Dispositivi medici. Confindustria DM: “Filiera strategica da 18 miliardi, ma crescono le sfide su supply chain e competitività industriale”

Dispositivi medici. Confindustria DM: “Filiera strategica da 18 miliardi, ma crescono le sfide su supply chain e competitività industriale”

Dispositivi medici. Confindustria DM: “Filiera strategica da 18 miliardi, ma crescono le sfide su supply chain e competitività industriale”

Presentati al MIMIT il Rapporto PRI 2026 e l’Indagine su costi delle materie prime, energia e impatto dazi del Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici. Il Presidente Faltoni: “Servono politiche industriali che accompagnino la crescita del settore”.

Il settore dei dispositivi medici si conferma una filiera strategica per il sistema industriale italiano, in linea con le indicazioni del Libro Bianco del MIMIT sul nuovo made in Italy e con il riconoscimento delle filiere della salute tra gli asset strategici della politica industriale nazionale: oltre 4.600 imprese, quasi 134mila occupati, 7,8 miliardi di produzione, 5,1 miliardi di export e 7,8 miliardi di import.

Il nuovo scenario internazionale impone tuttavia una riflessione sulla resilienza delle catene di approvvigionamento e sulla capacità competitiva europea nei comparti ad alta tecnologia. Il settore opera all’interno di filiere produttive fortemente integrate a livello globale: le imprese si approvvigionano prevalentemente in Europa, ma il 68% dall’Asia, con una significativa presenza di forniture extra UE lungo le catene del valore. Molte componenti strategiche – tra cui semiconduttori, polimeri industriali e componentistica plastica – transitano inoltre attraverso aree oggi interessate da tensioni geopolitiche e instabilità delle rotte commerciali internazionali. È quanto emerge dal Rapporto PRI – Produzione, Ricerca e Innovazione e dall’Indagine su costi delle materie prime, energia e impatto dazi 2026 del Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici, presentati oggi nel corso dell’evento “Dispositivi medici e competitività industriale: il ruolo strategico del settore in Italia”, patrocinato e ospitato dal ministero delle Imprese e del made in Italy.

“L’economia della salute, di cui i dispositivi medici sono parte integrante, è una delle filiere strategiche del nuovo Made in Italy, come riportato nel nostro Libro Bianco per una nuova politica industriale: un comparto in costante sviluppo tecnologico, capace di generare valore, occupazione qualificata e progresso per il Paese”, ha dichiarato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Una visione – ha aggiunto – che abbiamo tradotto in un impegno concreto fin dall’inizio della legislatura con l’istituzione, insieme al Ministero della Salute, del Tavolo per la Farmaceutica e il Biomedicale. In questa direzione va anche il nuovo Atto di indirizzo strategico 2026-2028 condiviso tra Mimit e Mur, pensato per ridurre la frammentazione dell’ecosistema nazionale della ricerca e del trasferimento tecnologico. Il settore potrà inoltre contare sul nuovo Piano Transizione 5.0, un programma triennale che mette a disposizione quasi 10 miliardi di euro e il cui decreto attuativo sarà operativo entro giugno”.

“Ma non basta solo l’impegno del governo sul fronte nazionale. In un contesto geopolitico instabile e segnato da difficoltà negli approvvigionamenti, l’Europa deve rafforzare rapidamente la sicurezza delle proprie filiere strategiche. In questa prospettiva l’Italia, con l’area di Porto Marghera, si candida a ospitare uno dei primi siti strategici europei per lo stoccaggio di materie prime critiche e terre rare, indispensabili per l’industria del continente e per la transizione energetica e digitale del nostro sistema produttivo”, ha concluso il Ministro Urso.

“La filiera delle scienze della vita, di cui fa parte il comparto dei dispositivi medici – – ha dichiarato Marco Nocivelli, Vicepresidente di Confindustria con delega alle politiche industriali e made in italy –, è una filiera industriale strategica, che purtroppo spesso è considerata soltanto una voce di spesa pubblica. Vale il 13% del PIL e occupa oltre 3 milioni di persone e ha, inoltre, una funzione estremamente rilevante sia per il ruolo svolto per la salute pubblica sia per l’elevato livello di attività di ricerca e di innovazione tecnologica realizzata dalle imprese che ne fanno parte. Occorre, dunque, creare le condizioni affinché queste imprese possano continuare a fare ricerca e a investire in capitale umano e tecnologie. Una filiera con queste caratteristiche è candidata naturale a una politica industriale dedicata, al pari di automotive e aerospazio. È in questa direzione che chiediamo al MIMIT un impegno strutturato”.

“Negli ultimi anni è emersa la necessità per l’Europa di rafforzare la propria autonomia strategica nei settori industriali più critici. La pandemia, le tensioni geopolitiche e la frammentazione degli scambi internazionali hanno mostrato che sicurezza sanitaria, capacità produttiva e competitività industriale sono ormai temi strettamente collegati”, ha dichiarato il Presidente di Confindustria Dispositivi Medici, Fabio Faltoni. “Oggi le imprese segnalano difficoltà legate ai costi di trasporto nel 71,2% dei casi e alle tensioni geopolitiche nel 48,5%, mentre i costi di produzione sono aumentati in media del 22%, con punte superiori al 50% per il 10% delle aziende. Il problema non è più il singolo fattore di crisi, ma la sovrapposizione di più tensioni contemporaneamente: energia, logistica, volatilità delle materie prime, frammentazione commerciale e instabilità geopolitica. Le imprese italiane hanno dimostrato capacità di resilienza (+6,8% di produzione), che va invece trasformata in sviluppo, per scongiurare il rischio che l’Europa perda competitività proprio nei settori a più alto contenuto tecnologico e innovativo”.

“In questo contesto, anche in Italia – come già avvenuto in altri Paesi europei – diventa sempre più necessario sostenere il riconoscimento dell’industria dei dispositivi medici con politiche coordinate tra i ministeri della Salute, dell’Economia e delle Imprese e del made in Italy. Le imprese chiedono una governance stabile del settore, una soluzione strutturale al tema del payback e politiche industriali dedicate a una filiera composta in larga parte da PMI innovative e ad alta specializzazione. In questo scenario, l’industria dei dispositivi medici – ha concluso il Presidente Faltoni – può offrire un contributo concreto all’innovazione, alla sostenibilità e all’efficienza del sistema sanitario, , migliorando la qualità delle cure e supportando una gestione più efficace dei pazienti, in un contesto in cui la crescita della spesa è trainata anche dall’aumento dei bisogni di salute legati all’invecchiamento della popolazione e alla diffusione delle cronicità. Per questo servono politiche industriali che accompagnino la crescita del settore”.

26 Maggio 2026

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