Decreto sicurezza. Psicologi Aupi: “Abbiamo delegato allo Stato il compito di dire ‘no’ ai nostri figli”

Decreto sicurezza. Psicologi Aupi: “Abbiamo delegato allo Stato il compito di dire ‘no’ ai nostri figli”

Decreto sicurezza. Psicologi Aupi: “Abbiamo delegato allo Stato il compito di dire ‘no’ ai nostri figli”

Il segretario generale, Ivan Iacob, dopo il via libera del Governo alle nuove misure: “La paura della punizione non basta a sviluppare il senso di responsabilità. Le leggi sono necessarie, ma non possono sostituire le relazioni attraverso cui si impara il rispetto degli altri”.

“Il fermo preventivo esteso anche ai minorenni e il nuovo reato di partecipazione violenta alle manifestazioni. Il decreto-legge sulla sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri dopo i fatti di Milano, impone una riflessione che vada oltre la risposta immediata all’emergenza. Lo Stato ha il dovere di contrastare la violenza, ma le sanzioni, da sole, non bastano a prevenirla”. Così interviene, con una nota, Ivan Iacob, segretario generale dell’Aupi (Associazione Unitaria Psicologi Italiani).

“Siamo ancora troppo vicini agli eventi per comprenderne pienamente le cause. Non possiamo ricondurre ogni comportamento violento a una motivazione politica: protesta, rabbia, bisogno di appartenenza al gruppo e comportamenti opportunistici possono intrecciarsi. Le immagini di giovani che riprendono altri giovani mentre compiono atti distruttivi pongono anche una questione psicologica: quanto conta la consapevolezza di ciò che si sta facendo e quanto, invece, il desiderio di essere visti e riconosciuti?”.

“Il coinvolgimento di giovanissimi – prosegue Iacob – chiama in causa la responsabilità educativa del mondo adulto. Ascoltare i minori è fondamentale, ma significa anche aiutarli a riconoscere i limiti e comprendere le conseguenze delle proprie azioni. La differenza è tra fermarsi perché si riconosce il danno che si può arrecare e fermarsi soltanto per paura della punizione. Nel primo caso si sviluppa una responsabilità interiorizzata, nel secondo il comportamento dipende soprattutto dal controllo esterno”.

“Famiglie, scuola e istituzioni condividono questa responsabilità. Una genitorialità attenta alla dimensione affettiva può incontrare difficoltà nell’esercitare anche una funzione regolativa, ma è l’intera comunità educante a dover interrogarsi sulla propria capacità di trasmettere regole e valori. Le leggi sono necessarie, ma non possono sostituire le relazioni attraverso cui si impara il rispetto degli altri. La sicurezza comincia anche da qui”, conclude Iacob.

22 Ottobre 2026

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