Il “meticcio istituzionale” della Provincia di Bolzano che elude i concorsi

Il “meticcio istituzionale” della Provincia di Bolzano che elude i concorsi

Il “meticcio istituzionale” della Provincia di Bolzano che elude i concorsi

Mentre si discute di regionalismo asimmetrico, Bolzano dà vita a un ibrido tra sanità e università che consente a docenti universitari di svolgere attività assistenziale senza concorsi pubblici. Un modello definito "meticcio istituzionale" che allenta le garanzie per i cittadini e favorisce logiche di mercato.

Un Paese davvero strano, il nostro, con forze politiche prive di un minimo di coerenza quando si tratta dell’esigibilità dei diritti sociali. Si discute in modo confuso e conflittuale dell’ipotesi di regionalismo asimmetrico, introdotto dal centrosinistra con la revisione costituzionale del 2001 e confermato dal successivo referendum, senza che quasi nessuno tocchi il punto più delicato: il primo comma del medesimo articolo, che attribuisce la specialità a cinque Regioni e, dunque, anche alle Province autonome di Trento e Bolzano.

Ne deriva un paradosso evidente: si grida allo scandalo per l’eventuale attribuzione di un’autonomia legislativa differenziata a tutte le Regioni, dimenticando che il 25% di esse la esercita già da ottant’anni.

Gli esempi negativi accumulati in questi decenni, incidenti su circa il 14% della popolazione nazionale, sono numerosi e mostrano differenze difficilmente conciliabili, soprattutto nel sistema sanitario. Basti pensare alle due Regioni insulari, che presentano una sanità tra le peggiori del Paese, solo di poco migliore di quella calabrese.

Ma il peggio emerge oggi nel settore della collaborazione tra sistema universitario e Servizio sanitario nazionale, lasciata da venticinque anni nelle mani di persone che continuano a occuparsene senza le necessarie competenze, con l’avallo di un Ministero dell’Università e della Ricerca che appare incapace di assumere una direzione chiara.

La Provincia autonoma di Bolzano, il 14 luglio 2025, ha approvato la legge omnibus n. 8/2025, destinata a lasciare un segno profondo, e non positivo, nella storia della tutela della salute dei cittadini altoatesini. Ancora una volta si è scelto lo strumento della legge omnibus per intervenire, forse per timidezza istituzionale, con interventi frammentari sull’organizzazione, la gestione e i servizi del sistema sanitario provinciale. Non una riforma strutturale, dunque, ma un’opera di restauro. E per di più mal concepita.

La legge dichiara di voler rafforzare l’organizzazione del Servizio sanitario provinciale, aggiornando alcune norme sulla gestione dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, con l’obiettivo — così si dice — di rendere il sistema più efficiente e reattivo. A tal fine introduce misure volte a facilitare le assunzioni e la mobilità interna del personale, nel tentativo di contrastare la carenza di medici e operatori sanitari. Interviene inoltre sulla semplificazione amministrativa, anche in materia di autorizzazioni, e pretende di migliorare l’integrazione sociosanitaria.

In realtà, si tratta di un intervento a pezzi, privo del coraggio di una vera riforma. Si continua a incidere su leggi già esistenti, intervenendo soprattutto sulla gestione, senza introdurre alcun riassetto organico.

Il passaggio decisivo riguarda però l’integrazione tra sanità e università. Su questo terreno, la legge mira a rafforzare il collegamento tra il sistema sanitario provinciale — in particolare l’Azienda sanitaria — e il sistema universitario, soprattutto la Libera Università di Bolzano, con l’obiettivo dichiarato di integrare formazione, ricerca e assistenza sanitaria.

Qui la legge n. 8/2025 assume un carattere strutturale e continuativo, prevedendo una collaborazione da perfezionare attraverso accordi quadro più stabili e una programmazione condivisa delle attività. Sul piano pratico, in un territorio che supera di poco i 550 mila abitanti, viene sancita un’integrazione tra attività clinica ospedaliera e formazione universitaria. Si tenta così di emulare il modello delle Aziende ospedaliero-universitarie, nelle quali i medici ospedalieri assumono anche ruoli didattici e studenti e specializzandi svolgono attività pratica nelle medesime strutture. Non solo: la legge intende favorire anche progetti di ricerca clinica e scientifica, attrarre finanziamenti e rendere il contesto più competitivo.

A ben vedere, però, proprio con questa legge omnibus si dà vita nel territorio bolzanino al peggiore ibridismo tra tutela della salute e formazione universitaria. Si crea un meticcio istituzionale e funzionale che mescola didattica e clinica, rafforzando la possibilità che docenti universitari svolgano attività assistenziale nel Servizio sanitario senza passare attraverso concorsi pubblici realmente orientati a verificare la loro idoneità alla pratica clinica.

Sembra un’operazione di marketing strategico, pensata più per rendere Bolzano attrattiva per medici provenienti da altrove che per garantire un assetto rigoroso delle tutele sanitarie ospedaliere.

La chiave di lettura è resa evidente dalla deliberazione della Giunta provinciale di Bolzano-Alto Adige n. 232 del 20 marzo 2026, avente a oggetto l’“Approvazione dell’atto di integrazione delle funzioni universitarie della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con le funzioni assistenziali dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige”. È questo atto a rivelare il vero scopo della legge provinciale n. 8/2025: la volontà, da un lato, della Provincia autonoma di allentare le garanzie sul piano dell’assistenza ospedaliera; dall’altro, del sistema universitario, di esercitare un ruolo di ambulantato formativo finalizzato a produrre ovunque ricavi e a creare ulteriori spazi di sistemazione economica del proprio personale, specie quando esso risulti eccedente.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

08 Aprile 2026

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