Gentile Direttore,
l’effettività degli accomodamenti ragionevoli, l’accessibilità degli ambienti lavorativi e l’impiego di tecnologie assistive costituiscono pilastri fondamentali per garantire il diritto al lavoro, la salute e la piena inclusione delle persone con disabilità. In Italia, tali misure sono vincolanti per i datori di lavoro pubblici e privati al fine di evitare discriminazioni e garantire la parità di trattamento.
L’integrazione di questi elementi non solo rispetta la dignità del lavoratore con disabilità, ma è cruciale per la sua salute fisica e psicologica prevenendo fenomeni di burnout, infortuni, tecnopatie e aggravamento delle condizioni di salute.
L’evento organizzato a Roma dal CNEL su “Lavoro e persone con disabilità” alla presenza del presidente dell’Ente Renato Brunetta ha tracciato l’itinerario da seguire per riconoscere l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità una delle prove più significative della qualità dello Stato di diritto e della tenuta sostanziale dei principi costituzionali.
“Non si tratta soltanto di una questione di politiche del lavoro, ma di un tema che incide direttamente sulla dignità della persona, sull’effettività dell’eguaglianza e sulla partecipazione piena alla vita sociale ed economica, ha sottolineato nel suo lucido intervento Vincenzo Falabella, consigliere CNEL e presidente dell’Osservatorio Inclusione e Accessibilità dello stesso Istituto. In questo senso, il diritto al lavoro delle persone con disabilità si configura come un banco di prova per la capacità dell’ordinamento di rendere concreti i diritti fondamentali.
Parlare di lavoro significa, innanzitutto, parlare di autonomia e autodeterminazione. Tuttavia, per molte persone con disabilità, l’accesso al mercato del lavoro continua a essere ostacolato non tanto dalla mancanza di competenze o capacità, quanto dalla persistenza di barriere di natura culturale, organizzativa e, talvolta, normativa. Si tratta di ostacoli che rivelano come il passaggio da un modello formale di tutela a uno sostanziale di inclusione sia ancora incompiuto”
Gli accomodamenti ragionevoli sono modifiche e adattamenti necessari e appropriati che non impongono un onere sproporzionato o eccessivo, adottati per garantire alle persone con disabilità il godimento dei diritti fondamentali nel contesto lavorativo. Il rifiuto di soluzioni ragionevoli è considerato una forma di discriminazione diretta sulla disabilità.
Essi possono includere adattamenti dell’orario di lavoro, riorganizzazione delle mansioni, o modifiche agli strumenti di lavoro.
Il d.lgs. n. 62/2024 ha introdotto novità significative per rafforzare l’inclusione lavorativa e allinearsi alle direttive europee, puntando su una valutazione personalizzata delle esigenze.L’accomodamento deve essere il risultato di un processo condiviso e partecipato con il lavoratore, finalizzato a eliminare ostacoli specifici.
L’accessibilità si riferisce alla possibilità per persone con ridotta capacità motoria o sensoriale di accedere, muoversi e utilizzare gli spazi lavorativi in sicurezza e autonomia. L’Italia sta investendo nel miglioramento delle infrastrutture sociali (Missione 5 PNRR), inclusa l’accessibilità dei luoghi di lavoro. Si tratta di un’azione che non riguarda solo le barriere architettoniche fisiche, ma anche l’accessibilità digitale e sensoriale, come l’adeguamento dei software e degli hardware.
Le tecnologie assistive (TA) sono dispositivi, software o strumenti che permettono di migliorare l’autonomia e l’interazione con l’ambiente, riducendo l’impatto della disabilità nelle attività lavorative attraverso ausili acustici, sintesi vocale (es. JAWS, NVDA) per disabilità visive, tastiere adattate, sistemi di controllo oculare per disabilità motorie. Il telelavoro e le nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale offrono nuove opportunità per superare i vincoli spaziali e favorire l’inclusione.
Ecco perché viene richiesto un approccio e una valutazione multidisciplinare per l’individuazione della tecnologia corretta che coinvolga medici del lavoro, terapisti occupazionali e il lavoratore stesso per garantire la massima ergonomia e funzionalità.
In questo quadro, un ruolo centrale è svolto dall’integrazione tra percorsi formativi e inserimento lavorativo. “La costruzione di percorsi personalizzati, calibrati sulle competenze, sulle aspirazioni e sui contesti individuali, ha proseguito Vincenzo Falabella, rappresenta uno strumento essenziale per rendere effettivo il diritto al lavoro. L’orientamento e la formazione continua, se adeguatamente strutturati, possono contribuire a superare le discontinuità tra sistema educativo e mondo del lavoro, favorendo una più stabile inclusione professionale.
Parallelamente, è necessario valorizzare il ruolo delle imprese, non solo come destinatari di obblighi normativi, ma come attori protagonisti di un cambiamento culturale. Le politiche di inclusione devono essere accompagnate da strumenti di sostegno e incentivazione, ma anche da un rafforzamento della responsabilità sociale d’impresa. L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità non costituisce un costo improduttivo, bensì un investimento in termini di innovazione, diversità organizzativa e qualità del lavoro.”
Non meno rilevante è il potenziamento dei servizi per l’impiego, chiamati a svolgere una funzione di mediazione qualificata tra domanda e offerta di lavoro. È necessario che tali servizi siano resi più efficienti, integrati e capaci di una presa in carico globale della persona, in grado di considerare non solo il profilo professionale, ma anche le esigenze individuali e le condizioni di contesto.
Fondamentale è, inoltre, il coinvolgimento diretto delle persone con disabilità e delle loro rappresentanze nei processi decisionali. Solo attraverso un approccio partecipativo è possibile elaborare politiche realmente inclusive, capaci di rispondere ai bisogni concreti e di valorizzare le esperienze vissute.
Domenico Della Porta
Disability Manager e docente di Accomodamento Ragionevole Università degli Studi di Salerno