Farmacie Private. I sindacati replicano a Federfarma: lettura strumentale e parziale dei dati sullo sciopero

Farmacie Private. I sindacati replicano a Federfarma: lettura strumentale e parziale dei dati sullo sciopero

Farmacie Private. I sindacati replicano a Federfarma: lettura strumentale e parziale dei dati sullo sciopero

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs: “Grave sostenere che ci sia consenso sulle proposte datoriali. Il malcontento diffuso tra farmaciste, farmacisti e collaboratori nasce proprio dai nodi ancora irrisolti del negoziato”.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs respingono con fermezza la lettura proposta da Federfarma sull’adesione allo sciopero nazionale del 13 aprile nelle farmacie private, giudicandola parziale, strumentale e non rappresentativa della reale portata della mobilitazione.

I dati diffusi dall’associazione datoriale si basano infatti su rilevazioni riferite a circa 6mila farmacie, pari a poco più del 30% del totale nazionale, e risultano pertanto insufficienti a restituire un quadro attendibile di un settore estremamente frammentato e polverizzato, composto da migliaia di punti vendita distribuiti capillarmente sul territorio. A ciò si aggiunge che numerose farmacie riconducibili alle catene, pur applicando il contratto nazionale, non risultano iscritte all’associazione datoriale e non rientrano quindi nel perimetro della rilevazione. Anche tra le farmacie aderenti, inoltre, molte non hanno trasmesso alcun dato, rendendo ancora più parziale e incompleto il quadro restituito dalla controparte.

A questo si aggiunge un elemento strutturale che Federfarma omette: una quota rilevante del settore è composta da titolari di farmacia che prestano direttamente attività lavorativa all’interno dell’esercizio e che, in quanto farmacisti, hanno garantito l’apertura delle sedi, anche nel giorno dello sciopero dei collaboratori.

Una condizione che rende improprio misurare la riuscita dello sciopero esclusivamente sul numero delle chiusure o sulla continuità del servizio, soprattutto in un ambito sottoposto alle norme sui servizi pubblici essenziali. Il pieno esercizio del diritto di sciopero non ha mai avuto né potrebbe avere l’obiettivo di privare i cittadini di un presidio sanitario di eccellenza e di prossimità come quello assicurato dalle farmacie private, ma intende invece richiamare l’attenzione sul valore professionale di chi quel servizio lo garantisce quotidianamente.

La realtà della giornata del 13 aprile è stata ben diversa da quella descritta dalla controparte: la manifestazione nazionale di Roma ha visto la partecipazione di migliaia di farmaciste, farmacisti e collaboratori arrivati da tutta Italia, con una presenza ampia e determinata che, insieme ai presìdi territoriali, ha dato voce a un disagio reale e crescente nella categoria.

Per questo appare particolarmente grave il tentativo di far discendere da dati dichiaratamente parziali l’affermazione secondo cui vi sarebbe una generale condivisione delle proposte avanzate da Federfarma per il rinnovo del contratto nazionale.

Si tratta di una ricostruzione che contrasta apertamente con il clima registrato nei luoghi di lavoro, dove è invece sempre più evidente il malcontento di lavoratrici e lavoratori rispetto a salari non più adeguati, al mancato riconoscimento delle competenze professionali, alle insufficienti prospettive di crescita e all’assenza di risposte coerenti con l’evoluzione della farmacia dei servizi.

“È inaccettabile – dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – utilizzare dati incompleti per tentare di sminuire una mobilitazione riuscita e, soprattutto, per sostenere l’esistenza di una generale condivisione delle proposte avanzate da Federfarma per il rinnovo del contratto nazionale, a partire dall’aumento salariale, che continuiamo a ritenere non adeguato né coerente con la perdita di potere d’acquisto subita in questi anni. Il recupero del potere di acquisto delle retribuzioni non può in alcun modo essere confuso o surrogato dalla possibilità prevista dalla normativa di detassare gli aumenti contrattuali: la leva fiscale può semmai valorizzare un rinnovo adeguato, ma non sostituisce la responsabilità datoriale di riconoscere incrementi salariali realmente coerenti con inflazione, professionalità e trasformazioni del settore”.

“Il malcontento diffuso tra farmaciste, farmacisti e collaboratori – proseguono le tre sigle – nasce proprio dall’assenza di risposte convincenti sui nodi centrali della trattativa: il pieno riconoscimento economico della professionalità espressa quotidianamente nei presìdi territoriali, la revisione del sistema di classificazione, la reale accessibilità ai livelli superiori, la riduzione dei tempi delle progressioni professionali, il riconoscimento delle nuove funzioni legate alla farmacia dei servizi, la garanzia che la formazione obbligatoria non continui a gravare economicamente sulle lavoratrici e sui lavoratori e, più in generale, la necessità di restituire attrattività a una professione sempre più esposta alla fuga di competenze e alla difficoltà di ricambio generazionale”.

“La partecipazione alla piazza di Roma e ai presìdi organizzati in tutta Italia – concludono le organizzazioni sindacali – dimostra esattamente il contrario di quanto sostenuto dalla controparte, che tenta di mistificare una realtà chiara a tutti: la categoria chiede con forza un rinnovo che dia risposte vere su salario, diritti, attrattività e prospettive professionali. Federfarma abbandoni letture autoassolutorie e torni al tavolo con proposte serie e coerenti con l’evoluzione del settore”.

16 Aprile 2026

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