Il grande equivoco della sanità italiana: i falsi miti su prestazioni negate e spesa privata

Il grande equivoco della sanità italiana: i falsi miti su prestazioni negate e spesa privata

Il grande equivoco della sanità italiana: i falsi miti su prestazioni negate e spesa privata

Gentile Direttore, di fronte alle crescenti difficoltà del Sssn, nel dibattito pubblico e sui media circolano quotidianamente due narrazioni allarmistiche, utilizzate per decretare il collasso imminente del sistema: da un lato, la cifra shock secondo cui 5,8 milioni di italiani avrebbero rinunciato a curarsi...

Gentile Direttore,
di fronte alle crescenti difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale, nel dibattito pubblico e sui media circolano quotidianamente due narrazioni allarmistiche, utilizzate per decretare il collasso imminente del sistema: da un lato, la cifra shock secondo cui 5,8 milioni di italiani avrebbero rinunciato a curarsi nel 2024; dall’altro, l’impennata della spesa privata, arrivata a 47,7 miliardi di euro sempre nel 2024, evocata come la prova della “privatizzazione strisciante” della salute.

Le analisi scientifiche dimostrano invece che siamo di fronte a un “inganno” a doppio binario. Da un lato, un equivoco di fondo confonde la rinuncia a un intero percorso di cura con il rinvio di una singola prestazione. Dall’altro, una grave distorsione interpretativa attribuisce la spesa medica delle famiglie al malfunzionamento della sanità erogata dal settore pubblico, quando i tre quarti di quei miliardi finanziano servizi che lo Stato, per legge, ha escluso a monte dalla copertura pubblica.

Le “mancate cure”: lo scontro metodologico sulle prestazioni
Per capire la reale entità delle mancate cure in Italia, è necessario analizzare la macchina statistica ufficiale, divisa tra due indagini che viaggiano su binari totalmente opposti:

  1. L’Indagine ISTAT 2024 “Aspetti della Vita Quotidiana” (AVQ) è basata su un campione teorico di 25.070 famiglie e 50.000 persone (all’effettivo 19.775 famiglie e 45.005 intervistati) distribuiti in 800 comuni. L’indicatore sulla rinuncia a prestazioni sanitarie si basa su quanto dichiarato dagli intervistati e non su una validazione clinica o documentale del bisogno. Questo aspetto rappresenta una caratteristica delle indagini autoriferite, ma non autorizza a considerare il bisogno dichiarato come privo di rilevanza. La definizione ufficiale riguarda le persone che, negli ultimi dodici mesi, dichiarano di avere rinunciato a una visita specialistica — escluse quelle odontoiatriche — o a un esame diagnostico

    Ai fini dell’indicatore BES (Benessere Equo e Sostenibile, pubblicazione annuale dell’ISTAT nata per misurare la qualità della vita e il progresso sociale) vengono considerate tre categorie di motivazioni: l’impossibilità di sostenere il costo della prestazione, la scomodità di accesso (per esempio, struttura lontana, mancanza di trasporti oppure orari scomodi) e la lunghezza delle liste d’attesa.

    L’indicatore è inserito nel dominio BES “Qualità dei servizi”, non nel dominio “Salute”, e contribuisce a descrivere l’accessibilità e l’equità nella fruizione dei servizi sanitari. Il rapporto BES è articolato in dodici domini e integra le tradizionali misure economiche con indicatori sociali, ambientali e relativi alla qualità della vita.

    Nel 2023 il 7,6% della popolazione, pari a circa 4,5 milioni di persone, ha dichiarato di avere rinunciato a visite specialistiche o accertamenti diagnostici per problemi economici, lunghezza delle liste d’attesa o difficoltà di accesso. Il dato era pari al 7,0% nel 2022. Nel dettaglio, il 4,5% della popolazione ha indicato le liste d’attesa e il 4,2% le ragioni economiche; le percentuali relative alle singole cause non devono essere sommate, perché la stessa persona può aver indicato più motivazioni.
  2. L’indagine europea EU-SILC (European Union Statistics on Income and Living Conditions) è realizzata in Italia dall’ISTAT nell’ambito di un sistema armonizzato e coordinato da Eurostat. L’indagine italiana coinvolge un campione di circa 40.000 famiglie e raccoglie le informazioni sanitarie individuali tra le persone di almeno 16 anni. La numerosità campionaria, tuttavia, non è di per sé sufficiente a rendere l’indicatore direttamente confrontabile con quello dell’indagine ISTAT “Aspetti della vita quotidiana”, poiché occorre considerare anche la formulazione delle domande, la popolazione di riferimento e le prestazioni rilevate.

    Nel 2017 il questionario italiano EU-SILC sulle cure non soddisfatte è stato modificato, introducendo una sequenza composta da due domande: la prima verifica se, nei dodici mesi precedenti, l’intervistato abbia ritenuto di avere effettivamente bisogno di una visita medica specialistica o di un trattamento terapeutico; la seconda, rivolta soltanto a chi dichiara tale bisogno, verifica se la visita o il trattamento siano stati effettuati ogni volta che se ne è presentata la necessità.

    Anche in EU-SILC, tuttavia, il bisogno è autoriferito e non validato attraverso una diagnosi o altra documentazione clinica. La domanda filtro circoscrive la rilevazione alle persone che dichiarano di avere avuto bisogno di cure (malate), ma non consente di distinguere automaticamente tra bisogni clinicamente accertati, controlli periodici e altre prestazioni considerate necessarie dall’intervistato.

    Per il 2023, il database Eurostat indica che in Italia il 2,0% delle persone di almeno 16 anni ha dichiarato un bisogno insoddisfatto di visita o trattamento medico considerando tutte le motivazioni. Se si considerano esclusivamente le tre barriere utilizzate nell’indicatore europeo di accessibilità (costo, distanza e lista d’attesa) la quota scende all’1,8%, pari indicativamente a circa 900.000 persone.

Al di là delle differenze metodologiche, resta una questione fondamentale: comprendere perché una persona rinunci a una prestazione. Non è sufficiente descrivere il fenomeno attraverso un unico dato aggregato. Occorre distinguere gli ostacoli economici dalle attese, dalla distanza delle strutture e dalle difficoltà organizzative, approfondendo anche il ruolo delle condizioni sociali e della rete familiare.

Si consideri, a titolo esemplificativo, un appuntamento proposto a 30 chilometri dal domicilio: un’alternativa praticabile per chi dispone di un’automobile può diventare un ostacolo per chi ha limitazioni motorie, non trova collegamenti adeguati o necessita di accompagnamento. La disponibilità formale della prestazione non coincide quindi necessariamente con la sua accessibilità concreta.

Per una persona anziana che vive sola, occorre inoltre chiedersi se un’apparente rinuncia volontaria esprima una scelta consapevole oppure sia condizionata da isolamento, scoraggiamento, paura della diagnosi o difficoltà nel sostenere il percorso. Queste possibilità devono essere indagate, non attribuite indistintamente alla popolazione anziana. Una decisione informata sulle cure va rispettata; una rinuncia condizionata dall’assenza di supporto richiede invece una risposta assistenziale e sociale.

La disaggregazione del dato non è dunque un esercizio statistico: è il presupposto per intervenire correttamente. Ridurre le attese, sostenere economicamente una famiglia, accompagnare una persona fragile e ricostruire un rapporto di fiducia sono interventi differenti, che non possono essere ricondotti a un’unica soluzione.

La spesa privata out of pocket delle famiglie
La tesi della privatizzazione occulta del SSN decade analizzando la composizione dei 41,3 miliardi di euro di spesa Out-of-Pocket (OOP 2024) diretta delle famiglie (al netto dei 6,4 miliardi di spesa intermediata da assicurazioni e fondi per un totale che supera i 47 miliardi)). Una analisi recentemente pubblicata (Mastrobuono, Blog Mefop giugno 2026, Quotidiano sanità luglio 2026) mostra l’esistenza di uno “zoccolo duro” strutturale di ben 30,9 miliardi di euro (il 74,82% dell’out-of-pocket complessivo) che i cittadini pagano interamente di tasca propria.

Questo budget (pari a una spesa di circa 97 euro mensili a famiglia) non è determinato da inefficienze della rete pubblica, ma deriva da prestazioni, farmaci e beni che lo Stato ha deliberatamente ed esplicitamente escluso a monte dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) tramite il DPCM del 12 gennaio 2017. Tra queste voci spiccano:
• Medicina Estetica e Chirurgia Estetica: un intero ecosistema commerciale che genera un giro d’affari stimato tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro all’anno (di cui 800 milioni in sole prestazioni professionali per 1,3 milioni di trattamenti totali), sostenuto dal boom di richieste tra i giovani per l’effetto autoscatto sui social network.
• Cure Termali pure non convenzionate: fanghi, inalazioni e riabilitazione pagati privatamente dai cittadini senza ricetta del SSN, per un valore di circa 500-600 milioni di euro all’anno.
• Odontoiatria: 8,8 miliardi di euro netti, una delle voci più significative e storicamente escluse quasi del tutto dai LEA..
• Spesa farmaceutica di Fascia C e automedicazione: 6,7 miliardi di euro netti per farmaci con ricetta obbligatoria e senza obbligo di ricetta (SOP) o da banco (Over the counter, OTC).
• Medicine Non Convenzionali: 3,5 miliardi di euro spesi tra agopuntura, omeopatia, fitoterapia e osteopatia, con oltre 18 milioni di italiani che ricorrono a questi rimedi alternativi.
• RSA e lungodegenza: 3,9 miliardi di euro versati dalle famiglie per coprire le sole quote alberghiere obbligatorie nelle RSA.
• Occhiali da vista e protesi acustiche: 3,2 miliardi di euro.
• Certificazioni mediche a pagamento: 600 milioni di euro per obblighi di legge (patenti, porti d’armi e idoneità sportiva per adulti).

Questa scomposizione va letta distinguendo le stime dell’analisi richiamata dagli aggregati ufficiali e mantenendo separati i diversi regimi di copertura. Prestazioni totalmente escluse, prestazioni garantite soltanto a determinate condizioni e compartecipazioni richiedono infatti una classificazione distinta: nella ricostruzione citata sono compresi anche circa 3 miliardi di ticket, da non assimilare a prestazioni integralmente escluse dal finanziamento pubblico.

La distinzione proposta non intende negare le difficoltà di accesso, ma individuare su quale componente intervenire. Per le prestazioni acquistate privatamente pur rientrando nella copertura pubblica, l’approfondimento dovrebbe distinguere il ricorso al privato dovuto a ostacoli di accesso dalla scelta individuale. È questa lettura, e non il solo totale della spesa, che dovrebbe orientare le decisioni organizzative.

La scossa necessaria: governare la domanda con nuovi percorsi assistenziali
Finora la politica si è trincerata dietro questo doppio inganno. Chi governa immette sempre più finanziamento nel settore pubblico “rincorrendo” le liste di attesa mentre le opposizioni e i media cavalcano i cinque milioni di cittadini dell’indagine ISTAT che “non si curano” e i 47 miliardi complessivi della spesa privata per gridare allo smantellamento dello Stato sociale. Nel frattempo, alcuni centri di ricerca denunciano il “tradimento degli esperti”: il silenzio di chi dovrebbe interpretare correttamente i dati e invece tollera semplificazioni propagandistiche.

La verità politica è che iniettare risorse a pioggia è una cura palliativa su un corpo malato. Il Servizio Sanitario Nazionale è rimasto fermo alla declinazione dei bisogni di quarant’anni fa, legati prevalentemente alle acuzie mentre la transizione demografica impone risposte a bisogni “ibridi”, a metà tra il sanitario e il sociale, spinti dall’invecchiamento e dalla multicronicità.

A questa esigenza si lega l’opportunità aperta dagli investimenti tecnologici. Il PNRR ha programmato circa 4,05 miliardi di euro per il solo ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero e territoriale. Il punto, ora, è trasformare gli investimenti in un diverso modo di organizzare l’assistenza, senza limitarsi a introdurre nuovi strumenti nei processi esistenti.

La trasformazione tecnologica deve essere accompagnata da un cambiamento culturale e organizzativo: ripensare i percorsi, chiarire ruoli e responsabilità, integrare le informazioni e sviluppare le competenze necessarie. Non basta digitalizzare il modello precedente; occorre riprogettarlo in funzione delle possibilità offerte dalla tecnologia e dei bisogni delle persone.

La richiesta di ulteriori finanziamenti deve quindi essere accompagnata da una verifica del modello che li utilizza: quali capacità sono disponibili, quali possono essere impiegate meglio e quali bisogni restano scoperti. Questo non significa presumere che le risorse siano sufficienti, né rinviare gli interventi urgenti, ma rendere più precisa la valutazione di dove servano fondi aggiuntivi e dove sia necessario, anzitutto, cambiare l’organizzazione.

È indispensabile attuare una profonda riorganizzazione dei percorsi assistenziali, superando la frammentazione attuale attraverso lo sviluppo di reti di prossimità, modelli di medicina d’iniziativa (come le Case e gli Ospedali della Comunità) e una reale presa in carico integrata della cronicità. A questa riforma strutturale si deve associare una migliore e più efficiente riallocazione delle risorse del SSN. I finanziamenti non devono più essere dispersi nel tentativo di inseguire prestazioni inappropriate o frammentate, ma indirizzati rigidamente sulla continuità dei percorsi terapeutici, blindando l’alta tecnologia, i salvavita e il supporto alle grandi fragilità socio-sanitarie. Solo governando la domanda e riallocando i fondi sui percorsi clinico-assistenziali reali si potrà difendere l’equità d’accesso universale, salvando l’anima solidaristica della sanità pubblica ed evitando che l’universalismo si trasformi in una promessa vuota spendibile solo nei talk show.

La fiducia nel Ssn: dal valore riconosciuto alla sicurezza di essere curati
Un ulteriore obiettivo della riorganizzazione deve essere la fiducia del paziente, distinguendo il riconoscimento del valore della sanità pubblica dalla soddisfazione per i servizi e dalla sicurezza di essere assistiti quando necessario. Nello STADA Health Report 2025, un’indagine online su 2.001 intervistati italiani tra 18 e 79 anni, il 55% esprime fiducia nella capacità del sistema di assisterlo in caso di malattia grave, ed il 43% lo considera equo nell’accesso alle cure. Questi risultati non descrivono una sfiducia generalizzata, ma richiamano l’importanza di misurare separatamente le diverse dimensioni del rapporto con il sistema sanitario.

La sfida è rendere la fiducia concreta: sapere a chi rivolgersi, ricevere indicazioni comprensibili, avere un riferimento lungo il percorso e non dover affrontare da soli la complessità organizzativa. Anche su questa esperienza dovrebbe essere valutata la trasformazione del SSN: non soltanto sulla disponibilità di strutture e tecnologie, ma sulla possibilità effettiva di utilizzarle quando se ne ha bisogno.

A cura di
Isabella Mastrobuono
Michele Goia

LINK
• MEFOP – Isabella Mastrobuono, “L’analisi della spesa sanitaria privata out-of-pocket: oltre tre quarti della spesa è per prestazioni escluse dai livelli essenziali di assistenza”, 30 giugno 2026
https://www.mefop.it/blog/blog-mefop/analisi-spesa-sanitaria-privata-out-of-pocket-quarti-spesa-prestazioni-escluse-livelli-essenziali-assistenza
• Quotidiano Sanità – Isabella Mastrobuono, “L’analisi della spesa sanitaria privata out-of-pocket: oltre tre quarti della spesa è per prestazioni escluse dai livelli essenziali di assistenza”, 7luglio 2026
https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/lanalisi-della-spesa-sanitaria-privata-out-of-pocket-oltre-tre-quarti-della-spesa-e-per-prestazioni-escluse-dai-livelli-essenziali-di-assistenza/
• Pagina ISTAT dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana”
https://gino.istat.it/vita/
• Pagina ISTAT dei microdati AVQ, anni 2013-2024
https://www.istat.it/microdati/multiscopo-sulle-famiglie-aspetti-della-vita-quotidiana/
• Metadati ufficiali AVQ 2024 – file ZIP
https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/ISTAT_MFR_AVQ_2024_IT.zip
• Rapporto ISTAT sulla soddisfazione per le condizioni di vita – anno 2024
https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/Report_Soddifazione-dei-cittadini-per-le-condizioni-di-vita_Anno-2024.pdf
• Rapporto annuale ISTAT 2025 – Sintesi
https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/Sintesi-Rapporto-Annuale-2025.pdf
• Rapporto annuale ISTAT 2025 – Capitolo 2
https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/RA-2025-Capitolo-2.pdf
• Rapporto BES 2024 – ISTAT
https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/11/Bes-2024-Ebook-1.pdf
• Eurostat Data Browser: unmet medical needs, tutte le motivazioni
https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/hlth_silc_08/default/table?lang=en
• Eurostat: costo, lista d’attesa o distanza tra le persone che dichiarano un bisogno
https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/hlth_silc_08b/default/table?lang=en
• Eurostat: spiegazione metodologica degli unmet healthcare needs
https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Unmet_health_care_needs_statistics
• Eurostat: metadati e quality report EU-SILC Italia 2024
https://ec.europa.eu/eurostat/cache/metadata/EN/ilc_simsilc_it.htm
• Eurostat: nota sulle barriere economiche, attese e distanza
https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20250820-2
• VIII Rapporto GIMBE sul SSN – comunicato con dati 2024
https://www.aisd.it/component/jdownloads/send/1-root/453-8%C2%B0-rapporto-gimbe-2025-comunicato
• Camera dei deputati – Attuazione della Missione 6 Salute
https://www.camera.it/temiap/allegati/2026/06/05/OCD177-9016.pdf?timeStamp=1790467200020
• Dossier parlamentare sul PNRR – DL n. 19/2026
https://documenti.camera.it/leg19/dossier/pdf/D26019.pdf
• STADA Health Report 2025 – Focus Italia, PDF
https://egstada.it/component/jdownloads/?task=download.send&id=114&catid=2&m=0&Itemid=101
• STADA Health Report 2025 – metodologia internazionale
https://www.stada.com/media/health-reports/stada-health-report-2025

27 Ottobre 2026

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