Chemsex, il collegamento tra ADHD e dipendenze, le nuove forme di disagio tra gli adolescenti, l’assistenza alle persone con dipendenze in carcere e servizi territoriali sempre più vicini ai cittadini. Sono alcune delle sfide che stanno trasformando il lavoro dei servizi per le dipendenze e che richiedono nuove strategie di prevenzione, percorsi terapeutici personalizzati e una maggiore integrazione tra competenze sanitarie e sociali. È questa la direzione verso cui si muove il sistema italiano dei servizi per le dipendenze, secondo le esperienze e le prospettive emerse dal XV Congresso nazionale FeDerSerD, che si è svolto a Napoli dal 14 al 16 ottobre.
A delineare le nuove frontiere della lotta alle dipendenze sono stati, in particolare, i cinque lavori vincitori ex aequo del Premio nazionale Guido Faillace 2026, giunto alla seconda edizione. Cinque esperienze maturate nei servizi territoriali italiani che, affrontando problemi clinici, organizzativi e sociali differenti, restituiscono una visione comune: il futuro della cura delle dipendenze richiede di superare modelli rigidi e frammentati, rafforzando la capacità dei servizi di raggiungere le persone, riconoscere precocemente i bisogni e garantire continuità assistenziale.
“Le dipendenze sono un fenomeno in continua evoluzione e i nostri servizi devono essere in grado di evolvere con esse – dichiara Roberta Balestra, presidente nazionale FeDerSerD –. Oggi non possiamo limitarci a intervenire sull’uso di sostanze: dobbiamo saper riconoscere le fragilità psicologiche, intercettare precocemente i comportamenti a rischio e costruire percorsi di cura che tengano conto della complessità delle persone. Le esperienze premiate dimostrano che nei SerD italiani esistono competenze, capacità di innovazione e modelli organizzativi che possono contribuire a disegnare il futuro dell’assistenza. La sfida è valorizzarli e renderli sempre più accessibili su tutto il territorio nazionale”.
Chemsex, nuove risposte terapeutiche ai bisogni emergenti
Tra le sfide dei servizi per le dipendenze figura il chemsex, ovvero l’utilizzo di sostanze psicoattive in contesti sessuali, un fenomeno che richiede risposte capaci di integrare salute mentale, dipendenze e salute sessuale. In questo ambito si colloca lo studio pilota di Beltrami M.M. e colleghi, del SerD Canzio dell’ASST Fatebenefratelli Sacco e dell’Università degli Studi di Milano, dedicato alla valutazione degli effetti di una terapia cognitivo-comportamentale di gruppo sulla psicopatologia, sulla disabilità percepita e sull’uso di sostanze in uomini che fanno sesso con uomini (MSM) nel contesto chemsex. Un’esperienza che evidenzia l’importanza di sviluppare e studiare interventi terapeutici specifici, multidisciplinari e attenti alle caratteristiche delle persone coinvolte.
ADHD e dipendenze: riconoscere la complessità per migliorare la continuità delle cure
La crescente attenzione alle condizioni psicopatologiche associate alle dipendenze apre nuove prospettive anche sul piano clinico. In particolare, il riconoscimento della sintomatologia riconducibile al disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) può rappresentare un elemento importante nella valutazione dei pazienti e nella personalizzazione dei percorsi assistenziali. Il lavoro di Vanzin L. e colleghi, della SSD Psicologia Clinica e della SC Dipendenze del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze dell’ASST Brianza, approfondisce la relazione tra sintomatologia ADHD e continuità terapeutica attraverso un follow-up a 12 mesi. Lo studio richiama l’attenzione sulla necessità di intercettare la complessità clinica e di considerare i molteplici fattori che possono influenzare la permanenza in trattamento.
Adolescenti, prevenire significa comprendere i nuovi comportamenti a rischio
La prevenzione tra i più giovani rappresenta un ulteriore terreno di innovazione. Comprendere le esperienze degli adolescenti, il rapporto con il rischio, la ricerca del piacere e i significati attribuiti ai propri comportamenti può contribuire a sviluppare interventi preventivi più vicini alla loro realtà. In questa prospettiva si inserisce il lavoro di Naldi E. e colleghi, del Dipartimento Dipendenze dell’ASL Napoli 1 Centro, che utilizza lo strumento dell’autobiografia per esplorare la complessità dell’esperienza adolescenziale. Un approccio che valorizza l’ascolto e la partecipazione dei giovani, superando una prevenzione basata esclusivamente sull’informazione sui rischi.
Il carcere come luogo di cura: integrazione terapeutica e multidisciplinarità
Un’altra priorità riguarda la presa in carico delle persone con dipendenze all’interno degli istituti penitenziari, dove le condizioni di vulnerabilità e la compresenza di bisogni sanitari e sociali richiedono interventi particolarmente articolati. Il lavoro di Vella R. e colleghi, del Servizio Dipendenze Area Penale presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno e del Dipartimento Integrato delle Dipendenze dell’ASL Città di Torino, approfondisce l’evoluzione dell’assistenza in carcere attraverso l’innovazione terapeutica e l’integrazione multidisciplinare. Un ambito che richiama la necessità di garantire percorsi di cura appropriati anche durante la detenzione e di rafforzare il raccordo tra sanità penitenziaria e servizi territoriali.
Dai servizi centralizzati alla sanità di prossimità
Una delle sfide più importanti riguarda l’organizzazione dell’assistenza territoriale. Il passaggio da servizi centralizzati a reti diffuse, capaci di integrare competenze specialistiche e punti di accesso vicini alla popolazione, rappresenta una possibile risposta alle difficoltà di accesso e alla crescente complessità dei bisogni. È il modello proposto dal lavoro di Riglietta M. e colleghi, dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che descrive la riorganizzazione del SerD secondo un sistema hub & spoke, con il coinvolgimento della Struttura complessa Dipendenze, della Direzione sociosanitaria e della Direzione aziendale delle professioni sanitarie e sociali. Un’esperienza che pone al centro la prossimità e l’integrazione organizzativa come elementi fondamentali per l’evoluzione dei servizi.
Il Premio Guido Faillace: dalla ricerca nei servizi le idee per la sanità di domani
I cinque lavori premiati rappresentano una selezione delle 131 ricerche, esperienze innovative e buone pratiche presentate nell’ambito del Premio Guido Faillace, attraverso oltre venti ambiti tematici. La commissione valutatrice, composta dalla presidente nazionale FeDerSerD Roberta Balestra, dal direttore del Comitato scientifico nazionale Felice Nava e dal direttore del Centro studi e ricerche Alfio Lucchini, ha assegnato cinque premi ex aequo, ciascuno del valore di 500 euro e accompagnato dalla pubblicazione del lavoro attraverso un processo di revisione scientifica double blind peer review. Altri otto contributi hanno ricevuto una segnalazione e saranno valorizzati attraverso la pubblicazione scientifica.
“Con questo Premio abbiamo voluto valorizzare non soltanto la qualità scientifica dei lavori e l’impegno dei loro autori, ma anche il lavoro quotidiano dei servizi e la rilevanza dei temi affrontati per tutti i professionisti che operano nel campo delle dipendenze – sottolinea Alfio Lucchini, direttore del Centro studi e ricerche FeDerSerD –. Il filo conduttore delle esperienze presentate è la multiprofessionalità: la capacità di mettere insieme competenze diverse per rispondere a bisogni sempre più complessi. La ricchezza dei contributi ricevuti dimostra quanto i SerD siano luoghi di innovazione e produzione di conoscenza, da cui possono nascere nuove prospettive di sviluppo per l’intero sistema delle dipendenze”.
La premiazione ha rappresentato anche un momento di ricordo di Guido Faillace, già presidente di FeDerSerD, alla cui memoria è dedicato il riconoscimento. Alla cerimonia sono intervenuti il primo presidente della Federazione Alessandro Coacci, la presidente nazionale Roberta Balestra e la presidente di FeDerSerD Campania Lilia Nuzzolo. Particolarmente significativo il ricordo affidato alla moglie di Faillace, Maria Oliveri, e al figlio Marco Faillace.