad aumentare di pari passo con l’invecchiamento della popolazione”.

I numeri italiani, elaborati dall’Osservatorio sulla Sindrome Cardio-Renale-Metabolica di Fondazione Charta, sono eloquenti: 11,6 milioni di pazienti diagnosticati, di cui 4,7 milioni presentano in media 2,5 fattori di rischio contemporaneamente. L’79,6% è iperteso, il 67% ha il diabete di tipo 2, il 44,4% l’ipercolesterolemia, il 40% l’insufficienza renale. E la maggior parte non è a target terapeutico: il 72% non ha la pressione sotto controllo, il 47% non raggiunge i valori glicemici raccomandati, il 45% non è a target per il colesterolo.

“Non possiamo più permetterci di guardare al cuore, ai reni e al metabolismo come capitoli separati – sottolinea Stefano Del Prato, presidente di Fondazione Menarini – Questi pazienti non possono essere rimbalzati dal cardiologo all’endocrinologo al nefrologo. Il futuro della medicina cardio-nefro-metabolica è superare i confini delle varie specialità”.

La rivoluzione farmacologica e il ruolo dello stile di vita
Al centro del simposio, le due classi di farmaci che hanno ridefinito la terapia: le gliflozine (inibitori SGLT2), nate come ipoglicemizzanti e oggi utilizzate anche in pazienti non diabetici per i loro benefici cardiovascolari, e gli agonisti del GLP-1, introdotti per diabete e obesità e oggi efficaci anche nella malattia aterosclerotica. “C’è una nuova generazione di farmaci – ricorda Cosentino – che deve essere conosciuta e utilizzata non solo da endocrinologi, ma da internisti, cardiologi e nefrologi”.

Accanto ai farmaci, lo stile di vita resta la terapia più antica e insostituibile. Due studi pubblicati quest’anno – il Diabetes Prevention Program statunitense e il Da Qing Diabetes Prevention Outcome Study cinese – confermano che un miglioramento della dieta e dell’attività fisica non solo previene il diabete, ma riduce significativamente il rischio cardiovascolare.

Le frontiere: microplastiche e intelligenza artificiale
Il simposio guarda anche al futuro. Un recente studio sul New England Journal of Medicine ha documentato la presenza di microplastiche nelle placche di aterosclerosi carotidea, associata a un aumento del rischio di infarto e ictus. E l’intelligenza artificiale, applicata ai grandi registri sanitari come quelli svedesi, promette di rivoluzionare la ricerca, riducendo la dipendenza dai trial clinici tradizionali.

“Questo simposio – conclude Giuseppe Caracciolo, direttore scientifico di Fondazione Menarini – riunisce esperti internazionali per tradurre in pratica clinica i contenuti delle nuove linee guida, affrontare la sotto-diagnosi e definire modelli di cura multidisciplinari per quella che la comunità scientifica definisce ormai una pandemia silenziosa”.

16 Giugno 2026

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